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“South Cheyenne Festival” - Exodus - Manduria (TA) - 03/08/2008

Sesta edizione per il South Cheyenne Festival. Anche quest’anno la kermesse è nata con l’intenzione degli organizzatori di unire la passione per il metal e le moto.  La tre giorni metallica, che ha avuto luogo nell’Area Fiere del comune di Manduria, superati i contrattempi, che hanno portato all’annullamento della prima serata, si è svolta regolarmente in una vasta area che avrebbe meritato sicuramente una cornice di pubblico ben più numerosa. L’assenteismo del pubblico metallico agli eventi, che tanta fatica e sacrifici costano agli organizzatori, è risaputa. Ormai si è metallari solo quando ci si scarica comodamente da casa qualche mp3, ma quando c’è da muovere il culo… la musica cambia, e non solo in modo figurato. Se la serata del sabato ha visto sfilare tutta una serie di promettenti compagini (Elegy Of Madness, Mass Murder Machine, Lonny Blaster, Bruise Violet) capeggiate dai  VII Arcano, è sicuramente la serata finale, che vedeva i veterani del thrash made in San Francisco Exodus esibirsi, quella che ha destato il maggiore interesse.

Con un leggero ritardo sul programma la manifestazione inizia con gli Stige. Il death metal di matrice svedese proposto dai pugliesi, pur non suonando originalissimo, comunque dal vivo fa la sua porca figura e nella mezz’oretta a propria disposizione la band soddisfa i pochi presenti .

Il secondo giro tocca ai Sudden Death. I romani hanno presentato sonorità ben più dure rispetto al gruppo che li ha preceduti. Il death\brutal metal di scuola americana ha convinto tutti i presenti lasciando presagire ottime cose nel futuro della band che a breve dovrebbe portare a un nuovo album.
Ero curioso di vedere all’opera i lucani Ecnephias, sicuramente tra le band presenti quella dalla proposta più originale. Infatti se da un lato prettamente stilistico il gruppo può essere ricondotto nel filone black sinfonico, le importanti iniezioni di atmosfere ai limiti del doom e, soprattutto, gli inserti di musica folk lucana, fanno ben sperare in un prossimo approdo a soluzioni sonore del tutto personali. Il gruppo ha dimostrato di reggere in modo più che valido la prova del palco risultando convincente come su disco.

I Neurastenia sono ormai una delle band più interessanti del panorama italico. Il thrash made in USA unito a un look retrò europeo (grandioso il gilet “cornuto” del cantante\chitarrista Neil ) che non può portare alla mente Celtic Frost e vecchi Sodom, fa presa sul pubblico. Il gruppo dal vivo ci sa fare (basti pensare al plateale ingresso con sputo del cantante) e dà l’impressione di divertirsi non poco. Peccato che la loro performance sia durata poco.

Dopo un sound check interminabile è toccato agli Exodus salire sul palco. Per quanto estenuante, l’attesa è stata più che ricompensata dalla band statunitense che va subito al sodo dando in pasto al pubblico “Bonded By Blood”, vero e proprio inno del gruppo.  Gli occhi (e le orecchie) del pubblico erano chiaramente tutti sul “nuovo” (ormai da due album con gli Exodus) singer Rob Dukes. E senza paura di smentite si può affermare che l’imponente singer è stato il protagonista assoluto della serata, non solo per merito della propria ugola, ma soprattutto grazie alla propria abilità nel coinvolgere il pubblico nel mosh più sfrenato (in realtà il buon Rob ha dimostrato di avere anche capacità di tutto rilievo nella nobile arte dello sputo). “Iconoclasm” e “Funeral Hymn” hanno proceduto un terzetto mortale composto da “And Then There Were None”, “A Lesson In Violence” e la mitica “Piranha”. Tre canzoni che da sole valgono la discografia di centinaia di band. Rimarchevole il lavoro alle chitarre di Rick Hunlot e dell’ex Angel Witch e Heaten Lee Altus  (vittima preferita del cantante e che poveretto non poteva far a meno di ridere di gusto per le trovate di Mr Dukes). Altro apice della serata è stata l’esecuzione di “War Is My Shepherd”, momento in cui il pogo ha raggiunto livelli animaleschi. E la notte è continuata sui binari d’ordinaria “tranquillità”, come possono testimoniare le numerose transenne che hanno visto definitivamente assegnato il proprio futuro in una discarica a causa della sopravvenuta inutilizzabilità “da servizio”... La chiusura è spettata a “The Toxic Waltz”, “Strike Of The Beast” e “Shovel Headed Kill Machine”. Uno dei migliori concerti a cui abbia mai assistito! Se gli ultimi due album in studio avevano denotato uno stato di salute più che buono per gli Exodus, la prova dal vivo ha dimostrato che non si entra nella storia per caso…

Lunga vita agli Exodus!

g.f.cassatella


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