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Necrodeath ERANO TORNATI A “PICCHIARE” CON IL PRECEDENTE  MATER OF ALL EVIL, OGGI CONFERMANO LE LORO INTENZIONI CON BLACK AS PITCH. SENZA PRETESE DA ROCK STAR, SOLO UN “PUGNO IN FACCIA”.

PER NOI IL VOCALIST FLEGIAS.

D:
Allora Flegias, come stanno andando in generale le cose per la band (concerti, promozioni, vandite, ecc) alla luce del secondo album dal come-back?

R: Direi che in generale le cose vanno abbastanza bene, anche se non ho dati ufficiali riguardo alle vendite, ci sono comunque dei buoni riscontri per “Black…” da parte del pubblico e questa per noi è la cosa più importante, al di là dei dati di vendita che comunque ti ripeto, non sono a conoscenza.
Quello che posso soltanto dirti di ciò, è che quando mi trovo davanti alla gente ad un concerto, che canta le canzoni di “Black…”, sono completamente soddisfatto perché vuol dire che ho raggiunto il mio scopo.
Le vendite non mi interessano, anche per il motivo che è un lato economico che non influisce sull’attività della band.

D:
Come descriveresti in poche parole e a freddo “Black…” ed il precedente “Mater…”?

R: In poche parole te li posso descrivere così: entrambi violenti ed aggressivi, soprattutto spontanei. Spontanei perché rispecchiano in pieni ciò che siamo: “un pugno in faccia”.

D: Comunque si tratta di due albums che se non usufruivano degli Underground Studios sarebbero risultati inferiori a livello di produzione, giusto?

R: Si, gli Underground Studios sono stati uno step fondamentale. Grazie a Pelle, tecnico dello studio, siamo riusciti ad ottenere quello che avemo in mente, cioè un suono che potesse far esprimere al meglio la nostra proposta musicale. Oggi come oggi rifarei la scelta di registrare lì i nostri due albums (del ritorno), anche perché non ho in mente altri studi di registrazione che potrebbero rendere lo stesso sound.

D: Ho sempre ritenuto fin da “Mater…” che la tua voce fosse il maggior punto di forza per i “nuovi” Necrodeath e “Black…” non fa che confermare questa mia convinzione. Hai dovuto tener conto di più accorgimenti nelle vocals rispetto al precedente album o il tutto è venuto fuori in modo naturale?

R: Beh… innanzitutto, ti ringrazio dei complimenti che mi stai facendo, perché senza falsa modestia, non mi ritengo un cantante a tutti gli effetti e questi giudizi mi fanno molto piacere. Certo è che, se su “Mater…” avevo un po’ di paura ad affrontare le registrazioni, in “Black…” ho affrontato il tutto in maniera molto più naturale. Pelle ha addirittura tagliato tutti i vari effetti, riverberi, proprio perché voleva far uscire la mia voce così com’è ed il risultato, secondo me è ottimo, nonostante una mia iniziale diffidenza alla sua scelta, poiché ritenevo di dover fare un uso maggiore del riverbero per dare più enfasi… In effetti, poi, la musica era talmente “diretta” che ci consigliò di non adottare nessun effetto nelle vocals e su questo e la riuscita di “Black…”, ho dovuto dargli ragione.

D: Ho letto da qualche parte che tu sei sempre stato un fan dei Necrodeath fin dal loro primo demo. Che effetto ti ha fatto agli inizi di ricoprire comunque un ruolo importante nella band?

R: Senz’altro c’è da tener presente che oltre ad essere sempre stato fan dei Necrodeath, sono sempre stato amico di Peso, fin da quando gli ho scritto la prima volta per ricevere il demo di “The Shining Pentagam” e quindi ci siamo sempre tenuti in contatto. Ho accettato assolutamente senza pensare cosa preservasse il futuro, ho accettato perché la cosa mi andava bene, in modo molto spontaneo. E’ stata un’emozione molto spontanea.

D: Senza entrare nei contenuti delle vostre canzoni, varrei chiederti il perché e soprattutto il significato di inserti in latino che appaiono fin da “Into The Macabre”.

R:
In fin dei conti è un omaggio a “Mater Tenebrarum”, uno dei pezzi più conosciuti. Abbiamo voluto continuare questa tradizione di inserire alcuni riferimenti in latino, inerente ovviamente al testo, che possano donare più enfasi nelle parti più evocative della canzone. Ormai è una nostra caratteristica e pensiamo di continuare a usarla anche in futuro.

D: L’outro è davvero spiazzante ed è un ritorno brutale dell’ascoltatore alla triste realtà di tutti i giorni.
Di chi è stata l’idea di questa geniale trovata realistica?


R: L’idea è nata quasi per caso.
Ci è arrivata via e-mail, la lista delle stragi “compiute” dalla Chiesa… la cosa ci ha impressionato abbastanza, nel senso che non è che fosse un segreto tutto ciò, ma, numeri alla mano, ci siamo resi conto che era il caso di poter rendere più pubblico, per quel che ne era possibile, questi dati.
Non ce l’abbiamo a morte con la Chiesa, ma con coloro che sopprimono la libertà e la Chiesa ha dimostrato di comportarsi male nei confronti della libertà nel corso degli anni.
Noi non abbiamo fatto altro che scrivere un “libro nero” riguardo alla politica della Chiesa.

D: Parlando un attimo dell’home video “From Hate…”, l’idea di realizzarlo penso sia stata proprio la tua… Come sono stati i responsi per un video tutto sommato completo, ma piuttosto atipico?

R: L’idea è stata più di Peso che mia. Lui ha richiesto la telecamera in tutte le fasi della registrazione, nei backstage, concerti, ecc, e c’erano delle idee ben precise nella sua testa; io poi l’ho aiutato tecnicamente per il montaggio.
I consensi sono favorevoli e negativi; noi lo abbiamo fatto per far si che la gente potesse scoprire anche aspetti dei Necrodeath al di fuori dell’aspetto live.

D: Una mia curiosità: è da tanto che si parlava della ristampa di “Fragments Of Insanity” da parte della Avantgarde, che guarda caso è uscita in concomitanza di “Black…”.
Hai da dire qualcosa a riguardo?


R: No, non saprei dirti nulla a riguardo, perché non avendo contatti con questa etichetta discografica, non so quale sia stata la sua politica o scelta di mercato. Direi che, comunque sia, contemporanea o no, è una scelta azzeccata a livello commerciale.
L’importante è che il fan possa  riascoltare un album che a distanza di anni, era difficilmente reperibile.

D: So che ti stai occupando di un progetto parallelo con Cadaveria (anche lei ex Opera IX).
Vuoi parlarmene un po’?


R: Il progetto Cadaveria si concretizzerà a metà marzo su Scarlet, tra l’altro nel progetto oltre a me (batteria) e Cadaveria (voce), ci sarà anche John (basso) che rivestirà anche le vesti di produttore in questo album.
Si tratta diciamo di un’evoluzione del precedente gruppo (Opera IX), cercando di trarre da questa esperienza le migliori cose per poter proporre a nostro modo.
Abbiamo cominciato a mandare in giro il promo e i primi responsi sono positivi.

D: Tornando a “Black…” pensate di aver raggiunto con quest’album il vostro apice compositivo o magari pensate di avere le potenzialità per spingervi oltre rimanendo sempre coerenti senza però essere ripetitivi?

R: No! L’apice non pensiamo di averlo mai raggiunto, tanto è vero che se continuiamo a fare albums, è perché pensiamo di poterne fare uno migliore dell’altro.
Il fatto di essere ripetitivi non si pone neanche, perché noi vogliamo essere ripetitivi!!!!!!!!!!!!
Noi vogliamo che il sound dei Necrodeath sia un marchio di fabbrica e non vogliamo che il nostro fan storico o nuovo che sia, non rimanga deluso. Poi fondamentalmente facciamo ciò che ci piace ed il fatto di essere ripetitivi o innovativi non ci importa.
Facciamo ciò che riteniamo all’altezza di fare.

D: Ritengo che “Black…” sia un disco di rara bellezza e mi riesce oggi difficile immaginare come sarà il prossimo. Avete già un’idea a riguardo o è un discorso un po’ prematuro?

R: Ovviamente è un po’ prematuro il discorso; stanno nascendo delle idee, ci sono già dei titoli, abbiamo qualche riff, ma da qui a dirti quale sarà il titolo del prossimo album o verso che direzione si muoverà, è un po’ difficile.
L’unica certezza è che vogliamo farlo migliore di “Black…” e matenere il sound classico dei Necrodeath.
Se non raggiungessimo questo scopo… ci “fermiamo”…

D: Quali sono i vostri “movimenti” più imminenti?


R: I movimenti più imminenti sono chiuderci in sala prove, fare un disco che sia all’altezza di “Mater…” e “Black…”, magari un gradino superiore e senza deludere le aspettative dei fans, come dicevo prima; per il resto, suonare ancora dal vivo, incontrare gente come te e continuare questo rapporto sincero con il fan.
Questa è la cosa più importante per noi. Il business viene dopo!!!!!!!!!!!!!!

R




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