:: INTERVISTA A MARIO
“THE BLACK” DI DONATO
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Direi di cominciare col chiederti dei contenuti lirici di queste due nuove
opere.
Come tua consuetudine ci hai proposto dei concept album…
“Peccatis Nostris” non è altro che la lettura dei “sette vizi capitali”
visti da me con molta ironia, accostabili senza ombra di dubbio alle tragedie
umane che sinceramente in questo ultimo periodo si accavallano in ogni lato
del mondo con sfaccettature veramente insostenibili e vomitevoli!!! “Capistrani
Pugnator” invece riscopre il misterioso fascino del “Guerriero di Capestrano”,
statua calcarea del VI sec. A.C. dai lineamenti anatomici davvero sbalorditivi
che fanno pensare alla gloria, ai combattimenti e alle battaglie che “il
guerriero” sicuramente aveva vissuto nella sua ombrosa e aspera terra dell’antico
Abruzzo.
Quale ragione ha portato entrambi ad essere pubblicati nello stesso periodo?
Le pubblicazioni dei due album è avvenuta in contemporanea per dar modo
a “Capistrani Pugnator”, già ormai pronto da due anni, di essere finalmente
pubblicato. “Peccatis Nostris” comunque si distacca molto, almeno musicalmente,
dal “guerriero”; questo ultimo infatti è più “doom” di “Capistrani Pugnator”
che invece viaggia su strade più epiche, popolari e con risvolti più solenni
come una vera “opera rock”, concepita solamente e volutamente per esaltare
la figura di questa enigmatica opera d’arte ritrovata a Capestrano nella
mia terra d’Abruzzo. I due lavori racchiusi in un unico cd (e in due vinili
separati) “fortificano” a mio avviso quello che in definitiva è il presente
ed il futuro di The Black, soprattutto in questo ultimo periodo dove la
mia vena compositiva mi suggerisce in continuazione tematiche simili a “Peccatis
Nostris” e “Capistrani Pugnator”.
A differenza del precedente “Golgotha”, dove vi era un aspetto più “sperimentale”
di The Black, questa volta hai voluto sottolineare maggiormente il lato
più opprimente ed essenziale del doom (Peccatis Nostris) per poi quindi
addentrarti in una ricercatezza stilistica dalle molteplici sfaccettature
(Capistrani Pugnator), il tutto portato ad una elevata qualità compositiva.
Ma come possiamo reputare oggi, secondo te, questo tuo ritorno?
Ambizioso, l’inizio di un nuovo ciclo, un punto d’arrivo della tua carriera
musicale o cos’altro? Sicuramente la fase sperimentale di The Black
si è conclusa con “Golgotha” e come avevo già annunciato tempo fa, tutti
i futuri lavori saranno molto doom/dark e rigorosamente cantati in latino.
Le tematiche saranno attentamente valutate perché la mia creatività è infinita,
ma alla fine la passione per l’arte ha sempre il sopravvento; non a caso
il futuro album si chiamerà “Gorgoni”, ispirato alla mitologia greca. Posso
anticipare che le composizioni sono molto più complesse di “Peccatis Nostris”
ma alla base di tutto aleggia un ricorrente sapore di epic/doom molto suggestivo
che conferma ormai una posizione e una scelta che si esaurirà solo alla
fine della storia “The Black”.
Penso che per quanto riguarda la produzione, sia stato fatto un grosso
ed importante passo in avanti.
Quali fattori hanno inciso questa volta per tale risultato raggiunto?
Soprattutto il cambio di casa di registrazione. La Bess Records ha rinnovato
tutta la strumentazione e questo ha fatto finalmente giustizia su una produzione
precedente altamente inferiore e penalizzata da un altro studio di registrazione
non all’altezza, con un mixaggio finale veramente disastroso, soprattutto
per la batteria di Gianluca Bracciale (vedi Apocalipsys).
Se
non sbaglio anche per ciò che concerne la promozione (tra distribuzione
ed attività live) le cose si prospettano alquanto bene…
La promozione della Black Widow è esemplare (Grecia, Germania, Giappone,
Belgio, Norvegia, Francia, Italia, Danimarca, Ungheria, Romania, Russia,
ecc.). essa cura molto la pubblicità e la distribuzione a livello internazionale:
The Black è presente sul catalogo generale della CM-USA Century Media stampato
in cinquantamila copie e sul catalogo Hellion (Germania) stampato in diecimila
copie e soprattutto le decine di interviste sulle testate migliori. Ma i
live ad alto livello come il Gods Of Metal, il Rock Hard Festival in Germania
o l’Open Air Summer dove desidererei suonare, sono solo fantasie. Questa
situazione mi manda veramente in bestia visto che tutti gli anni si ripete
la stessa storia, e le promesse sono solo fumo. Sono stufo di suonare in
situazioni che a volte nemmeno ci riguardano. La mia lunga carriera chiede
sempre di più!!!
Su “Capistrani Pugnator” ho trovato un po’ discutibile il breve strumentale
d’apertura (Kardiophilax) per via dell’uso della “tecnologia” a mio parere
fuori contesto.
Puoi parlarcene un po’?
“Kardiophilax” è un pezzo intro concepito per un’apertura pesante che riflette
la potenza di questo guerriero con un cuore che batte come un martello di
ferro in moto anche sotto il “copricuore a disco”. La tecnologia a volte
si usa appunto per questi casi che vogliono rendere la musica quasi “visiva”
e uscire fuori dagli schemi usuali. Le macchine a mio avviso non guastano
la resa sonora del pezzo, anzi possono impreziosirlo restando però legati
soprattutto ad un suono personale e deciso, che non compromette assolutamente
le caratteristiche personali della band. Mi sembra giusto affermare che
tu sia portavoce di uno stile non proprio “commerciale” e quindi ristretto
solo ad una ristretta cerchia di persone.
Ma saresti in grado di fornire un identikit dell’ascoltatore tipo di
The Black?
Certo che The Black non ha un suono facile e di immediata assimilazione,
quindi chi ci ascolta va alla ricerca di sfumature, di idee e di sensazioni
strane, che possono ricordare un film o una parentesi di vita, o una sensazione
più profonda collegata direttamente con l’inconscio e con l’anima, dove
tutto diventa fantasia, dove il racconto fa da padrone e la storia e l’arte
si ricompongono. Il cantato in latino come ho potuto notare ha un grosso
fascino sulla gente e questo è un grosso vantaggio. I nostri fans sono di
tutti i ceti sociali perché noi uniamo alla cultura, la macchina inarrestabile
del “rock duro” che sempre di più si fa spazio nell’oscuro mondo di The
Black, specialmente dal vivo.
Come nasce un disco di The Black?
Il mio stretto rapporto con l’arte mi fornisce infinite idee da sfruttare
anche nella musica. Non è difficile infatti che appena finito un quadro
possa nascere un pezzo o un disco di The Black. Da un’idea e una sola composizione,
a volte scrivo un intero album, con musica e testi che vengono sviluppati
dopo molte prove insieme al “motore” dei The Black, ossia Enio Nicolini
e Gianluca Bracciale.
Quale profilo si può dare al The Black che vediamo suonare sul palco,
a quello che dipinge e quello che affronta le vicende di tutti i giorni?
Il The Black visto sul palco è un “Grande Black” (presto uscirà anche un
fumetto di Alessandro Di Martino su: “Non Dire Mai The Black”) e difficilmente
gli si può assomigliare nella vita di tutti i giorni…magari!!! Il The Black
musicista accusa e denuncia le ingiustizie umane e le vicende di anime perdute
e corrotte di questa terra impazzita ed il Mario Di Donato pittore l’affianca
con l’arte, facendo rivivere su tela mille situazioni immaginarie dove l’uomo
si mischia con la fantasia e l’impossibile. Tutta la vita appare come un
grande teatro dove si muovono figure di un altro mondo ed esseri strani
che ognuno di noi almeno una volta ha immaginato o sognato.
Com’è nata la passione per la pittura e per la musica?
Non è mai nata, l’ho sempre avuta dal primo giorno che ho visto la luce.
In effetti l’arte in genere è un qualcosa che fa parte di te stesso e si
mostra man mano che la mente raggiunge una maturità adeguata per sviluppare
le idee nel miglior dei modi. Alla prima elementare la maestra supplente
non credeva che quei disegni fossero miei…e mandò poi a chiamare mio padre…
A quattordici anni non suonavo ancora la chitarra ma riuscii a “suonare”
insieme a un amico una canzone di cui non conoscevo nemmeno un accordo…
ha, ha, ha!!!
Quanto tempo riesci a dedicarti per queste due arti?
Attualmente circa otto ore al giorno! Tra quadri da dipingere, mostre, collegamenti
con critici e galleristi, posto prove e corrispondenza…il giorno è andato!!!
Qual è il tuo background musicale e poi, ti capita di ascoltare cose
nuove?
Ascolto di tutto, la musica è universale e le note sono sempre le stesse!
L’atmosfera e gli arrangiamenti cambiano tutto e ti fanno diventare un sostenitore
di “quel genere”. Spesso cerco di captare ciò che mi piace anche da canzoni
popolari o pezzi di musica classica. Ritornando al genere che preferisco,
logicamente ascolto volentieri tutti quei gruppi che hanno un’espressione
dark/doom metal o stoner.
In questi anni di reunion, a volte anche inaspettate, potrebbe essere
lecito o pura fantasia aspettarsi un ritorno dei Requiem?
I “GRANDI REQUIEM” è un capitolo chiuso anche perché ritornare al cantato
in inglese per me in questo momento non avrebbe alcun senso. Nel 2005 con
gli amici Requiem festeggeremo venti anni dalla nostra prima unione. E’
probabile che possa uscire sul mercato un cd che dia ancora gloria a una
formazione da me costruita minuziosamente e che in questi lunghi anni non
ha mai smesso di influenzare con il suo “Metal Mentis” decine di formazioni
internazionali.
Sicuramente hai potuto vedere The Passion, il film di Mel Gibson che
ha alimentato polemiche dividendo l’opinione pubblica.
Che idea ti sei fatto di quel film?
The Passion è un film durissimo, vero, che non concede molti spazi alla
fantasia e a falsi pudori. Due ore di sofferenza degli spettatori sotto
il costante e sanguinoso martirio del Cristo; un Cristo sofferente, umano,
che sente dolore quando le carni vengono trafitte dagli uncini e dalle fruste
borchiate. Certo, Mel Gibson ha sentito molto la flagellazione di Gesù e
quando tutto è compiuto e il corpo del Cristo “si ferma” sulla croce, magicamente
come in una “trasfigurazione” le telecamere si alzano in volo e riprendono
la scena del “Golgotha” dall’alto…quello è un momento grandioso, unico,
dove noi tutti ci siamo chiesti: “dove eravamo in questi duemila anni? E
come abbiamo fatto a dimenticare tutto ciò?” Mel Gibson “lanciato” con The
Passion un appello ben definito e chiaro, ossia, valutiamo tutti e recuperiamo
la spiritualità che forse si è persa.
Qual è il tuo rapporto con la chiesa cattolica?
Sono un credente. Dio per me è la nostra guida sulla terra, è la speranza
di poterci far rincontrare dopo che ognuno di noi avrà lasciato il suo corpo
su questa terra ostile; ma l’anima vivrà e la speranza di una nuova vita
mi rianima un po’.
Prima di concludere, volevo chiederti qualcosa di più riguardo al fumetto
di cui sei protagonista…
Spero che il fumetto su The Black molto presto possa essere pubblicato.
L’autore Alessandro Di Martino, che vive a Milano, ha immaginato Mario “The
Black” Di Donato come un giustiziere, un duro, che per sconfiggere tutti
i soprusi umani, mangia un “colore nero” e come per incanto avviene una
trasformazione di “Superman Black”!!!
Non dico altro…
R
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