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:: INTERVISTA AI TRISKELIS

Sergio Vinci è ormai di casa tra le nostre pagine, e non molto tempo fa avevamo avuto occasione di fare quattro chiacchiere sul disco di esordio dei suoi Oigres. Eccolo di nuovo tra noi, a parlare della sua nuova creatura Triskelis, un progetto molto particolare di cui non potevamo non occuparci...

Ciao Sergio, bentornato tra le nostre pagine virtuali... con questo nuovo progetto. Vuoi parlarci della genesi dei Triskelis?
Ciao e un immenso grazie per questa opportunità che mi date per parlare di Triskelis! Allora, come alcuni sapranno, da circa venti anni registro vari strumenti per la mia creatura principale Lilyum, che è temporaneamente in stand by (ma non solo, vedi ad esempio Byblis e altri). Successivamente, proprio parlando di tempi recenti, ho inciso il primo album di Oigres, progetto nel quale mi cimento anche alla voce. Da quando faccio musica ho sempre desiderato esprimermi, più che esibirmi o fare cover. Sin dalle prime botte sulla batteria o i primi accordi di chitarra, ho sempre cercato di comporre cose mie, anche se quando ero un ragazzino le cover per iniziare non mancarono...
Ma ritornando ai giorni nostri, e in special modo a Triskelis, posso dire che la quarantena ha giocato un ruolo importante per farmi tornare a fare musica. Inizialmente volevo dare un seguito al debutto di Oigres, ma con la quarantena non avrei potuto concludere il lavoro al meglio con le voci e un mix adatto fatto in studio, in quanto quell'album ha delle sonorità che, per quanto possano sembrare semplici, sono invece molto elaborate. In poche parole, ciò che senti in quel disco è scarno ma molto lavorato, affinché suonasse allo stesso tempo potente e chiaro. Resomi conto di tutti questi limiti legati a spostamenti e studi di registrazione chiusi (sebbene mi sarebbero serviti solo per le voci e poco altro), non ho perso tempo e ho registrato l'album di Triskelis e un altro album di un altro progetto, ma di quest'ultimo non posso dare anticipazioni. Per Triskelis volevo quindi realizzare qualcosa che rendesse omaggio al basso, uno strumento spesso sottovalutato o relegato a strumento di accompagnamento. Io volevo metterlo in risalto e cucirgli addosso un sound tutto suo. Ho lavorato molto sulle distorsioni del basso e tanto sugli arrangiamenti.
Talvolta mi è venuto in mente di usare una chitarra, anche solo per degli assoli o arrangiamenti, ma ho voluto che anche questi fossero affidati al basso. Una volta finito il disco, tutto suonava bene ma mancava qualcosa che potesse rendere il sound freddo, cinico e oscuro, quindi in linea con certo post metal, post punk e new wave. Mi sono ricordato che avevo una tastiera a casa che avevo preso in un mercatino dell'usato per 40 euro. Ho smanettato un po' sui vari suoni e ho aggiunto le parti di tastiera dove servivano. Ecco Triskelis!

Personalmente non ho potuto fare a meno di collegare il monicker alla Trinacria, complice la simbologia evocata dalla copertina. C'è una connessione o no? Cosa c'è di "circolare" in "Orior"?
No, la Sicilia non c'entra nulla, sebbene mio padre sia siciliano. C'entra il simbolo, il trischele, che ha più volte nel tempo variato forma e in parte interpretazione, e che ha in sé un significato almeno duplice, e questo continua il mio discorso di ricerca di equilibrio che credo stia sempre nella via di mezzo tra poli opposti. Ecco qui alcuni cenni bibliografici, ma quelli che mi interessano sono gli unici che riporterò qui di seguito, e spiegano in parte la circolarità, come la chiami tu, perché tutto si ripete in queste interpretazioni, o tutto si interseca come in un vortice: “Passato, Presente e Futuro riuniti al centro in un unico Grande Eterno Ciclo chiamato Continuo Infinito Presente dove tutto può coesistere. Il Continuo Infinito Presente ci fa capire come durante la festa di Samhain, i Celti potessero incontrare gli antenati defunti, ma anche i discendenti non ancora nati. In quel giorno i tre tempi si riuniscono, così come nel Triskele le spirali si riuniscono in un unico punto centrale.
Triplice manifestazione nell’uomo: dal corpo e spirito, ma anche come azione, sentimento, pensiero e le tre età, infanzia, maturità, vecchiaia".

Sei da sempre un polistrumentista. Come nasce l'idea di esplorare le potenzialità del basso?
Forse perché il mio primo strumento è la batteria e il basso nasce come, ma non è solo, uno strumento ritmico. Proprio il fatto che non sia solo uno strumento ritmico, secondo me, ha giocato un ruolo fondamentale nell'affidare un intero lavoro quasi interamente al basso. Sono consapevole che è il primo atto di una sperimentazione e che non tutto è venuto fuori perfettamente, ma su otto canzoni ne conto almeno quattro di grande impatto, e non ci sono chitarre, voci e batteria suonata.
Non era facile, credimi, soprattutto perché non sono un bassista in senso stretto. Cercavo anche un suono baritonale e asciutto, quindi il basso era un'idea che mi circolava in testa, che è diventata realtà perché man mano che registravo mi piaceva sempre di più quello che stava uscendo fuori. E poi io sono curioso di natura musicalmente, e mi piacciono le sfide, quindi ecco tutto. Singolare è che ascoltando io l'album, non senta la mancanza di nulla, forse perché solo io posso capire cosa volevo dire esattamente, ahahahah!

Una domanda che mi pongo sempre quando ascolto progetti come il tuo è "come suonerebbero con la chitarra?"; il processo di composizione va per esclusione o tende a seguire coordinate per quanto possibile slegate dall'idea della sei corde?
Va per esclusione e inclusione allo stesso tempo. Fissarmi sul basso (esclusione del resto) ha fatto in modo che io arrangiassi e doppiassi tanti riff con arrangiamenti di basso (inclusione di vari strati di riff di basso), e non con le solite chitarre effettate, che ti rendono la vita molto più semplice. Il suono più "aperto" e semplice della chitarra è una scorciatoia.
Ci vuole coraggio a fare un disco come "Orior". Non dico bravura, non sono io a doverlo dire, ma solo coraggio. Sai già che alcuni non lo capiranno, ma tu lo capisci e va bene così perché hai vinto una tra le sfide più importanti, ovvero quella con te stesso, ovvero di non farti tentare dalla solita chitarra o voce che facilitano le cose. Volevo che il disco suonasse come un progetto di basso, ma nel quale non si sentisse la mancanza della chitarra.
Ripeto però che il suono era nella mia testa, quindi non mi sono posto nemmeno la domanda su come potesse suonare con la chitarra. Ma credo bene anche in quel caso, seppur molto diverso come feeling e risultato finale. Semplicemente, sarebbe stato un altro disco, e non necessariamente migliore, ma forse più "facile" da ascoltare.

Siamo dinanzi a un disco completamente strumentale, con i titoli delle tracce scritti in numeri romani. C'è una motivazione precisa dietro questa scelta? E soprattutto... che significa "Orior"?
Dal latino: "orior = oriri: Verbo regolare, forma: deponente. Traduzione: nascere, cominciare". Un nuovo inizio insomma, anche una rinascita dopo un lungo periodo negativo. È una parola che voleva essere quasi un pronostico, è lo è stato per certi versi, in tempi non sospetti. Non nascondo che è legato in gran parte al periodo del Covid 19, che ha un po' resettato tutto, e quindi ci ha costretti a un nuovo inizio, o anche a morire su larga scala (lavoro, pensiero) e rinascere (meglio? Non credo). Infine, Triskelis è di fatto una cosa nuova in tutto. I titoli vanno da "C" al numero romano "XIX". Sta per C19, ovvero Covid 19. Inizia e finisce, come tutto, anche questo. Molto è legato a questo accadimento, ma spiegare tutti i miei calcoli sarebbe come entrare nella mente del matematico schizofrenico John Nash, magistralmente interpretato da Russell Crowe in "A beutiful Mind". Però io ho solo un millesimo del suo genio. Tranquilli, non mi prendo meriti che non ho, ma che abbia una mente complessa anche io è fuor di dubbio. E non continuo a parlare di ciò per ragioni personali.

Immagino che il periodo di lockdown abbia influenzato da vicino il processo creativo. Cosa puoi dire in merito?
Paradossalmente stavo bene durante il lockdown, ho pensato che come padre e marito avessi il dovere di tenere in alto il morale della mia famiglia. E ci sono riuscito un po', credo. Ma a furia di tenere dentro la frustrazione e l'incazzatura, verso maggio ho avuto un crollo psicofisico, e non era preventivato... Purtroppo lo stress agisce in mille modi e coi suoi tempi, e io ne sono stato vittima. Ma non sono mai stato vittima dei mass media in quel periodo. Ho sempre capito che il virus era in giro e pericoloso, ma la mia rabbia e frustrazione erano legati alla paura di perdere il lavoro o altre cose a livello famigliare. Non ho mai temuto in sé e per sé il virus, perché per quanto mi riguarda la morte è una cosa che metto in conto ogni momento, ma ho sempre pensato fosse ingiustificato tutto l'allarmismo creato intorno al virus.
Ora, secondo i "dati ufficiali" abbiamo oltre 500.000 morti, e siamo nel globo quasi 9 miliardi di persone. Per come la vedo io, anche se i morti fossero 5 milioni o più, sarebbe una percentuale ridicola per far chiudere tutto a miliardi di persone. Stanno creando un danno economico e psicologico senza precedenti, che in confronto il coronavirus è una passeggiata. Scusate, non credo sia cinismo, ma solo tenere a bada l'emotività e scegliere quale possa essere il male minore. In Italia, almeno secondo i dati ufficiali, siamo a 40.000 decessi scarsi, per arrivare all'1% dei decessi ne mancano ancora più di 600.000. Per te è sensato far morire di fame milioni di persone in base a questi dati?

A questo punto non posso evitare di chiederti chi sono i tuoi bassisti preferiti. Fai pure una carrellata...
Lemmy Kilmister per il suo stile essenziale e non convenzionalmente da bassista. Era un bassista solido e con pochi fronzoli, quasi scarno, riduceva il suo lavoro all'osso, e io apprezzo chi fa dell'essenzialità una ragione di vita. Poi mi piace tanto il nuovo album di Enio Nicolini and The Otron, intitolato "Cyberstorm", e anche lui è geniale sia negli effetti che applica al suo basso e al modo in cui riesce a costruire belle canzoni ed atmosfere intorno a questo strumento. Poi mi piacciono molti bassisti rock e punk, come Mike Dirnt dei Green Day o Krist Novoselic dei Nirvana, o anche l'immortale Danny Lilker dei Nuclear Assault/Brutal Truth/SOD, anche lui un vero pioniere. Ne dimentico tanti, ma in questi troverai l'essenza principale di ciò che mi piace: distorsione, plettro e personalità.

Come sta andando la ricezione di "Orior"? Pensavi a particolari iniziative in futuro?
Non saprei... dopo quasi tre mesi le recensioni latitano ad arrivare, ma posso capire; non è facile assegnare un disco così, non prettamente metal e molto particolare, inclassificabile. Non puoi assegnarlo ad un redattore mediamente metallaro e mediamente fan di Arch Enemy o Gamma Ray! Vedremo un po', spero che altri lo recensiranno, bene o male.
Iniziative?
Sto lavorando al nuovo album, sto sperimentando con nuove distorsioni e nuovi stili, e spero al più presto di far uscire un secondo album, magari più "rifinito" e messo a fuoco. Forse farò un videoclip per un brano tratto da questo primo album "Orior", ma devo ancora scegliere una traccia e capire come realizzare il tutto, soprattutto!

Una domanda più in generale sui tuoi progetti: se dovessi decidere di portarne uno dal vivo, quale sceglieresti in prima battuta e perché?
Oigres, perché come cantante metal e hardcore credo che in Italia ho pochi rivali. In secondo luogo Lilyum, ma per un massimo di 4-5 show celebrativi per la fine dell'attività. Coi Lilyum ho realizzato 7 album, e credo che ci sarebbe una bella atmosfera dal vivo, anche perché è il progetto che ha raccolto più consensi di quelli che ho realizzato. Credo che anche Triskelis farebbe una bella figura, ma solo con due bassi distorti e un volume mostruoso. Ma sono solo discorsi, sono un po' allergico ai palchi, sebbene non li abbia calcati così male in passato, soprattutto come cantante.

OK, siamo alla fine: le ultime parole sono per te!
Grazie mille a voi ragazzi, ormai sono di casa qui, anche se con diversi progetti, quindi è sempre come fosse la prima volta... Invito chiunque ad ascoltare "Orior" e cercare di capirne le tante chiavi di lettura e cercare di smascherarlo senza fretta dopo ogni ascolto.
Solo così potrete, forse, apprezzarlo. Ecco il link dove ascoltare l'album intero e la mia pagina facebook: - TRISKELIS "orior" streaming:
https://www.youtube.com/watch?v=LE8qn8QQpu4


- TRISKELIS - pagina Facebook:
https://www.facebook.com/triskelisbassproject/
"Un giorno o l'altro verrà un altro diluvio universale e ripulirà le strade una volta per sempre" (Cit. Travis Bickle, "Taxi Driver")... Au revoir.

Francesco Faniello

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