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:: Intervista agli Ibridoma

Gli Ibridoma sono un'istituzione del metal marchigiano, oltre che una vecchia conoscenza qui a Raw & Wild sin dai tempi del loro EP “Page 26”, uscito nel 2008. Ecco il resoconto della chiacchierata con la band, in particolare con il cantante Christian Bartolacci e il chitarrista Marco Vitali.

Ciao ragazzi, e benvenuti tra le pagine virtuali di Raw & Wild. Inizierei con una breve storia della band, per chi ancora non vi conoscesse...
Ciao a tutti, noi siamo gli Ibridoma, una band heavy metal nata nel 2001 da un'idea di Alessandro Morroni, grande fan del genere, che chiama a raccolta i suoi amici Christian Bartolacci, Lorenzo Petrini, Simone Mogetta e Pietro Alessandrini ed iniziano a buttar su testi e riff pubblicando nel 2005 l'EP “Lady of darkness”. Nell'arco degli anni la band ha subito vari cambi di line-up che hanno influito ovviamente nella stesura dei pezzi, spaziando dal heavy classico fino a qualche accenno di metal core, arrivando fino alla stesura del nuovo album “City of ruins" con la formazione ormai affermata di Alessandro alla batteria, Christian alla voce, Leonardo Ciccarelli al basso, Marco Vitali alla chitarra solista e Sebastiano Ciccalè alla chitarra ritmica.

Nella mia recensione di “City Of Ruins” ponevo l'accento su una graduale evoluzione degli Ibridoma dal pur robusto metallo dei primi lavori verso coordinate thrash e US power. Siete d'accordo? Cosa ha determinato simili scelte stilistiche?
Indubbiamente la band si è evoluta spaziando per vari stili grazie alle influenze dei membri subentrati. Marco e Leonardo che venivano dalla band death Antagonism e Sebastiano originariamente membro della band Jackstraw e poi anche dei Time for Vultures. Ognuno ha portato il proprio bagaglio culturale che ovviamente ha alterato quello che era il puro heavy metal degli Ibridoma originari in ciò che potete ascoltare nei nostri ultimi lavori.

A proposito di stile, nel tempo mi sono accorto della condivisione di un elemento chiave come il singer Christian Bartolacci tra voi e lo storico combo heavy metal Scala Mercalli. Dunque, una domanda per Christian: come riesci a gestire le due realtà? Riesci a colmare tutte le tue aspirazioni stilistiche dietro il microfono di Ibridoma e Scala Mercalli, o dobbiamo aspettarci qualche altro progettino in futuro?
(Christian) Le mie band sono la mia vita, musicalmente parlando: negli anni ho partecipato a spettacoli di musical; ho semplicemente suonato la chitarra come sottofondo; ho partecipato a spettacoli di vario tipo. Con impegno sempre un passo indietro alle mie band, lì già suono quello che più mi piace, forse tra molti anni se la voce regge proverò una cover band, ma per adesso sono felice così.

Mi pare sia in preparazione un nuovo video: potete dirci di più?
Di recente abbiamo finito le riprese del video che questa volta è diretto da Alessandro Moglie, e dovrebbe vedere la luce per la fine del mese salvo imprevisti.

La dimensione testuale è sempre stata un punto cardine della band, con tematiche di denuncia come quelle di “Goodbye Nation”, di tributo alla propria terra martoriata (è il caso dell'intero “City of Ruins”), o ancora su argomenti “scottanti” come quello affrontato su “Chemtrails”. C'è un filo conduttore che lega i vostri testi? E qual è il “messaggio” caro agli Ibridoma?
I nostri testi vengono da quello che sentiamo verso il nostro paese, la nostra terra e la società che ci circonda. Nonostante la situazione attuale siamo felici e orgogliosi di essere italiani e di riuscire a vivere nella nostra terra d'origine. Ovviamente non critichiamo chi decide di trasferirsi all'estero, ma ovviamente ci dispiace se questa scelta sia basata esclusivamente sulla sopravvivenza a causa delle possibilità che il nostro paese offre adesso.

Il vostro penultimo disco si chiama “December” e qui premetto di essere sempre stato incuriosito dalle scelte dei mesi come titoli di brani o addirittura di interi album. Nel vostro caso, a cosa si deve questa scelta?
Voleva essere la tematica più importante dell’album, per cui December rappresenta la fine della vita su questa Terra che stiamo avvelenando in ogni modo. December come la fine dell’anno è la fine di un ciclo, quello umano, una tematica che purtroppo è sempre attuale.

Continuando a scavare nel passato (ma è adesso che ho l'occasione di togliermi tutte le curiosità, no?), mi viene in mente l'avvicendarsi di vari ospiti dietro al microfono su “Goodbye Nation”, con nomi come Ralf Scheepers e Fabio Lione. Personalmente non sono più molto attratto dai camei illustri, ma mi chiedo.... come è nata l'idea? Come è stato lavorare con loro? Avete un sogno per il futuro, da questo punto di vista?
La collaborazione con Scheepers è nata dal fatto che cercavamo una voce più graffiante per il nostro pezzo “My dying queen" e tra le opzioni possibili Ralf ci è sembrato il più adeguato, con Lione ne abbiamo approfittato avendo avuto modo di conoscerlo durante le date in cui abbiamo supportato i Rhapsody of Fire. Ovviamente lavorare con loro è stato fantastico e si sono mostrati disponibilissimi alla collaborazione. Dopo di loro abbiamo avuto modo di collaborare con Blaze Bayley e Paul Di Anno, e in quanto fan degli Iron Maiden speriamo in un futuro di chiudere la tripletta con Bruce Dickinson.

Siete orgogliosamente marchigiani, provenite dalla terra che ha dato i natali a un nome importantissimo come i Death SS e di converso ai Violet Theatre, insieme a tutti i progetti del buon Paul Chain. Al di là dei succitati capisaldi, com'è la scena oggi?
La scena odierna è abbastanza preoccupante: abbiamo una rosa di gruppi decisamente invidiabile, che però è inversamente proporzionale ai locali che fanno suonare band dal vivo, in particolare rock e metal, ormai si punta tutto su tributi o cover.

Sono da sempre convinto dell'influenza del posto in cui si opera sulla propria musica. Se vi cito alcuni “corregionali” come Eversor, Affluente, Furious Barking... trovate affinità? Quanto peso hanno le Marche nella musica degli Ibridoma?
Beh, indubbiamente ci troviamo tutti sulla stessa barca, chi più e chi meno, dal canto nostro facciamo il possibile per poter collaborare con più gruppi possibile in modo da migliorare la visibilità di tutti i gruppi e la resa del locale ospitante.

Non vorrei sbagliarmi, ma mi sembra di ricordare il coinvolgimento di alcuni di voi nell'operato della SG Records. Che mi dite di quell'esperienza?
(Marco) sì, ho collaborato con questa realtà per diversi anni. È stata una esperienza che mi ha arricchito. Ho conosciuto moltissimi musicisti validi e diverse band che non avevo mai sentito. C’è sempre da imparare.

Lo chiedo spesso, alle band con cui mi rapporto: c'è ancora la necessità della “stampa specializzata” nel panorama musicale italiano? Con il proliferare di webzine, il rischio è ovviamente quello di abbassare la qualità – conosciamo tutti la realtà fatta di interviste tutte uguali, recensioni scritte un po' maluccio e dopo aver malapena ascoltato una mezza volta il disco, ecc... La figura del recensore è destinata davvero a scomparire?
Le webzine dovrebbero essere la naturale evoluzione delle riviste specializzate, il problema è che spesso vengono avviate da persone semplicemente appassionate, premettendo che non c'è nulla di male in questo, ma tra chi lo fa a questi livelli e chi lo fa da anni per professione e con un bagaglio culturale molto più specializzato non viene fatta differenza, venendo tutti etichettati sotto lo stesso appellativo.

“Arcobaleno”, “Di nuovo inverno”: la passione per la melodia vi accompagna da sempre. C'è qualche influenza “insospettabile” dietro le vostre ballad?
Si sa, i metallari sotto sotto sono dei teneroni, ahahah. Scherzi a parte, abbiamo sempre messo ballad nei nostri album, sia per variare l'andamento ritmico del disco, sia perché sentivamo personalmente di dover inserire dei pezzi del genere.

Una domanda per Marco: Puff Purple, Los Talker... ma quanti progetti hai? Sono ancora attivi? A margine, quali sono le influenze principali tue e di Sebastiano?
I Puff Purple in cui suonavano anche Leo e Seba purtroppo non ci sono più. La formazione andava alla grande poi sono sopraggiunti problemi personali e molti di noi hanno lasciato. Per vivere di musica ahimè devo avere e collaborare con molte formazioni anche molto diverse tra loro. Fa parte dei giochi. Io rispetto a Sebastiano sono più old school se vogliamo. Lui segue molto più il filone metalcore e moderno. Però ci completiamo benone!

Metal italiano: in che direzione stiamo andando? Sono ormai vent'anni che ci siamo scrollati di dosso certi pregiudizi a livello internazionale, ma è davvero così? Tra quelli che sventolano il tricolore, quali sono i gruppi validi del passato, del presente e del futuro secondo gli Ibridoma?
Ci sono moltissime band valide ma la scena fatica ad affermarsi. Siamo di base troppo invidiosi delle band che fanno il salto e spariamo a zero su tutti quelli che arrivano un pelo più avanti. È una cosa che non abbiamo mai sopportato. Voglio citarti le prime tre band marchigiane che mi vengono in mente. Band validissime che non sono riuscite ad emergere pur meritandoselo: The Dogma, Centvrion, Crysalys.

Ok, l'intervista volge al termine... le ultime parole sono per voi!
Ringraziamo tutti coloro che hanno letto quest'intervista, tutto lo staff di Raw e Wild per lo spazio ed il tempo concessoci ed invitiamo i lettori interessati a seguirci sui nostri social per eventuali notizie sia live che discografiche. STAY METAL _\m/

Francesco Faniello

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