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Intervista ai Folkstone

Inutile negarlo: la formula proposta dai Folkstone in quindici anni di carriera gode di un magnetismo e di un'energia difficili da eguagliare, specie quando si pensa ai loro infuocati live shows. In occasione dell'uscita di “ Diario di un Ultimo” la nostra Carmen Luna Cirigliano li ha recensiti e intervistati...

Credo, come scritto anche nella mia recensione, che Diario di un Ultimo sia un lavoro molto ispirato. Ed allora iniziamo proprio dal titolo per aprire questa intervista: cos’è questo Diario di un Ultimo?
Diario di un Ultimo racchiude pagine di storie che lasciano quell'amaro in bocca perché permeate dal nostro sguardo perennemente inquieto rivolto alla quotidianità. Musica e testi esprimono il disagio di sentirsi inseriti in una società impregnata fino al midollo di odio nei confronti di chi consideriamo gli ultimi. Mai come in questo momento ci sentiamo disadattati e lo vogliamo scrivere e cantare. È una sorta di viaggio in queste sensazioni, in queste emozioni profonde che guidano con forza e con rabbia i nostri giorni.

Mi è sembrato anche un album ricco di contrasti: elemento positivo ed elemento negativo, libertà ed emarginazione, malinconia ed allegria, dove ognuno di questi elementi riesce a sottolineare e a far emergere il suo contrario. È solo una mia impressione o è davvero così?
Sì è proprio così. Perché le sensazioni e le emozioni raccontate in questo diario sono un continuo evolversi nella loro stessa natura. Quando scriviamo un pezzo partiamo da un concetto, da un'idea, da appunti presi qua e là nelle ore più disparate del giorno e della notte. Poi, sviluppandosi, lo stesso pezzo si arricchisce di momenti e sentimenti che affiorano nell'atto stesso dello scrivere.

Sempre rimanendo in tema “contrasti” ho percepito il senso molto attuale del messaggio che percorre l’album, pur in un’atmosfera che rievoca un passato lontano. Ci sono stati degli episodi particolari che hanno ispirato le storie che avete cantato nell’album?
Come sempre in ogni album mettiamo i cocci delle nostre trasandate vite e pezzi di storie di vite altrui, il tutto guardando alla quotidianità in cui viviamo. “I Miei Giorni”, ad esempio, è un dire profondamente grazie a tutte le persone che hanno camminato con noi fianco a fianco in questi anni, sopra e sotto al palco. È anche un voler chiedere scusa per tutte le volte che non lo si è mai fatto, per orgoglio o comodità. Gli anni passano e a volte viene voglia di tirare le somme e ringraziare le persone con cui e grazie a cui è stato possibile arrivare fino a qui. “Spettro” invece è dedicata alla tragica vicenda di Soumaila Sacko, il ragazzo ucciso in Calabria l'estate scorsa e la cui storia è passata inosservata perché scomoda. Insomma ogni canzone è una pagina di diario che racconta il nostro vissuto.

Il linguaggio spesso poetico e l’utilizzo di vocaboli non comuni dei vostri testi sembrano andare molto in controtendenza con le mode musicali attuali, parlo dell’Italia, e di quelle canzoni che comunicano con uno slang giovanile o un linguaggio più immediato, certo poco ricercato o poco poetico. La vostra invece è una ricerca diversa. A cosa si deve?
Semplicemente ci è sempre piaciuto scrivere così. Quando componiamo un nuovo testo ci piace cercare nuovi vocaboli da inserire nelle canzoni e non far girare sempre le stesse quattro parole. Anche perché ci annoiamo noi e immaginiamo si possa annoiare anche un potenziale ascoltatore. Questa ricerca ci appassiona e ci piace sperimentare il suono delle parole sulla musica composta, è stimolante.

A volte sono una storia, un’impressione, una narrazione ad ispirare una melodia, altre volte invece è questa che ispira una storia. Qual è stato il vostro metodo compositivo in Diario di un Ultimo?
Per i pezzi scritti da Lore e Angelo il metodo è stato trovarsi la sera con un buon bicchiere di vino ed una chitarra a scrivere pensieri e parole che venivano alla luce chiacchierando tra amici. Per i pezzi scritti da Roby il metodo è stato… non c'è stato. Si è lasciata come sempre suggerire dalla melodia le parole e le tematiche da seguire oppure ha inseguito i suoi appunti sparsi qua e là e li ha intrecciati, incastrati, stravolti e capovolti. C'è invece un testo “sperimentale” (passaci il termine) che è “In Assenza di Rumore”. È nato in maniera diversa da tutte le altre. Un giorno Lore e Roby hanno scritto una frase a testa mandandosela per messaggio una di seguito all'altra. Alla fine della giornata hanno trascritto tutto su un foglio e hanno dato vita alle parole scritte. Detta così non rende bene l'idea, ma credimi è stato molto divertente.

Una domanda che non ha a che fare nello specifico con il vostro ultimo album, ma più in generale col vostro modo di concepire la musica, mi riferisco ad esempio alla vostra etichetta indipendente, la Folkstone Records o all’impressione che ho avuto, che facciate parte di quel gruppo di musicisti che fanno musica per passione e basta: cosa ne pensate dei talent show, di quei modi e “luoghi” che regalano un immediato successo, e cosa direste oggi a chi vuole iniziare a fare musica?
Siamo sempre molto fieri di essere riusciti ad arrivare sino ad oggi avendo fatto da soli e continuando a farlo. Questo grazie a tutte le persone che con calore e passione ci seguono e ci sostengono, album dopo album. È certamente una passione e siamo sicuri che anche chi tenta la via del talent o simile sia motivato dalla stessa passione. Sono modi diversi di fare musica e sicuramente non facili entrambi. Anche se si passa per la strada di un successo immediato infatti, esso va comunque costantemente coltivato per non far sì che il lavoro fatto vada perduto. Quindi consigli non ne abbiamo, semplicemente diciamo che come in tutte le cose se si vuole avere risultati ci vuole dedizione e la voglia di creare sempre nuove vie.

Un’ultima domanda. Vi siete mai sentiti degli ultimi?
Purtroppo sì, anche per questo le pagine di questo Diario sono di un Ultimo.

Vi ringrazio per il tempo dedicato!
Grazie a te per questa bella intervista!

Carmen Luna Cirigliano

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