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:: Intervista agli Oigres

Sergio Vinci è ben noto nell'underground nostrano per essere stato il mastermind degli ormai defunti blacksters Lilyum, nonché il motore pulsante dell'attivissima webzine Heavy Metal Maniac. Gli Oigres sono la sua nuova creatura e si muovono su coordinate che vanno dal thrash allo stoner, per giungere a notevoli suggestioni post rock / wave. Dopo aver recensito “Psycho” abbiamo deciso di scoprire di più...

Inizio scontato ma doveroso: parlaci di come è nato il gruppo e spiegaci la scelta del nome!
Ciao a tutti! Tutto nasce nel 1999 circa, ovvero da quando ho cominciato a comporre le bozze dei brani che poi sono finiti su “Psycho”. In realtà non si tratta di un vero e proprio gruppo, ma di un progetto. Il disco è stato composto e suonato da me, a parte gli assoli di chitarra e il basso che sono stati suonati da due vecchi amici. Adesso stiamo provando a vedere se funziona come band con nuovi membri, ma è presto per dire se potrà diventare una vera e propria band. Oigres è la parola Sergio al contrario. Non volevo fare per forza una cosa autoreferenziale, ma "Oigres" suonava molto bene secondo me. Inoltre questo progetto narra molto di me, o almeno questo album, e quindi ho trovato questa scelta tanto banale quanto coerente.

Leggo che i brani di Psycho sono stati “attribuiti” ai Lilyum prima di trovare una loro collocazione definitiva. Come si è svolto dunque il processo compositivo che ha portato alla loro creazione?
In maniera totalmente diversa dai Lilyum. L’unico comune denominatore tra le due band è che ci sono io dietro le composizioni, ma i Lilyum sono nati per esprimere un concetto di metal maligno e il più efferato possibile, mentre con Oigres c’è un approccio più intimo e ci sono anche influenze non prettamente riconducibili al metal estremo. Potremmo parlare a conti fatti di un disco dove si crea un ponte fra thrash, stoner, hardcore e qualche influsso grunge e darkwave. Il fatto che questo disco sia stato attribuito ai Lilyum è solo per un errore fatto nel 2007 da alcuni componenti della band dell’epoca che mandarono il disco a siti come Metal Archives a nome Lilyum... Ma solo un sordo può non accorgersi che “Psycho” sia un disco che non ha nulla a che vedere con la lunga carriera dei Lilyum, che si è espressa con sette full-length di puro black metal. Comunque il disco è stato riarrangiato e riregistrato in qualche parte, e poi sono state aggiunte intro e outro. Adesso vive di vita propria, finalmente.

Credo di non sbagliare se affermo che i Lilyum non siano mai stati una one man band nel senso stretto del termine, sebbene fossero diretta espressione di Sergio Vinci. Che definizione si può dare agli Oigres, visto che il loro sound è accostabile al classico immaginario da garage band? Mi spiego: prove estenuanti, sudore e birre calde più che scrivania, schede audio e strumenti collocati ordinatamente in un salotto adibito allo scopo…
Beh, anche il disco degli Oigres è nato in casa, in tutti i sensi! E’ stato infatti proprio il prodotto di una lunga gestazione e sessioni di registrazione casalinghe, negli home studio del session guitarist dell’epoca. Poi, che Oigres abbia anche avuto, ed ha nuovamente una attività legata anche alla sala prove è vero, ma di fatto è un progetto che ancora non è mai stato portato su un palco e che conta non troppe sessioni in sala prove sul suo groppone.

La presenza di intro e outro con titoli ben precisi (“Lifog” e “Openclosed”) mi ha fatto pensare a un filo conduttore tra i testi. Di cosa trattano?
C’è un filo conduttore in effetti. Potrei dire che i testi parlano di situazioni e sensazioni personali, di miei sentimenti e punti di vista su quello che mi circonda. C’è molta negatività di base, molta malinconia e rabbia, ma il tutto è filtrato attraverso metafore particolari, in modo da rendere quanto ho scritto come se fosse una terza persona narrante e non necessariamente io. Insomma, ognuno può riconoscersi nel disagio di questi testi.

Tracklist cantata un po' in italiano, sound tipicamente novantiano – sia come registrazione che come influenze – sensazione ricorrente di “urgenza” nel farsi sentire, come si diceva una volta... cosa vogliono comunicare gli Oigres?
Che si possono ancora scrivere buone canzoni innanzitutto, e questa è una cosa che si trova sempre di meno nel metal. Che poi possano piacere o meno è legittimo, ma parliamo di canzoni, di questo ne sono sicuro. L’urgenza, e tutto quello di cui mi parli, sono tutte cose che derivano da un approccio molto spontaneo e sincero che ho avuto nello scrivere questo materiale, senza nessun filtro, e soprattutto senza voler imitare nessuno. Personalmente più ascolto il disco e più penso che, come dici tu, ci siano molte influenze dei decenni passati, ma penso anche che non ci sia una sola band a cui potrei accostare il disco perché, come dicevo inizialmente, ho composto di getto e poi mi sono accorto di aver fuso in un unico stile tutte le cose più belle che ho ascoltato negli anni Novanta. Detto questo, “Psycho” è un disco con una sua precisa identità, un disco ricco di sensazioni e umori, e non segue nessun trend, né per quanto riguarda il sound, né per quanto riguarda lo stile. A mio avviso, è musica senza tempo, che non innova e non invecchierà, ma trasuda sincerità e verità.

Vorrei saperne di più su “Stella” e “Scivola via”, che ho definito un po' l'anello mancante tra certo rock italiano e il sostrato underground a cui tutti apparteniamo…
Riguardo lo stile musicale, potrebbe darsi che questi due pezzi abbiano qualcosa che rimandi a certa scena “alternativa italiana”, come dici tu, soprattutto quella degli anni Novanta, anche se io sono anche un grande amante del punk-hardcore italiano che parte dagli anni Ottanta. Credo che liriche e musica siano un ponte tra questi due decenni, il tutto rivisto sotto una chiave di lettura aggiornata ai tempi attuali. Ma credimi se ti dico che non era mia intenzione rifarmi a nessuno, e credo che infatti questi due pezzi, come tutto il disco, siano più il prodotto di uno stile che avrei sempre voluto ascoltare e che poi ho messo in pratica, piuttosto che altro. Questa regola l’ho sempre applicata a tutte le canzoni che ho scritto nella mia vita, fossero esse black metal, grunge, stoner o punk. Ho sempre scritto quello che avrei voluto ascoltare. Per quello che concerne i testi, “Stella” parla di dipendenze e di come ti abbagliano prima di portarti nell’oblio, “Scivola Via” parla in sostanza di solitudine e della fine di ogni cosa. Ma tra le righe puoi leggere anche anche altre situazioni, che sono molto personali.

Non ho potuto fare a meno di notare che la release vanta una collaborazione con la Ghost Record Label, una delle realtà più caparbie in circolazione, e al contempo in costante crescita dal punto di vista qualitativo. Come è nata la partnership con Leandro Partenza?
È nata perché io collaboro ormai solo con amici e persone semplici come me. Sono slegato da tempo ormai da ogni tipo di ambizione e logica legata al business della musica, e quindi con lui è stato sempre molto facile discutere e collaborare, proprio come piace a me. Io intendevo innanzitutto trovare un canale per diffondere questi pezzi, e con lui ho trovato un valido ed umile alleato.

Ho una mia teoria (un po' empirica, ma qualche volta è riscontrabile) sulle influenze che il posto in cui si vive riversa giocoforza nel proprio sound. È valido per la letteratura (lì dove esistono veri e propri “romanzi di città”), a volte è valido anche nella musica. Quanto c'è di Torino negli Oigres?
Molto. Se dovessi paragonare “Psycho” ad una situazione climatica, lo paragonerei alla nebbia. In questa città si respira proprio tutto ciò. Traslando questo al mio modo di essere lo trovo coerente, ed aggiungo che l’oscurità in generale ha sempre giocato un ruolo fondamentale in ciò che scrivo. Difatti Oigres, in fatto di feeling, non è troppo distante da ciò che proponevo coi Lilyum. Cambia lo stile e qualche sfaccettatura, ma la mia impronta è più o meno sempre quella. Rabbia, solitudine, volersi nascondere e sparire, ecco come nasce ogni mio brano.

C'è una domanda che ho deciso di porre sin da ora a tutti gli “addetti ai lavori” – nella fattispecie, ai colleghi fanzinari [dato che Sergio Vinci dirige da tempo l'attivissima webzine Heavy Metal Maniac, con alcuni numeri disponibili anche in cartaceo, nda]. Non sto salendo in cattedra (deformazione professionale), ma è un dato di fatto: se è vero, come è vero, che siamo circondati da realtà fatte di recensioni scritte coi piedi (in cui chi scrive ha a stento ascoltato il disco) e interviste tutte uguali, standardizzate (in cui chi scrive conosce a stento il nome della band, figuriamoci ascoltare il disco), non è forse vero che il buon fanzinaro, animato dalla passione e dalla costanza, rischia di rappresentare un urlatore nel deserto? Quanto vale il nostro operato, quanto vale la pena di portarlo avanti? Una recensione la legge solo la band interessata o c'è davvero qualcuno lì fuori?
Mi duole dirtelo, ma il nostro operato è sostanzialmente simile all’onanismo, ovvero animato principalmente solo per appagare noi stessi. Credo che troppe cose siano cambiate e che le band non si rendano conto di quanto lavoro ci sia dietro ogni recensione, di quante ore noi scribacchini passiamo dietro uno schermo per loro. A tanti non interessa, soprattutto alle giovani leve. Mi è capitato che delle band non mi rispondessero nemmeno alle mail nelle quali IO, e non loro, chiedevo di poterle intervistare e recensire. Questo comincia ad essere scoraggiante se non umiliante. Ci sono certamente ancora le band oneste che apprezzano il tuo operato, ma sono sempre meno. Non mi dilungo ancora oltre perché potrei scrivere un libro sulla mia esperienza di scrittore e redattore musicale, ma ti dico che probabilmente in questo ambito sto cominciando a programmare il mio ritiro, a ben 41 anni. Ho dato tutto, ma ho ricevuto molto di meno. Non chiedo una ricompensa per ciò, ma è legittimo mettersi da parte credo, ormai.

ùTornando alla band, avete già pianificato dei live?
Non ancora... Vedremo se la line-up che c’è attualmente, nata fra l’altro da pochissimo, reggerà la prova del tempo e dell’entusiasmo iniziale. Sono ormai troppo scafato per farmi false illusioni e quindi dico “chi vivrà vedrà”.

Ok, siamo alla fine: progetti futuri e... le ultime parole sono per te!
Ah, bella domanda! Stai parlando con una delle persone meno certe del suo futuro in circolazione! Non sono sicuro di esserci tra due ore, figuriamoci programmare cose a lungo termine ahahahah! Però sì, mi piacerebbe tornare su un palco a cantare, e soprattutto a cantare le MIE canzoni, e non quelle di qualcun altro, questo sì. Se capiterà, ce la metterò tutta, sennò amen, ascoltatevi “Psycho”, alzate il volume e cercate di emozionarvi. Questa sarebbe già una vittoria per me. “La vittoria della sconfitta”, come cantavano i Negazione.

Francesco Faniello

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