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:: INTERVISTA AI RU FUS

Molto prolifici e dal sound legato a doppia mandata con gli anni Novanta: questi sono i Ru Fus, progetto toscano capitanato da Emiliano Valente, fuori ora con il nuovo disco “In Fabula”. Ecco il risultato di una chiacchierata col mastermind della band...

Prima e ovvia domanda: che significa Ru Fus?
Ru Fus sono io, è il moniker che ho scelto per questo mio vero e proprio progetto personale, non c'è un vero e proprio motivo per il quale ho scelto questo, solo un piccolo riferimento ai Velvet Underground che sono una delle mie band preferite se non la preferita in assoluto.

"In Fabula" sta raccogliendo una serie di recensioni positive: siete soddisfatti del lavoro svolto?
Sì siamo soddisfatti, abbiamo raggiunto un risultato per noi soddisfacente sotto tutti i punti di vista, dall'arrangiamento dei brani, alle tematiche, alla produzione generale stessa dell'intero album, ma in realtà una volta registrato per me riparte il processo creativo e sono già completamente assorbito dalle nuove cose che sto cercando di comporre.

Com'è nata l'idea dell'artwork di copertina?
Ho chiesto a mia moglie, che si occupa degli artwork dei miei album, una immagine che ritraesse nel solito contesto la rigogliosità del ciclo della natura rappresentato da una vegetazione nel pieno della propria fase contrapposta alla visione desolante ma soprattutto decadente delle creazioni umane che alla fine lasciano solo scheletri in disfacimento che stonano nella grandezza di ciò che la natura nel tempo trasforma, tornando alla fine inesorabilmente da essa dominati.

Sei nato artisticamente nei "favolosi" anni '90, hai suonato con i Ganzi & Rozzi e con gli Zen Circus: che ricordi hai di quell'epoca?
Tanto divertimento, tanta passione e tanta voglia di comunicare con l'arma della musica quello che era il nostro modo di essere, mi ritengo fortunato ad aver vissuto in pieno il fermento musicale degli anni novanta che ritengo – chissà... forse perché ero più giovane – l'ultima decade ad aver avuto gruppi che avevano veramente qualcosa da dire dopo la sciagura, sotto tanti punti di vista, degli anni ottanta.

Con i Ru Fus avete realizzato vari videoclip, uno per ogni disco. Quanto è importante oggi un video per la promozione della band?
È importante per farsi conoscere , per veicolare la tua musica più lontano, anche se io in realtà non sono granché appassionato, anzi... ti dirò che proprio non li farei nemmeno, sono cresciuto in un periodo in cui aspettavo con trepidazione l'uscita degli album dei miei gruppi preferiti per correre a casa e mettere su il giradischi e la maggior parte di quelli che mi piacevano, per farti un esempio i Pearl Jam, erano band con grande impatto live che non avevano certo bisogno di qualcosa di diverso che li rappresentasse.

Sempre parlando di video... ho l'impressione che "Radiation", "Tales" e "Enigma" abbiano qualcosa in comune. Qualcosa come... un punto di vista distaccato nei confronti della realtà. Sei d'accordo?
Mi fa piacere che tu possa aver notato questo, in effetti cerco sempre di avere una visione distaccata da quello che mi circonda e magari cerco di trasmetterlo nelle cose che faccio, in Radiation parlo dell'ineluttabilità del futuro che potrebbe verificarsi e, se pur fosco e tragico, alcuni miei versi lasciano comunque intendere una fiducia nelle nuove generazioni. Tales si riferisce ai muri che si creano spesso senza ragione tra le persone nella vita in generale e del senso di solitudine che si sente quando si percepisce un senso di isolamento magari più grande di quello che in realtà potrebbe essere; mentre in Enigma mi sono basato su una storia di cronaca nera degli anni 50 che mi aveva molto colpito.

Sei un appassionato di musica in generale, e immagino che il grunge sia in cima ai tuoi gusti. Che dischi consiglieresti ad chi si avvicini oggi ad un fenomeno così circoscritto nel tempo (da fine anni '80 agli anni '90)?
Direi che i due album dei Green River, Ozma dei Melvins e Bleach dei Nirvana, insieme anche a SuperFuzz Bigmuff dei Mudhoney contengano tutti gli ingredienti del genere, per me poi l'etichetta grunge non vuol dire niente, per me sono semplicemente i primi vagiti di una voglia di rimettere la musica al centro dell'attenzione, un ritorno alle sonorità e all'attitudine dei settanta con genuinità, senza gli artifici, il cerone e l'aura da rockstar della pomposa scena ottanta.

Dopo la lezione dei Kyuss, c'è ancora spazio per l'evoluzione nel mondo dello stoner?
Considero i Kyuss i capostipiti dello stoner, difficile fare meglio di loro ma come nella vita niente si crea e niente si distrugge, tutto si trasforma, altre band si avvicineranno a questo tipo di sonorità dando la propria personale impronta e altre cose verranno fuori, non si finisce mai di scoprire cose nuove e stimolanti.

Torniamo ai Ru Fus: riuscite a suonare dal vivo? Che spazi ci sono in Toscana?
Questo è un tasto dolente perché causa impegni lavorativi non riusciamo a programmare date live, se qualcosa cambierà lo segnaleremo sulle nostre pagine, attualmente sto ultimando le registrazioni di un Ep di quattro brani che uscirà in primavera accompagnato da un video, i dettagli verranno poi mano a mano comunicati dalla Ghostrecordlabel e in cantiere ho già le basi di quello che sarà il prossimo vero e proprio album.

Ok, è tutto: le ultime parole sono per voi...
Ti ringrazio di questa lunga chiacchierata e spero di non averti annoiato, i contatti per chi volesse conoscerci sono il sito www.ru-fus.it oltre alle pagine Ru Fus di Facebook, Twitter ed Instagram e il sito della Ghostrecordlabel. Ciaoo!

Francesco Faniello

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