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Intervista all'Osservatorio sulle Terre Emerse (OTEME)

Una delle proposte musicali più interessanti di questi ultimi mesi è firmata OTEME (Osservatorio sulle Terre Emerse), per questo ho contattato Stefano Giannotti, l'ideatore del progetto, il quale si è dimostrato ben lieto di introdurmi nel suo Giardino Disincantato.

Ciao Stefano, benvenuto su rawandwild.com. Per presentare l'opera prima degli OTEME hai affermato: "In questi ultimi anni ho composto poca musica contemporanea, almeno intesa nel senso comune del termine. Anzi pochissima. A meno che per musica contemporanea non s'intenda cinema sperimentale, canzone d'autore, musica contemporanea stessa, performance, teatro, letteratura, radio-arte, avant-garde rock, etc, etc, etc. In effetti la mia idea di musica contemporanea sfora la divisione dei generi e soprattutto delle discipline. Oggi il compositore potrebbe (e non dovrebbe) cimentarsi con il rumore quotidiano, la saturazione da informazione, le immagini, la moda, la non-moda, le mucche in campagna, la biologia virtuale, ed il buco nell'ozono; e potrebbe in tutto ciò, divertendosi, scoprire il silenzio interiore." Di impatto mi viene da chiederti: possiamo considerare Il Giardino Disincantato la colonna sonora del tuo silenzio interiore?
Domanda interessante. Il silenzio interiore in realtà è ricchissimo di suoni. Ad esempio quelli del tuo amico, che poi sei tu, che ti domanda, ti risponde, ti assiste se sei in difficoltà, canta insieme a te e soprattutto non ti lascia mai solo... quando lo perdi ti accorgi che ti fai schifo o che attraversi fasi di depressione, o che in generale non vedi alcuna prospettiva per le tue azioni. Ritrovarlo è come ritornare a casa. Io sono in sua compagnia se creo, altrimenti sono morto e dunque inutile. Chi crea qualcosa non è mai solo. Chi suona uno strumento, o fa altre attività creative evoca più facilmente di altri questo amico interiore. Il Giardino disincantato è una delle tante strade che mi riportano a casa. Forse è la più impervia ed importante di questi ultimi anni.

Perché "giardino" e perché "disincantato?
Il giardino è un luogo bello e misterioso, familiare e sconosciuto, dove si fanno scoperte; il bruco nella vaso vicino alla fontana, la foglia gialla, il fiore dalla forma strana... disincantato perché è un giardino reale, dove si esplora il quotidiano. La fiaba è qui, attorno a noi, nella coda sull'autostrada o nell'ufficio, nella cena consumata in famiglia, nella scuola, sul lavoro, nelle scoperte giornaliere, piacevoli e non; questo giardino è la vita in tutte le sue espressioni, dolcezza e malinconia, coraggio e aggressività, ordine e disordine. L'incanto viene dalla contemplazione di tutto questo disincanto, e dalla sua accettazione. Anche e soprattutto dall'accettazione della lotta per cambiarla.

Come sono nati i singoli brani?
Un pugno di canzoni ha dato vita a tutto il viaggio; sono partito con "Dal Recinto", poi è venuta "La Palude Del Diavolo", brani basati sulla memoria di esperienze e sensazioni legate alla Germania, al periodo in cui abitavo là (1998, 2000 e 2002). Poi "Dite A Mia Moglie" del 2005, "Ed Io Non C'ero" scritta a Taiwan nel 2006, "Sopra Tutto E Tutti" del 2008, ed infine "Per Mano Conduco Matilde," l'ultima in ordine di composizione musicale ma il cui testo risale come anche quello di "Mattino" al periodo di "Palude". Questi due testi in particolare sono tratti dal mio diario TACCUINO DI VIAGGIO che si trova on-line su http://www.stefanogiannotti.com/taccuinodiviaggio-it.html. Parallelamente al Giardino è nata un'altra opera fatta di canzoni, intitolata AMORE MIO – Love Songs und anderer Kram, prodotta per la radio SWR di Baden-Baden nel 2012, anch'essa basata in gran parte su testi presi dallo stesso diario; "Mattino" e "Per Mano" in particolar modo erano pensate per quest'ultimo lavoro, poi scartate perché più tradizionali dell'impianto generale dell'opera; quindi inseriti nel Giardino. (AMORE MIO pur basandosi su canzoni è in realtà un concept di radio sperimentale). Avevo poi alcuni strumentali fermi da anni, quasi mai eseguiti a cui volevo dare una collocazione; con OTEME avevamo già cominciato a mettere in cantiere alcuni di questi, poi, una volta ricevuta la proposta di produzione del CD il resto è venuto da sé (si fa per dire, perché l'operazione di arrangiamento e produzione è stata come andare sulla luna in bicicletta).

Per la realizzazione dell'album hanno collaborato con te svariati artisti, tra i quali spicca Thomas Bloch, in base a quali criteri hai scelto i tuoi compagni di avventura?
Thomas è un amico di vecchia data che si è inserito in fondo, all'ultimo momento. Con lui ho lavorato in passato diverse volte, anche in un'opera scritta per la radio WDR di Colonia. Anche Emanuela Lari (voce, tastiere) e Valeria Marzocchi (voce, flauto) sono antiche compagne di viaggio, con Manu avevamo già inciso un CD nel 2002 (mai pubblicato, intitolato L'AGGUATO, L'ABBANDONO, LA METAMORFOSI); Valeria faceva parte dell'ensemble VAGA ORCHESTRA (la reunion del 2005, mentre la prima VAGA era un gruppo di studenti della scuola di musica con cui avevo prodotto LA CITTA' SONORA nel 1998); gli altri si sono aggiunti sulla base di un progetto ben preciso coordinato insieme a Lorenzo Del Pecchia, il clarinettista e organizzatore logistico di OTEME che ad una mia richiesta di musicisti presenti sulla piazza mi ha offerto di lavorare con quelli che sono poi diventati membri del gruppo, professionisti e/o studenti di conservatorio. Valentina Cinquini (arpa e voce) invece è stata una mia allieva di solfeggio, giovanissima, che ad un certo punto ho tirato nell'esperienza per la sua grande serietà e versatilità (aveva 16 anni all'epoca delle sedute in studio). L'idea base è stata quella di evitare il sassofono perché troppo legato alle contaminazioni jazz, e di impiegare prevalentemente strumenti classici, rari nel pop, che dessero al progetto una tinta di Novecento storico, dunque riferimenti a Stravinski, Bartok, Weill, ecc. Il lavoro è stato impostato come un laboratorio durato circa un anno in cui i musicisti, prevalentemente coinvolti nella musica classica, sono stati formati al mio lavoro e a raffrontarsi con la musica contemporanea. E' stato un cammino lungo, non privo di discussioni, ma anche divertente e affascinante, che ha portato grandi risultati, anche in termini umani. La difficoltà principale sta nel fatto che questa non è musica pop, né classica, né contemporanea in senso stretto, e nemmeno jazz; dunque ai musicisti sono richieste diverse competenze, saper leggere bene, essere intonati, saper improvvisare o andare a memoria, saper cantare, stare sulla scena, ecc., un po' come con i Mothers di Zappa... questo è un lavoro che si può fare solo con grandi professionisti oppure con studenti che si formano in un lungo processo; le vie di mezzo non funzionano.

Sono sincero, di primo acchito la tua prosa mi è sembrata presuntuosa, durante l'ascolto mi son reso conto che mi sbagliavo di grosso, l'ironia permea le tue parole. Quanto è importante per te prenderti poco sul serio?
Io mi prendo molto sul serio, e sono un po' presuntuoso, ma so ridere dei miei difetti e del mondo perché ho una grande esperienza di insegnamento (il mio primo allievo l'ho avuto all'età di 16 anni), dunque mi piace osservare il giardino disincantato in cui ci muoviamo quotidianamente. Il mio giardino è un po' come la Paperopoli di Carl Barks o la città vecchia di De Andrè, o anche i labirinti verbali di Panella o Joyce, dove c'è spazio per tutti i sentimenti dell'umanità, umorismo compreso. Mi piacciono anche i testi un po' ermetici, che a mio avviso sono come il volto di una donna che non ti si rivela subito, che la devi scoprire, poi ti trovi innamorato senza sapere come e perché. Cerco di osservare le cose dall'alto, come il gatto sull'armadio; allora vedo una schiera di umani che si muovono disordinatamente, mossi come burattini dai fili delle passioni. Mi fanno tenerezza e mi divertono. Poi vedo uno che mi somiglia e mi dico "czz, ma quello sono io", ebbene sì, sono anch'io parte integrante del mio/nostro giardino, non me ne ero accorto, dall'alto della mia terra emersa; dopo il primo sgomento comincio di nuovo a divertirmi, nella mischia, girando a vuoto come gli altri, tutti a loro modo alla ricerca di altre terre emerse dove mettersi in salvo. Ridere un po' del mondo ci permette di vedere le cose in maniera più positiva e a cercare soluzioni per i problemi, cosa che non succede se ti flagelli quotidianamente (molti compositori contemporanei colti scrivono musica punitiva ed auto-punitiva , poi la gente si annoia e dà la colpa alla musica contemporanea, quando il problema è che loro non riescono a prendersi con leggerezza).

Il booklet contiene i testi sia in italiano che in inglese: come mai?
Oggi è impensabile immaginarsi l'Italia come paese esclusivo dove lavorare. Inoltre io sono più conosciuto all'estero, soprattutto in Germania, Edd Strapontins è un'etichetta francese. Mia moglie è polacca. Mia figlia nata a Berlino. Insomma, sono mio malgrado un po' globale. Inoltre vorrei continuare a lavorare fuori, è più divertente, il pubblico straniero (mi dispiace dirlo) è più colto ed intelligente, sa ascoltare, e ti accoglie bene. Ho invece fortemente voluto i testi in Italiano per dare (presuntuosamente?) uno stimolo di rinascita alla musica italiana, sempre che sia necessario, o che la cosa sia fattibile, o anche che mi riesca.

Altro concetto importante è quello che dà il nome al progetto, ti andrebbe di dare una definizione di Osservatorio sulle Terre Emerse?
Zone artistiche nel mare dell'omologazione; territori di contaminazione non solo musicale, ma anche fra le varie esperienze e discipline legate all'arte. Isole dove fermarsi per riflettere ed evocare il nostro amico. Punti di approdo delle nostre odissee. Metafore ardite dove è permesso di strapazzare lingue e letterature. Giardini disincantati.

Possiamo considerare questo lavoro un'opera unica o in futuro vedremo altri album a nome OTEME?
Sarebbe bello, ma i soldi? Credo che si dovrà proseguire cauti, giorno per giorno, riflettendo attentamente, naturalmente senza mollare, trovando situazioni concrete, che ci permettano di lavorare, o comunque di avere soddisfazioni. Al momento OTEME è più che un gruppo, un progetto; ad esempio alcuni dei musicisti parteciperanno alla produzione di un'opera per la Deutschlandradio Kultur di Berlino intitolata BÜROTIFULCRAZY, che andrà in onda in Marzo 2014. Ma questo è un canale diverso da quello discografico. Costruire un ensemble serio che gira e fa attività prevede spese enormi, come tirare su una ditta, ma in un campo dove il ritorno non è immediato.

Ovviamente la domanda successiva è alquanto scontata: riproporrai l'album dal vivo?
Sì, certo. La prima data è il 21 Novembre 2013 all'auditorium della Fondazione Banca del Monte di Lucca, in quartetto (con Manu, Valeria e Valentina). Poi stiamo cercando di organizzare una tournee in Germania per il prossimo anno, ma siamo all'inizio, e gli inizi sono sempre difficili.

Grazie per la chiacchierata, a te la conclusione…
Vorrei ringraziare Catherine Costanza, la produttrice per averci dato questa opportunità. E' raro trovare produttori oggi, tanto meno mecenati che credano in un lavoro così borderline. La questione dei soldi è di vitale importanza, perché da soli non ce la avremmo fatta. Vorrei anche dare un messaggio di speranza a molti artisti che oggi vivono una situazione allucinante nel nostro paese, e dire loro che si uniscano alla guerra; la guerra non è quella del sopravvivere creando opere insulse perché mancano i soldi e allora ci si accontenta. La guerra è quella di credere in ciò che facciamo e nel sacrificarsi per questa causa. Tanto cosa abbiamo da fare? Ci estingueremo comunque. Allora tanto vale giocarsela bene, vivere per qualcosa, non avere troppe paure (qualcuna sì, altrimenti non ci gustiamo le piccole vittorie). E soprattutto pensare che il pubblico, la gente in genere va educata, si deve prendere per mano e farle capire il nostro operare; non si deve abbassare la qualità del nostro lavoro, ma alzare il livello dell'attenzione e della fruizione. In altre parole, aiutare le persone ad ascoltare, spiegare loro il come ed il perché facciamo arte.

g.f.cassatella

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