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Intervista ai The Way Of Purity e Susi Medvsa Gottardi

A poche settimane dall’uscita di “A Passage Through the Purity of Pain”, abbiamo finalmente occasione di fare un’intervista ai The Way Of Purity, che interpretano sé stessi nell’intrigante medio metraggio incentrato sul dolore, la passione e la purezza spirituale di una misteriosa band di musicisti “senza nomi e volti”, nonché a Susi Medvsa Gottardi, la coraggiosa e visionaria regista del film, la cui esperienza professionale sembra a tutti gli effetti averlo già reso un vero e proprio “cult movie”, sia per gli amanti della musica estrema che per quelli di certo cinema d’autore, oramai sempre più raro da trovare…

Presentate brevemente voi come gruppo, e Image Cult Films (Steve, Alex e Susi) come gli autori del film: come vi siete conosciuti? E quali sono i punti in comune fra la vostra arte e la loro?
TWOP: Innanzitutto ciao a tutti i lettori di Raw’n’Wild. Allora, conosciamo Steve J. Drakos semplicemente perché siamo fan dei DerDrakos. Quando abbiamo saputo che in quel periodo Susi stava lavorando con loro, abbiamo contattato Steve, dato che avevamo già avuto l’idea del film. In Boemia poi abbiamo incontrato Alex, quando iniziammo le riprese. Abbiamo molte cose in comune, specialmente per il forte rispetto che tutti nutriamo verso l’arte. Ma abbiamo anche differenti punti di vista con Steve, e il suo ruolo nel film, infatti, non è casuale. Lui è satanista e noi no, noi siamo vegetariani e lui no, a lui piacciono i film hardcore e a noi no, infatti lottiamo per una purezza anche sessuale… Con Steve ci odiamo, ma lo rispettiamo profondamente come artista. Steve è un vero diavolo, e siamo davvero impauriti quando ci abbiamo a che fare. Con Susi è diverso, lei è così gentile…e Alex è davvero un tipo a posto. Steve…Steve è malvagio, credimi. Circa le nostre attitudini artistiche, comunque, lavoriamo tutti nello stesso modo oscuro e sinistro.

Diteci qualcosa in più su Image Cult e Spiritic Films…
Susi Medvsa Gottardi: Image Cult è una agenzia specializzata in servizi d’immagine per il circuito musicale che ha appoggiato la produzione esecutiva del film da parte di Wormholedeath, attraverso la Spiritic Films, label di sperimentazione visuale d’élite.

E’ la prima volta che collabori con i T.W.O.P. e con la WormHoleDeath? 
Susi Medvsa Gottardi: Si, li ho conosciuti tramite Steve J. dei DerDRAKOS che poi ha interpretato il loro manager ed ha eseguito anche il montaggio del film... tra lui e i T.W.O.P. c’è realmente un misto di disprezzo e rispetto che è stato molto interessante da sfruttare. Con la band io sono subito entrata in sintonia, nonostante le molteplici, anche marcate, differenze.

Penso che il modo in cui avete lavorato con la Image Cult durante le riprese sia stato molto preciso e accurato. Potete dirci qualcosa sullo scambio di idee e opinioni durante la creazione del film (personaggi, storia, ambientazioni)?
TWOP: Il film è stato scritto interamente da Susi, è lei che ha avuto tutte quelle buone idee. Ci ha diretto nel nostro ruolo di “attori”, ha scelto le ambientazioni, i costumi, gli accessori di scena….E’ davvero una grande artista, e noi amiamo davvero il suo modo di vedere le cose e rappresentarle attraverso l’obbiettivo di una videocamera. Abbiamo sottoposto alla sua attenzione tutti i nostri testi, la nostra musica, i nostri punti di vista sulla religione e le abbiamo chiesto di esprimerli attraverso gli occhi di un vero fanatico.

Il video prodotto, “A Passage Through the Purity of Pain”, è in realtà un vero e proprio film che dura 29 minuti abbondanti. Da quali idee siete partiti e che cosa avevate in mente di realizzare? Soprattutto, era previsto che durasse così tanto? 
Susi Medvsa Gottardi: L’idea base dello script e del titolo del film sono miei. Dopo avere parlato a lungo con i T.W.O.P. e ascoltando i loro brani ho compreso che non volevo fare un videoclip per loro, e su questo ci siamo trovati tutti immediatamente d’accordo, perché ci saremmo dovuti limitare alla rappresentazione artistica di un pezzo dell’album, quando invece qui si trattava di realizzare una vera trama cinematografica originale associata a una band con un profondo spessore spirituale. La musica, i testi e l’argomento avevano forza, a me non mancavano le idee, così è nato lo script di “A Passage Through the Purity of Pain”, la cui stesura completa mi ha tenuta occupata per diversi mesi dal nostro primo incontro. Non era possibile fissare a priori una durata precisa per il film, quello che a noi tutti interessava era la resa emozionale, tramite un romanticismo crudo e potente il cui tema è la purezza.

Parlaci della sceneggiatura del film…
Susi Medvsa Gottardi: A grandi linee: la storia parte nei primi anni ’70, dalla vicenda personale di una ragazza vissuta in una baita nella foresta di un paese dell’est Europa. Lei, figlia di atei, non aveva ricevuto il battesimo e viveva la sua fede proibita in un paese dogmaticamente ostile alla religione dove le sue credenze erano ridicolizzate. In un personale rito iniziatico, che affonda le proprie radici nella storia spirituale dell’uomo, dopo avere strappato da libri d’arte le immagini di martiri, averli appesi nella sua stanza come dei simbolici testimoni ed aver loro cancellato gli occhi e la bocca, perché non vedano che lei non possiede il segno divino e non possano rimproverarla per quello che la udiranno dire negandole il perdono, lei chiama a se il suo dio, come aveva siglato nel proprio diario: “Io sento i loro occhi su di me, mi stanno chiamando, posso io rifiutare il loro invito? Padre, madre io non vi odio per la mia carne non battezzata. Io ho un solo giudice di fronte a me, lui sarà mio padre, mio marito e il mio becchino. Io mangerò la sua carne e berrò il suo sangue questa notte, e questo sarà la mia salvezza. Il mio sentiero è la mia via verso la purezza”... Con un pezzo di vetro taglia la propria carne e lascia che il peccato scorra fuori di lei sotto forma di sangue. Con il corpo sfibrato, ma acceso dalla sofferenza, aziona un registratore e incide le sue finali disperate liriche... A distanza di alcuni decenni, il nastro con la sua voce viene ritrovato in maniera tutt’altro che fortuita da una band di musicisti che hanno da poco compiuto un giuramento di sangue (“In questo mondo senza fede, noi viviamo la nostra crociata con spirito puro in un corpo puro, uniti dal sangue e dalla nostra musica.”), e che trovano alloggio in questa sperduta locanda. I quattro sono svegliati nel cuore della notte dal grido di voce straziante di una donna. Rintracciano la sua provenienza nella piccola baita di legno nero vicino alla locanda, dove una corona di fiori è posta in memoria dai genitori di una ragazza morta in quel luogo. Entrano e osservano, segnandosi, le immagini sfregiate dei martiri. Uno di loro mette in funzione il vecchio registratore abbandonato. Ne scaturisce la voce roca e spezzata di un essere che trasmette visioni del suo delirio ai ragazzi impietriti. Loro afferrano il registratore con il nastro che contiene questa voce e fuggono dal luogo... Ispirati dalla mistica delle liriche e dalla voce che riascoltano nel loro studio di registrazione, decidono che sarà solo lei la cantante per loro e che la frase da lei ossessivamente scritta sulle immagini dei martiri diventerà il nome della band: The Way Of Purity. Informano il loro manager delle loro decisioni e lo invitano ad incontrare la nuova singer, tacendo la verità e dicendogli che lei lo sta aspettando... Lui ritrova il diario della ragazza nella stanza, ne percorre la vita tramite gli scritti e il suo percorso di ribellione e sacrificio attraverso il proprio solitario dolore.

Spiegaci con quale criterio hai scelto e girato le riprese, come hai fatto interpretare le scene e realizzare il montaggio delle sequenze.
Susi Medvsa Gottardi: Sapendo di non poter filmare in sequenza, per vari motivi, avevo come di consueto preparato la scaletta delle scene da girare, che raramente sono in ordine di montaggio ma sono organizzate in modo da sfruttare al meglio la location dove si gira filmando tutte le parti delle quali quella location è il campo d’azione... Una volta sul set, non abbiamo quasi avuto il tempo di respirare, è stato uno sforzo comune veramente intenso... L’editing è stato il terzo momento magico nella realizzazione del film, dopo l’ideazione e stesura dello script e la ripresa cioè l’azione. Nel momento del montaggio si crea quell’armonia di immagini che da al film il ritmo e il tono. Basandosi sulla struttura dello script, Steve, grazie alla sua sensibilità incredibilmente precisa, ha saputo dare al film un’aura unica di energia spirituale e carnale con il suo scorrere serrato e fluido al tempo stesso.

Siete soddisfatti del risultato, o c’è qualcosa che poteva anche essere cambiato?
TWOP: Siamo davvero soddisfatti dell’intero lavoro, anche perché si tratta della cosa migliore che avremmo potuto fare, visto il tempo che avevamo a disposizione. E’ addirittura di più di quello che ci aspettavamo. Susi dice sempre che avrebbe potuto essere anche migliore, se avessimo avuto un po’ più di tempo a disposizione, lo so, è come quando sei in studio a registrare….il tempo non basta mai. Pensiamo quindi che il team abbia fatto un gran bel lavoro, e Susi ha reso possibile tutto ciò grazie al suo duro lavoro. Anche Steve col montaggio, ovviamente, e inoltre ha avuto alcune ottime idee durante le riprese, anche perché aveva già in mente l’editing finale. Alex ha lavorato 15 ore di fila senza alcuna sosta a 5 gradi sotto zero, neanche per mangiare. Si tratta di questo, alla fine….più persone che si sacrificano per uno scopo comune.

Susi, puoi farci un piccolo resoconto tecnico della fase di ripresa (luoghi, periodi, difficoltà, imprevisti, costi ecc.)?
Susi Medvsa Gottardi: Diversi gradi sotto zero in una foresta dove la location, come si vede nel film, è accessibile solamente attraversando un fiume con la jeep. Una casa nera con annessa una baita più piccola nera sia dentro che fuori, con teschi animali alle pareti e solo un camino a legna per riscaldarsi, materialmente isolati da negozi, telefoni, gregge umano... Era quello che io volevo per entrare nello spirito di “Passage”. Nulla è stato lasciato al caso: styling, ambientazioni, gestualità, oggetti. Eravamo tutti sotto pressione per realizzare uno script tutt’altro che facile, guardandolo si rimaneva perplessi per il numero di riprese previste. Le difficoltà, i nervosismi, la tensione, la corsa contro il tempo sono così strettamente connaturati alla creazione di un film che è superfluo dargli importanza. Alex Drakos, il cameraman, sul set è stato come sempre: un carroarmato che tira avanti imperterrito con la sua mano in movimento che entra nella materia, sempre attento alle angolazioni anche dopo trentasei ore di veglia, motivato e collaborativo così come i ragazzi della band, il resto della crew e l’attrice principale che ha recitato nel gelo.

Parliamo un pò della soundtrack e del concept del film, cioè la musica e i testi, a cominciare dal nome del gruppo. Cos’è “La Via Della Purezza”? E’ un’intelligente mix di black-doom-hardcore-christian metal o è una cosa del tutto nuova?
TWOP: Vedi, è tutto ciò che hai detto tranne che per “cristiano”. Non siamo cristiani, e non ci interessano le religioni in sé per sé. Però usiamo simboli, icone e tutto ciò che è utile affinché la gente ci odi dato che non ci capisce, specialmente Satanisti e Cristiani. La nostra visione di Dio è infatti molto complessa. E per noi il Cristo è irreale, come Satana del resto. Riguardo la musica possiamo dire che le nostre influenze sono il doom, l’hardcore e la new wave, quindi forse è un mix tra questi tre stili. Abbiamo provato a fare qualcosa di nuovo, ma non è fra i nostri compiti giudicarlo…ci sono gli ascoltatori, per questo.

Il vostro messaggio è davvero molto particolare, e lo esternate in un modo e con un attitudine molto innovativa. Ma qual è la risposta del pubblico? Siete amati o piuttosto odiati?
TWOP: Guarda, sono felice di sapere che consideri la nostra attitudine qualcosa di innovativo. Gran parte degli ascoltatori ci amano, basta che vai a leggere i commenti sul nostro myspace ecc. Alcuni invece ci odiano solo perché abbiamo l’immagine di Cristo sulle nostre webpages e ci credono Cristiani. E’ ridicolo vedere come la gente abbia per forza bisogno di etichette per capire una cosa. Siamo ironici e siamo seri allo stesso tempo. Non ce ne frega davvero niente di alcuni commenti e certe opinioni, Siamo quello che siamo.

Come regista, c’è qualche artista in particolare (regista, scrittore, pittore) che ti ha ispirato o continua a farlo, non solo per questo film ma nel tuo lavoro in generale? 
Susi Medvsa Gottardi:: Ispirazioni principali: dal monolite filosofico di D.A.F. De Sade, la pittura di Caravaggio, la scultura severa classica e quella di Michelangelo, il teatro antico e l’architettura gotica, registi come Lang, Herzog, Bunuel, Friedkin, Siodmark, Clayton, Aldrich, musicisti come Paganini e Wagner per la musica classica. In generale mi ispiro agli assoluti e ai contrasti della nostra cultura europea e occidentale.

Dal punto di vista creativo, realizzare questo film ha fatto evolvere ulteriormente la tua arte? E in cosa?
Susi Medvsa Gottardi: Innanzitutto, ritengo quasi miracoloso che esistano ancora persone che abbiano voglia di avventurarsi in progetti di questo tipo e li finanzino. Pur vivendo in piena era di squallore ‘corretto’ e inquadrato, lontani anni luce dai geniali e coraggiosi anni ’50, ’60 e ’70 quando ancora il cinema non era fatto soltanto di porzioni precotte come adesso, dove si teme sempre di offendere qualcuno o di uscire dai paletti ideologici delle proprie micro-congreghe invece di usare l’arte per andare a fondo come un coltello nelle cose, noi abbiamo unito le forze e realizzato qualcosa di innovativo, radicalmente emotivo, puro come il fuoco che attraversa, bruciando al contrario, tutto il film. Io sono fiera che i T.W.O.P., la WormHoleDeath e Spiritic Films mi abbiano dato la loro fiducia e il loro supporto.

Dato che il film ruota anche su di voi come musicisti, diteci le cose più importanti di voi come membri della band: chi siete, cosa suonate e cosa ascoltate di solito? Ci sono stati dei cambi di formazione?
TWOP: Non siamo nessuno, veniamo dal nulla, non abbiamo nomi o facce dato che siamo solo fottuto niente. Non abbiamo line up perché a volte ci scambiamo gli strumenti, e ascoltiamo qualsiasi cosa, a patto che sia buona… EBM, Metal, Hardcore, Doom, Jazz, Techno, Rap ecc. Forse siamo solo un mucchio di teste di cazzo….diciamo che questo sta a te giudicarlo. 

Concludete quest’intervista come vi pare.
TWOP: Rifuggiamo la vanità e l’inutile autoconsiderazione di sé stessi. Rifuggiamo le etichette per Colui che non può essere nominato. Nobiltà, sacrificio di sé stessi, negazione dell’ego.
Susi Medvsa Gottardi: A molto presto...

WOLVIE

Contatti:
Website T.W.O.P: www.myspace.com/thewayofpurity
Website WormHoleDeath: www.myspace.com/wormholedeath
Il film “A Passage Through the Purity of Pain” è in visione streaming su: www.susimedusagottardi.com

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