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Intervista ai SouthSymphony

Sono le 10.30 quando sto per incontrare i SouthSymphony e seduta in un bar, aspetto con ansia di vederli comparire senza strumenti alla mano e in borghese. Pochi minuti e la mia attesa viene interrotta dal loro ingresso, alla spicciolata. Primo fra tutti Ë Domenico Tucci, chitarrista ritmico: berretto nero, kefya colorata e scarpe da boscaiolo. Lo segue Mario Francavilla, il batterista: felpa dei metallica e lungo impermeabile scuro. Subito dopo Ë la volta di Alessandro Colella, chitarra solista, un ragazzone un metro e novanta, capelli lunghi e volto simpatico, seguito a ruota da Fabio Bisciotti, il bassista, vestito interamente di nero e con qualche borchia in evidenza. Per ultime entrano le due ragazze della band, Elena De Bellis e Gabriella Fiore. La prima, violinista, mi colpisce per gli occhiali da sole alla "blues brothers" su cui si adagia un casco di riccioli, lunghi sul volto e corti dietro la nuca, che coprono il volto lasciando intuire solo i tanti buchi alle orecchie. La seconda cammina disinvolta, come il suo ruolo di cantante richiede: lunghi capelli neri, anfibi ai piedi e gonna di tulle, tutto incorniciato dal giubbotto "chiodo" che indossa con fare piacevolmente aggressivo.
Dopo qualche presentazione di rito rimango immediatamente colpita dal forte legame che si avverte esserci fra i sei musicisti e dall'ondata del loro coinvolgente entusiasmo, ragioni pi che sufficienti per iniziare in fretta la nostra chiacchierata.

PRIMA DI TUTTO, COME E' NATA LA BAND CON I SUOI COMPONENTI?
Fabio: l'input è stato lo scioglimento di un mio gruppo precedente e la ricerca di qualcosa di nuovo per continuare a suonare, ma questa volta, con un progetto concreto. Poi le nostre strade col tempo si sono incrociate, perchè la voglia di lavorare per creare qualcosa di nostro, di originale, ha incontrato la comune passione che abbiamo per la musica fatta col cuore.
Domenico: I componenti inizialmente sono stati cercati per esigenze strutturali, ma poi c'è stata una sorta di selezione naturale per cui Ë diventato parte integrante del gruppo solo chi realmente ha sentito proprio questo progetto. I SouthSymphony siamo noi sei, così come ci vedete oggi. Nessun componente passato, nessun componente futuro.

COSA VI HA FATTO DECIDERE DI FARE PROPRIO FOLK-METAL?
Alessandro: in realtà non lo abbiamo deciso. » successo quando abbiamo capito che la chiave per lavorare bene Ë di dare ad ognuno lo spazio di cui ha bisogno. Veniamo tutti da mondi musicali differenti e dar spazio ad Elena, che nasce come violinista folk, ha fatto sÏ che brani nati metal venissero arricchiti da elementi molto pi popolari. All'inizio accordare sei teste diverse non Ë stato facile, ma il tempo e l'impegno hanno portato ad una notevole alchimia, che oggi sicuramente si avverte.
Elena: saremmo anche potuti tornare sui nostri passi e muoverci solo sul metal, su cui dall'inizio avrebbe dovuto orientarsi il gruppo. Ma Ë come se l'ispirazione da cui nascevano i primi brani, quello che riuscivamo a creare e l'effetto che dava, ci avessero lanciato un messaggio. Quello di spostarci in un viaggio tutto musicale perché nessun posto sia lontano. Siamo partiti dal "south", dal sud Italia, per raccogliere la "symphony", la sinfonia del mondo. Uno dei tanti grandi poteri della musica.

A COSA Eí DOVUTA SCELTA DI INSERIRE PROPRIO UN VIOLINO NELLA VOSTRA BAND?
Elena: sostanzialmente dalle cover scelte quando il gruppo si è formato. In alcuni brani di gruppi importanti i violini campionati in sottofondo sono routine, e all'inizio mi è stato chiesto di entrare nei South col compito esclusivamente di riprodurre. Ma quando si Ë deciso di lavorare a brani inediti ognuno di noi ha tirato fuori il contenuto del proprio bagaglio personale, è il risultato è quello che facciamo ascoltare.
Fabio: bisogna anche sottolineare che siamo stati fortunati, perché se si forma una band si pensa a chitarre, batteria o voce, non ad un violino. L'idea di introdurlo Ë nata quasi per gioco, da qualche battuta che poi si Ë concretizzata scoprendo casualmente Elena, che ha abbracciato con un certo entusiasmo il progetto.

OLTRE AI VOSTRI RISPETTIVI STRUMENTI DI COSíALTRO VI SERVITE NEI LIVE?
Gabriella: utilizziamo una serie di strumenti appartenenti a diverse zone del mondo, perchè caratterizzino il brano che stiamo eseguendo. Ai nostri concerti Ë facile vederci suonare bongas, castagnole, sagat (o cimbali), tamburo da pizzica oppure, nel caso di Elena, lo Stroh Violin. Naturalmente non pretendiamo di essere maestri in questi strumenti, e certamente non cerchiamo virtuosismi particolari. Ci limitiamo a delimitare il pi musicalmente possibile, la tappa su cui il nostro viaggio si va orientando.

CHE TIPO DI FOLK AVETE SCELTO PER CARATTERIZZARE IL VOSTRO METAL?
Alessandro: la caratteristica del nostro metal è che non ha solo un'impronta. Raccontiamo il mondo attraverso molte delle sue sonorità per cui non prediligiamo un tipo di folk in particolare. Raccogliamo ciÚ che l'ispirazione da cui nascono i nostri brani suggerisce.
Fabio: infatti i nostri inediti si muovono dalle melodie celtiche, a quella balcaniche, per poi spostarsi sulla musica orientale o ancora, in generale, sulla musica zingara dell'est Europa. Ma non ci fermiamo qui, perché viaggiare vuol dire anche tornare ogni tanto, noi siamo pugliesi e non puù mancare nel nostro repertorio anche un poi di pizzica metal.
Elena: anche per questo durante i concerti utilizziamo strumenti tradizionali del genere che stiamo toccando. Una cultura musicale deriva anche dai suoni che l'hanno fatta nascere, e per noi non Ë un aspetto trascurabile.

A PROPOSITO DEI VOSTRI TESTI: CHI SCRIVE E COSA RACCONTANO?
Fabio: scriviamo tutti, sia i testi che la parte esclusivamente musicale. Le nostre canzoni parlano di tematiche in cui ognuno di noi si sente rappresentato, e in cui può sentirsi raccontato chi ci ascolta. "Lunar Anomaly" ad esempio è la storia di una battaglia, che spaventa, ma che deve essere combattuta. Oppure "Future" racconta la speranza di chi cerca un futuro capace di cambiare i lati scomodi del presente. "Winter Night" è un brano triste e arrabbiato assieme, per un amore che finisce e per delle amicizie che si rivelano false. O ancora "I Met Someone" racconta che nella vita ci sono persone che seppure per brevi istanti, nel bene o nel male, finiscono per lasciare un segno indelebile, ed esprime la paura di perdere quei segni e di restare soli.

PUR ESSENDO MOLTO GIOVANI OGNUNO DI VOI HA ALLE SPALLE STUDIO ED ESPERIENZE. ATTUALMENTE QUALI SONO I VOSTRI TRASCORSI MUSICALI?
Mario: Fabio nasce da autodidatta ed Ë sempre stato fedele con i suoi gruppi passati al metal, in molti dei suoi aspetti. » stato lui a creare i South e forse proprio per questo nuovo stimolo, da qualche mese ha iniziato a studiare, avvicinandosi anche a molti altri generi musicali.
Stesso discorso per me, che ho ripreso a studiare dal mio ingresso nella band, ma che vengo da un panorama diverso, quello dell'hard-rock e punk prima e del metal estremo poi.
Alessandro invece ha sempre studiato, prima il pianoforte e poi la chitarra. E nonostante sia un bluesman innamorato del trash-metal, ha avuto modo di suonare i generi più disparati in molte band prima della nostra.
Domenico ha iniziato a studiare chitarra classica cinque anni fa per poi passare a quella elettrica, che studia da un paio d'anni. Prima dei South ha suonato in un altro gruppo per poi decidere di dedicarsi anima e corpo a questo progetto.
Gabriella ha una lunga gavetta. Ha iniziato a fare pianobar con suo padre ad undici anni e da allora non ha mai smesso di cantare live. E' stata la voce di diverse band foggiane e oggi studia attivamente canto jazz.
Elena invece ha iniziato a studiare violino 3 anni fa partendo da una formazione classica alla quale ha affiancato lo studio di jazz e folk, e da un paio d'anni suona in svariate band locali.

OLTRE ALLA MUSICA, AVETE ALTRI IMPEGNI DI STUDIO?
Gabriella: come spesso ci diciamo, nel tempo libero andiamo tutti all'universitàà. Io studio agraria e come me qui a Foggia, studiano anche Domenico economia, Alessandro medicina ed Elena lettere moderne; Fabio studia giurisprudenza a Benevento, dove Mario a sua volta studia geologia.

IMPEGNI GRAVOSI. COME RIUSCITE A GESTIRE BAND, STUDI MUSICALI E STUDI UNIVERSITARI?
Domenico: per noi non Ë difficile. Prima di tutto perché abbiamo molta voglia di lavorare e siamo tutti disposti a fare sacrifici per la band. Poi perché la sintonia anche umana che ci lega permette di venirci incontro molto facilmente, e i disguidi sono rari e sempre risolvibili.

QUALI PROGETTI AVETE PER IL FUTURO DEI SOUTHSYMPHONY?
Mario: il futuro al quale ci rivolgiamo non Ë un futuro a lungo termine. Per il momento pensiamo a porci degli obiettivi. Abbiamo iniziato da quelli piccoli come le prime manifestazioni, i concerti e i concorsi per poi rivolgerci concretamente ad obiettivi un pò più importanti. Stiamo registrando il nostro primo album e considerando i sacrifici che ci sono stati Ë una grande soddisfazione. Certo non ci fermeremo qui, ma cercheremo sempre nuovi stimoli e nuove idee per continuare questo progetto assieme.
Domenico: naturalmente non possiamo nascondere la speranza che questo album significhi qualcosa, che possa regalarci il futuro che sogniamo. PerÚ manteniamo i piedi per terra e certamente di concreto in futuro prevediamo qualche collaborazione particolare, la ricerca di nuove sonorità, altri esperimenti che portino il nostro marchio, che speriamo diventi presto inconfondibile.

DA GRANDI, I SOUTHSYMPHONY, VOGLIONO DIVENTARE MUSICISTI?
Alessandro: se questo progetto, o altre possibilità, dovessero darci modo di fare della musica il nostro mestiere ne saremo certamente felici, perché avremo trasformato una passione in qualcosa di davvero concreto. Ma ci vuole anche tanta fortuna, perché ormai non esiste pi la meritocrazia, per questo tenersi aperta un'altra strada, che ci dia comunque una professione soddisfacente, Ë molto importante. Ma questo discorso ha almeno un paio di eccezioni femminili nella band.
Elena: io so da quasi un paio d'anni che da grande voglio diventare musicista. Non nego che averlo capito e aver deciso di seguire questa strada mi faceva e mi fa ancora molta paura. Occorre mettersi continuamente in gioco ed essere disposti ad un'ampia gamma di sacrifici. Ma mi piace pensare che comunque vada, sarà appagata dalla grande passione che mi sono ritrovata. Fino a quel momento mi accontento di sognare con i SouthSymphony, perché a vent'anni avere genuinamente la testa fra le nuvole, anche solo per fuggire ogni tanto dalla realtà, Ë quasi un dovere.

Daniela Di Stefano

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