Intervista ai La Nuova Raccomanda con Ricevuta di Ritorno
I Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, una delle band di culto della scena progressiva nostrana, sono tornati in una nuova veste. Anteposto al vecchio nome l’aggettivo “Nuova”, il gruppo capitanato da Luciano Regoli ci ha regalato un disco di ottima fattura che rappresenta un ideale ponte tra passato e futuro. È stato lo stesso Luciano a rispondere dalla propria abitazione dell’Isola d’Elba alle nostre domande.
Ciao Luciano, sono passati quasi trentadue anni dalla pubblicazione di “Per... Un Mondo Di Cristallo”, come mai c’è voluto così tanto tempo per vedere una nuova opera firmata RRR?
Non avrei mai creduto nemmeno io che un giorno avrei riformato la RRR, ma negli anni, in tutti questi anni, ho visto crescere l’interesse per l’unico lavoro che avevamo fatto, addirittura in tutto il mondo, quindi mi son chiesto due anni fa come sarebbe stato bello riunire tutti i miei vecchi compagni. Sia nel bene che nel male avevamo vissuto per più di un anno e mezzo avventure che non sto qui a narrare, e ritrovarci intorno a un tavolo, dove li misi due anni fa a riparlare della nostra vecchia band fu emozionante. Molti di loro capii subito che erano inutilizzabili, uno addirittura era finito in grossissimi pasticci con la legge, un secondo non suonava più lo strumento da almeno trent’anni, un terzo aveva preso le vie delle Indie. Mi rimanevano disponibili e ancora musicisti, solo Nanni Civitenga, oggi bassista e chitarrista di Ennio Morricone, Roberto Gardin, ormai anche lui da anni fuori dal giro ma sempre valido arrangiatore e musicista, oltreché mio vicino di casa all’Isola d’Elba, e Walter Martino straordinario batterista trasferitosi anche lui all’Elba da due anni e per un breve periodo batterista della RRR. Quindi decisi di scrivere testi e musiche del nuovo lavoro e di avvalermi di loro come collaboratori e arrangiatori.
Qual è la componente “Nuova” del vostro attuale sound e qual è quella riconducibile ai RRR?
Dalla metà degli anni novanta fino al 2000 feci parte di una prog-metal band romana chiamata DGM. Parallelamente avevo la mia Regoli Band, una cover band di hard-rock (Led Zeppelin, Deep Purple, Free). Questa esperienza di musicisti giovani e moderni me la sono trascinata anche nella nuova RRR. Quindi la Nuova suona attuale sia perché non è analogica e sia perché ho utilizzato talmente tanti musicisti collaboratori giovani che alla fine hanno apportato il loro sound nel disco. La componente riconducibile agli RRR è quella oscura e dark che mi aveva portato a comporre due pezzi del vecchio album (“L’Ombra” e Un palco di marionette”) e che si rifaceva al mio grande amore per il “Crazy World of Arthur Brown”.
L’album è pieno zeppo di musicisti noti della scena prog nostrana e internazionale. Come li hai coinvolti in questo progetto?
Sono tutti amici di vecchia data, gente che magari non vedevo da trent’anni, ma che appena ricontattati si sono dimostrati subito disponibili come se non fosse passato nemmeno un minuto da allora. Come ho detto molti sono giovani della scena prog-metal e hard-rock nostrana, a cui ho voluto dare visibilità. Per quanto riguarda Carl Verheyen (Supertramp), la nostra è un’amicizia recente, poiché Carl è venuto per un seminario all’Isola d’Elba e interessato alla pittura ha voluto conoscere il mio lavoro. Da lì a coinvolgerlo per il progetto musicale il passo è stato breve, e una volta inviato il pezzo a Los Angeles me l’ha rimandato indietro con le chitarre fatte.
In questi anni hai intrapreso altri cammini artistici: uno è quello della scrittura, l’altro è quello della pittura. Quanto il tuo essere un musicista ti ha influenzato in queste forme di espressione? Quanto scrittura e pittura hanno influito sulla musica contenuta nel tuo ultimo lavoro?
Ripeto che tutta la psichedelia della fine degli anni ’60 e tutto il tenebrismo, che poi tanto ho amato anche in pittura (Caravaggio in primis), hanno influenzato sia il mio modo di vedere il mondo, la parte oscura del mondo, come la parte oscura da tradurre in pittura.
Il mio ultimo lavoro è al novanta per cento scrittura e pittura. Non è difficile scrivere delle musiche quando dietro hai un bagaglio musicale sostanzioso; difficile è tradurre in pensieri e scritti le umane vicissitudini. Io ho sempre cercato di farlo sia nei miei brevi scritti che nella mia pittura e questo per forza di cose è entrato nella musica come un’onda di piena.
Il concept dietro l’album è estrapolato dal tuo libro “Il Pittore Volante”. Ti va di parlarne ai nostri lettori?
Per quindici anni quando ero un giovane pittore giravo il mondo invitato dalle grandi famiglie per eseguire ritratti. Sono stato un po’ dappertutto se si esclude l’Oriente, nonostante abbia fatto anche un ritratto al presidente Mubarak egiziano. In quegli anni tenevo costantemente dei taccuini di viaggio poiché la solitudine era pesante e l’unico vero amico che avevo ero proprio io, quindi in quei taccuini appuntavo la mia a visione del mondo: persone, situazioni, paesaggio, stati d’animo, impietosamente. Quando si ammalò molto gravemente un mio amico quarant’anni più grande di me, il pittore Gonni Gonich (1911-2003), volli pubblicare questi miei appunti di viaggio e dedicarli a lui che era stato il mio maestro di vita. Gonni non ebbe mai il piacere di leggerlo.
L’album è stato anche pubblicato in un’edizione limitata “deluxe” contente cd, lp, libro e quadro. Questa mossa è più un regalo ai collezionisti o un tentativo di contrastare la crisi di vendite del mercato discografico?
In sincerità,è sia l’una che l’altra cosa. Nonostante questa reunion sia stata una grossa botta a livello mediatico, sia nazionale che internazionale, bisogna avere i piedi per terra chiaramente, e l’idea del box contenente un mio dipinto, il cd, l’lp, un libro, un videoclip e una vecchia foto del ’72 della RRR al Festival Pop di Villa Pamphili, è stata, trovo, un’idea geniale del mio discografico, perché non esiste una idea corrispondente nell’intera storia della discografia.
Tra le due incarnazioni dei RRR hai avuto altre band: Il Ritratto di Dorian Gray e DGM. Questi ultimi, in particolare, eseguono sonorità prog metal. Credi che il prog metal sia la naturale evoluzione del prog 60-70?
Tra la RRR e la Nuova ho avuto il Ritratto di Dorian Gray, i Samadhi e i DGM come band importanti. I DGM dopo la mia dipartita hanno fatto ancora molta strada e sono tra le band storiche del prog-metal italiano ed anche per loro verrà il momento della giusta considerazione a livello internazionale, però non credo che il prog-metal sia la naturale evoluzione del prog 60-70, poiché secondo me è la naturale evoluzione dell’heavy-metal.
Ti andrebbe di consigliare 5 album che non devono mai mancare in una discografia progressiva?
- “The Crazy World of Arthur Brown”
- Il primo lavoro dei Gentle Giant
- “In the Court of the Crimson King” dei King Crimson
- Il primo lavoro dei Van Der Graaf Generator, di cui non ricordo il titolo in questo momento (The Aerosol Grey Machine, Ndr)
- “Aqualong” dei Jethro Tull.
Suonerete dal vivo? E se sì, riproporrete anche i pezzi tratti da “Per... Un Mondo Di Cristallo”o vi limiterete al nuovo disco?
Suoneremo certamente dal vivo, già si sono presentate tre buone occasioni: un festival prog a Milano in Ottobre con tre gruppi della BTF, uno a Sutri vicino Roma quest’estate, organizzato dal mio amico e chitarrista di Zucchero, Mario Schillirò, come direttore artistico, e ad Agosto all’Isola d’Elba, in occasione della mostra dei dipinti del box della Nuova RRR. Farò sicuramente tre brani della vecchia RRR “Un palco di marionette”, “L’ombra” e “Sogni di cristallo” da “Per… un mondo di cristallo”.
Ti ringrazio per la chiacchierata e ti pongo l’ultima domanda: vedremo altri lavori targati Nuova RRR?
Si, ma non subito (ma nemmeno tra altri 38 anni).
g.f.cassatella
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