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Intervista ai Phaedra

I Phaedra con Path, il loro album d’esordio, ci fanno fare un salto indietro nella gloriosa tradizione prog italiana. Proprio per questo ho deciso di scambiare le canoniche “due chiacchiere” con Claudio Bonvecchio, bassista e produttore della band.

Ciao Claudio, benvenuto sulle colonne di rawandiwld.com, direi di iniziare facendo un breve excursus sulla vostra storia…In sede di recensione ho definito il vostro esordio, Path, un disco che ci riconcilia con la tradizione progressiva italica. Sei d’accordo con me?
Rispondo sostanzialmente in maniera affermativa se per tradizione italica intendiamo l’uso della nostra lingua ed il recupero di atmosfere e sonorità tipiche di quel periodo. A dire il vero per noi non sì è trattato di un orientamento intenzionale. La vecchia formazione suonava un prog più classico, stile Yes e Genesis, per capirci; ma poi qualche anno fa decidemmo di cambiare registro: recuperare la lingua italiana, comporre brani legati da un tema ed inserire strumenti come violini, flauto traverso, mandola, mandolino, strumenti acustici che ci consentissero di avere un range più variegato sia come frequenze che possibilità di arrangiamento. Alla fine tutto ciò, senza volerlo, ha condotto a delle atmosfere tipiche di quell’epoca.

Io ho tirato in ballo il prog mediterraneo del primo Alan Sorrenti. C’ho azzecato? Quali altre band vi hanno influenzato?

Innanzitutto ti ringrazio per una paragone così onorevole che ci lusinga oltre modo. Anche in questo caso ti dirò che non c’era nessuna intenzionalità, sebbene Alan Sorrenti sia uno dei miei autori italiani preferiti che ascolto volentieri anche nel periodo “Figli delle stelle”, perché lì ci sono pur sempre grandi arrangiamenti. Abbiamo tutti ascoltato i nomi più noti come PFM, Orme, Banco, Balletto di Bronzo etc.e sicuramente, pur senza volerlo, siamo stati influenzati da questi artisti ma anche dal prog, dal folk e alcuni musicisti del nostro gruppo hanno un background classico in seguito allo studio del proprio strumento.

Path era stato presentato dal vivo nel 2002 in occasione di una rassegna musicale, come mai ci sono voluti ben otto anni per la pubblicazione del cd?
Preciso che il concept nel 2002 era ancora "in fieri" e non era stato presentato per intero e parte del lavoro di arrangiamento e affinamento è proseguita anche dopo la nostra vittoria al concorso Concentratissimo rock. I brani sono stati provati decine e decine di volte e gli arrangiamenti che ascoltate sono senza dubbio quelli migliori. E’ stato un lavoro lungo, non tanto dal punto di vista compositivo, giacché l’intero concept e gli arrangiamenti erano pronti dopo 2 anni circa ma dal punto di vista della realizzazione materiale: registrare, missare, preparare la grafica e tutte quelle incombenze burocratiche che spesso non hanno molto a che fare con la musica vera; inoltre abbiamo “perso” tempo proponendo il nostro materiale invano alle varie etichette. Alla fine abbiamo deciso per l’autoproduzione.

Io vi ho definito dei perfezionisti, come nasce un vostro brano? Quanto tempo dedicate agli arrangiamenti?
Ti ringrazio per l’apprezzamento eppure noi ancora riscontriamo piccoli errori o difetti! Comunque la fase compositiva per noi è molto organizzata; evitiamo di improvvisare ma lavoriamo su idee e temi musicali portati da ognuno di noi. Talvolta si assembla “il grosso” in sala prove e poi ciascuno a casa si scrive la sua parte e la propone; poi i temi, come puoi sentire in PTAH, sono spesso “ripresi” in altra tonalità e riarrangiati per dare un senso di continuità. Gli strumenti acustici (chitarre,mandola), il flauto e gli archi in questa ottica ti danno un grande vantaggio rispetto magari ad una chitarra elettrica.

Cosa mi dici del concept?
PTAH è il nome di una divinità del pantheon egizio: era il patrono delle arti e delle professioni; inizialmente però il nome fu preso come un personaggio simbolo e non specificatamente riferito alla cultura egizia; è il protagonista dell’opera ma incarna sostanzialmente il prototipo dell’UOMO, con i suoi timori, suoi conseguimenti, i suoi sentimenti conflittuali, le sue speranze, E’ una storia ambiziosa e disillusa con diverse chiavi di lettura, da quella immediata, fantastica a quella metaforica.
L’idea iniziale partì dal fatto che alla fine degli anni 90 eravamo stufi di comporre brani a se stanti e slegati fra di loro. Volevamo raccontare qualcosa che potesse fare riflettere e la condizione dell’UOMO nelle sue varie sfaccettature ci sembrò una buona idea…almeno all’epoca. Certo non diciamo nulla di nuovo; è stato fatto tante volte in passato ma ognuno l’ha raccontato in maniera differente. In fin dei conti è la “nostra” storia, quella di tutti noi, l’Umanità.

Dal vivo riproporrete per intero l’album?
Dal vivo nel corso degli ultimi anni abbiamo già proposto l’intero concept prima ancora di pubblicare il lavoro su CD alternandoci nei vari strumenti visto che le sovraincisioni sono tante eppure la resa è sempre stata buona questo perché, mentre componevano, tenevamo ben presente che poi il tutto doveva essere riproposto dal vivo evitando di lasciare dei “vuoti”. A questo proposito abbiamo registrato l’intero spettacolo in maniera professionale su DVD; avremmo in animo di pubblicarlo quando i tempi lo consentiranno.

Con chi vi piacerebbe collaborare?
Sicuramente con qualche nome di spicco del prog italico storico ma anche attuale. Se Aldo Tagliapietra venisse a registrare il suo sitar per noi…in futuro …non sarebbe una brutta idea.

Dai desideri alla realtà: quali sono le vostre prossime mosse?
Al momento, oltre ad essere in una situazione “d’attesa”, di “osservatorio”, per così dire riguardo agli esiti del nostro primo lavoro PTAH, stiamo registrando un pezzo dal titolo “Calling Home” ; è una cover dei Flower Kings, band svedese per la quale l’etichetta finlandese Colossus Project sta curando un tributo cui prenderanno parte diverse prog band mondiali, inclusi ovviamente i PHAEDRA. Abbiamo riarrangiato quel pezzo secondo il nostro stile, il nostro gusto ed i nostri strumenti. Inoltre verso l’autunno riprenderemo di certo a comporre ma non so ancora in che direzione.

A te la conclusione…
Vogliamo ringraziare la vostra redazione di RAW&WILD per la recensione e per averci concesso spazio in questi tempi dove appare difficile proporre musica come la nostra!
Inoltre mi auguro che la nostra musica possa essere ascoltata da TUTTI, non solo dagli amanti del progressive rock ma anche e soprattutto da “nuovi” ascoltatori solitamente avvezzi all’ ascolto di generi più immediati e meno elaborati forse negli arrangiamenti. La musica ha la capacità di farti divertire ma anche di farti riflettere o sognare e questa è una componente irrinunciabile delle nostre vite.
Grazie della vostra attenzione e buona ascolto a tutti !

g.f.cassatella

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