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Intervista ai Labyrinth

Maledetta tecnologia! Sono le 14:05 quando, già on-line su Skype, aspetto la telefonata di Roberto Tiranti dei Labyrinth… Eccola che arriva, ma lui non sente la mia voce, causa cuffia aerospaziale che non funziona! Perfetto! Insisto, ma niente, continua a non funzionare e prima di catapultarla giù dalla finestra mosso da una stizza crescente decido di passare a metodi più tradizionali… cuffia classica e microfono del pc!
Accantonati finalmente i piccoli disguidi tecnologici si può partire con l’intervista.
Roberto è sempre la persona squisita che ricordavo, disponibile, simpatico, estremamente professionale e anche molto piacevole (tant’è che più che un’intervista, la nostra è stata una graditissima conversazione di un’ora)..
La recensione del loro ultimo album che avevo fatto giorni prima, gli è piaciuta molto e mi ringrazia tanto e io gli dico che quel che ho scritto è sinceramente ciò che penso riguardo il ritorno sul mercato di una band made in Italy come i Labyrinth, che hanno avuto il coraggio di fare il sequel del loro acclamato Return.

Allora Roberto, com’è nata l’idea di questo Return parte seconda? E del ritorno di Olaf Thorsen che mi dici?
Beh, innanzitutto voglio precisare che non è stata una mossa economica come si dice invece in giro, ma una decisione che è stata presa simpaticamente tra amici, inizialmente tra me e Olaf, che ci siamo ritrovati l’anno scorso in una jam in cui abbiamo suonato tutta la sera insieme. In quell’ occasione ci divertimmo così tanto che seduti davanti ad una birra lui mi disse: “facciamo Return parte seconda?” a primo acchito rimasi spiazzato dalla proposta, non me lo aspettavo… poi preso da un entusiasmo improvviso afferrai il cellulare e chiamai subito Andrea Cantarelli per raccontargli tutto! Era contento più di me! Avvisammo anche Andrea De Paoli e dopo qualche settimana ci ritrovammo davanti a un piatto di ravioli a discutere del progetto e così partì questa nuova avventura!

Come è stato ritrovarsi tutti insieme e lavorare nuovamente con Thorsen dopo tanto tempo?
È stato magnifico perché abbiamo cominciato a lavorare con molta tranquillità e divertimento, senza fretta, pretese o pressioni di alcun genere. Pensa che è stato così semplice che già dopo poche settimane avevamo messo su otto brani, come se il tempo non fosse mai passato e fosse ancora tutto come prima!

Come avete scelto l’etichetta che ha messo in commercio l’album?
Mah… la Scarlet, che sta facendo un ottimo lavoro, ce la ritroviamo perché noi apparteniamo alla Live, in passato non ci ha riservato grandi trattamenti, ma nonostante questo si è subito interessata al nostro nuovo progetto, commissionandolo poi appunto alla Scarlet.
Adesso la Live, devo dire, ci sta garantendo tante occasioni con la possibilità di fare anche un’ottima promozione e tante date, tra cui quella in cui abbiamo fatto da spalla a Ozzy.

Adesso parliamo della produzione di quest’ottimo lavoro intitolato appunto “Return To Heaven Denied pt.2 - A Midnight Autumn’s Dream”; ho notato una certa oscurità da parte tua nell’esecuzione dei brani, esprimi molta sofferenza mentre li canti, come mai?
La risposta è molto semplice; è dipeso dalle tematiche del disco, in quanto parlano del risveglio di una persona da un sogno magnifico e della consapevolezza quindi che ciò che aveva vissuto era irreale… immagina, di conseguenza, come ci si possa sentire in una situazione così. Ho cercato di interpretare uno stato d’animo del genere, quindi!
Come mai avete optato per dei suoni così particolari? La prima volta che ho ascoltato il disco mi ha spiazzato, non mi è piaciuto, sono sincero, ma già dalle volte successive ha cominciato a prendermi sempre di più e ora lo ascolto a palla tutto il giorno… ti ritrovi con questa mia considerazione?
Si, confermo! A primo impatto il disco spiazza e ha bisogno di essere ascoltato più volte per poter piacere! Sono state scelte di Olaf, ha voluto mettere in primo piano la voce. Potrà sembrare strano ma a me non piace mettere in risalto la voce, ma le canzoni lo richiedevano ed era necessario. Poi insomma, non potevamo mica riproporre una produzione simile al primo Return! Sono passati tanti anni e un po’ di novità a livello sonoro ci volevano…

Le vendite? Come stanno andando…
Da questo punto di vista siamo davvero contenti: chiaramente non ci possiamo aspettare iper vendite come per i gruppi pop ma il disco si vende tranquillamente comunque. Lo richiedono nei negozi poi siamo primi nella Discoteca Laziale e al Mariposa di Milano.

Progetti futuri?
Ora andremo in tour ma non ti posso anticipare nulla. È previsto anche un tour all’estero e poi vedremo di volta in volta cosa fare ma, per il momento diamo la priorità alle esibizioni live cercando di toccare più posti possibile specie in Italia.
Da qui la nostra conversazione si è poi concentrata per una buona mezz’ora sulla situazione artistica italiana, che è noto ormai a tutti quanto sia disastrosa e di livelli molto bassi (Amici e compagnia bella) e abbiamo anche discusso del corteggiamento da parte di X-Factor a cui è stato sottoposto… da un lato noi amanti del genere e dei Labyrinth (io in primis), dispiacerebbe perdere il nostro miglior cantante e lasciare che si sprechi così, ma dall’altro sarebbe grandioso che almeno uno di noi sfondi e rompa il c..o a gente che si ritiene brava ma in realtà non lo è!
Roberto ha le carte giuste per farlo (potrebbe tranquillamente insegnare più di qualcosa non solo agli allievi ma anche ai maestri stessi di queste trasmissioni) lui è eccezionale e straordinario! Un cantante con a “C” maiuscola!
Comunque dopo questa piccola ma importante parentesi di scambi d’opinione un po’ più sul personale, ci salutiamo e io auguro a lui e ai suoi Labyrinth buona fortuna con tutto il cuore… questo e altro per persone che meritano davvero il successo!

ANTONIO ABATE

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