Intervista agli Edge Of Forever
Dopo un lungo silenzio, sono tornati gli Edge Of Forever. Ed è proprio Alessandro Del Vecchio, il leader maximo della formazione nostrana, a parlarci del nuovo album Another Paradise.
Ciao Alessandro, innanzitutto complimenti per il nuovo album. Quando hai capito che era arrivato il momento giusto per tornare in pista con gli Edge Of Forever?
Ciao Giuseppe! Il momento giusto in un certo senso si è presentato da solo. Non volevamo tornare fuori con un disco, volevamo essere fuori con il miglior disco possibile come band, come sound, come brani, quindi il tutto ha preso i propri tempi. Grazie per i complimenti. C'è davvero tanto, tanto lavoro dietro a una release di questo livello.
Credi che le tue numerose collaborazioni (Glenn Hughes, Eden's Curse, James Christian, Jeff Scott Soto, Ian Paice, Moonstone Project, Strings 24, Andre Matos e Bob Harris ) per gli EOF abbiano rappresentato a lungo andare più un vantaggio o svantaggio? No, come potrebbero mai essere uno svantaggio?
Jeff Scott Soto e Bob Harris sono stati Edge Of Forever per due dischi. Diciamo che, essendo tutti e 4 musicisti decisamente impegnati, la gestione dei tempi è molto dura a volte. Immaginati cosa voglia dire incastrare delle date tra me e Francesco Jovino, il nostro batterista che condividiamo con gli U.D.O. Siamo tutti musicisti da un centinaio di date all'anno con i vari nostri progetti, è dura credimi. Ma le credenziali che ti danno nomi storici come Hughes, Axe, U.D.O non hanno paragone. In Italia non esistono altri musicisti che hanno curriculum del genere, quindi a livello internazionale non siamo visti assolutamente come "italiani" (sai la solita storia spaghetti, mandolino, mafia) ma siamo rispettati come se fossimo tedeschi o americani.
Gli Edge Of Forever di oggi mi sembrano una compagine molta affiatata. Come sei entrato in contatto con gli altri membri del gruppo?
Francesco è il mio migliore amico di sempre, quindi l'affiatamento con lui è molto forte. Posso tranquillamente dire che gli Edge Of Forever siamo io e lui. Lo considero la mia spalla durante i lavori. Nonostante agli occhi di tutti spesso appariamo come un mio progetto, siamo il frutto del lavoro di una band nel vero senso della parola. I pezzi nascono da un lavoro di equipe, nonostante sia io a scrivere tutte le melodie e i testi e buona parte della musica. Se fosse possibile far sentire i demo dei brani, il risultato finale darebbe sicuramente l'immagine reale di quanto Nik e Walter siano presenti con il loro talento nella creazione di tutti i brani. Nik l'ho conosciuto grazie a Matt Filippini di Moonstone Project, di cui è il bassista. Invece Walter è "apparso" durante un mio concerto con gli Eurosmith. Ero stato chiamato come sostituto in questa famosa tribute band degli Aerosmith e fin dal soundcheck sono rimasto folgorato da questo chitarrista impressionante. Dopo una settimana era negli EOF.
E’ arrivato il momento di presentare Another Paradise ai nostri lettori…
Another Paradise è stato descritto da molti come il miglior disco di Hard Rock mai uscito in Italia. Io credo sia semplicemente un disco confezionato in maniera iper professionale, curando tutto in modo maniacale dalle grafiche, al sound, alla composizione. Sicuramente non è il solito disco della solita band italiana. Ha una componente di musicalità molto forte. Credo non sia un disco per i soli appassionati di AOR, anzi brani come "I Won't Call You" o "What I've Never Seen" potrebbero benissimo essere in rotazione su canali ben più "pop".
Ricca è la lista di ospiti…
Siamo molto fieri delle collaborazioni di "Another Paradise". Bob Harris ha cantato con noi sui primi due dischi, Jgor Gianola è il chitarrista di U.D.O., Gotthard e Jorn, Carsten Schulz degli Evidence One è uno dei songwriter e session singer più rispettati e Roberto Tiranti dei Labyrinth rappresenta non solo uno dei miei più cari amici nel business ma anche e soprattutto quello che ritengo il miglior cantante in circolazione. La perfetta miscela tra tecnica, blues e cuore.
Ho definito, in sede di recensione, AP un disco più appetibile per il pubblico straniero che per quello nostrano. Sei d’accordo con me?
Assolutamente d'accordo. Credo sia una nostra prerogativa. Abbiamo sempre "suonato" da gruppo straniero.
Unico appunto che ho sollevato nella mia disamina del vostro nuovo lavoro riguarda la produzione, che a mio avviso non valorizza al massimo la musica contenuta nell’album. Che ne pensi? Tornando indietro cambieresti qualcosa o sei soddisfatto in pieno di AP?
Mmmh... io sono il produttore artistico, quindi mi sento coinvolto personalmente nel tuo giudizio. Il discorso potrebbe essere molto lungo. Purtroppo finché non sei dietro a un banco in studio e non lo fai per anni non puoi né sapere, né immaginarti cosa voglia dire produrre un disco; produrre non vuol dire solo far suonare il disco ma è un discorso sonico. Come pensare che fare una casa sia solo tirarne su i muri. A mio parere, "Another Paradise" è il primo disco che suona come volevamo e ovunque nel mondo ci hanno elogiato per come è confezionato il prodotto. Io ne sono molto fiero. Esistono altri dischi hard rock che suonano così bene in Italia? Mi viene da ridere.
Dopo il fallimento della MTM vi siete accasati con la tedesca 7Hard, come vanno le cose?
Vanno benissimo. 7Hard è una label professionale al 100% e che ama i propri gruppi quindi ti senti supportato in ogni maniera. MTM ci ha dato questo trattamento solo per il primo disco, poi il deserto durante il loro lento suicidio.Tour in programma?Stiamo pianificando il tutto tentando di incastrare al meglio tutti i nostri impegni di musicisti professionisti. Anche se nei nostri cuori vorremmo che la priorità effettiva sia proprio degli EOF!
A te la conclusione…
Giuseppe, grazie dello spazio concessoci e per aver recensito ottimamente il disco. Spero che il tuo apprezzamento vada oltre il tuo lavoro da giornalista e possano le nostre canzoni accompagnarti ancora per molti mesi.
g.f.cassatella
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