Intervista agli Ecnephias
Gli Ecnephias sono una delle realtà più interessanti e genuine del sottobosco estremo italiano, e di recente hanno raggiunto l’accordo con la nostrana Code666, etichetta sempre attenta alle sonorità non convenzionali. È proprio da qui che inizia la mia chiacchierata con il leader della band lucana, Mancan. sembra che ora sia giunto il momento di spiccare il volo grazie
Ciao Mancan, direi di partire con la notizia che campeggia nella home del vostro sito ufficiale: il contratto siglato con la Code666. Come sono andate le cose?
Ciao, si in effetti è la notizia più rilevante. Questo contratto è stato siglato dopo alcuni scambi di mails tra noi ed Emi in cui si è palesato un interesse dello stesso per la musica da noi proposta, dopo accurati ascolti. E’ un passo importante per il futuro, certamente.
Avete già composti alcuni pezzi che andranno a finire nel nuovo album?
Si, lavoriamo con molta energia e diciamo che siamo quasi a due terzi del lavoro, complessivamente siamo ad un punto piuttosto avanzato.
Facciamo un passo indietro e torniamo a Hereticus. Ormai è passato un po’ della sua pubblicazione, credo che un bilancio possa essere fatto: come è stato accolto da stampa specializzata e pubblico?
L’accoglienza è stata ottima, anche sopra le speranze direi. La nostra è comunque sia musica non “canonica” quindi siamo stati molto felici di poter leggere tante buone cose sul nostro conto, su Grind Zone, Terrorizer e tante altre rinomate riviste. Ad ogni modo ci interessa colpire nel segno di persone che ne capiscono e che provano lo stesso feeling.
Durante l’ascolto di Hereticus mi sono tornati in mente gli Evol, sia per similitudini stilistiche (vedi l’uso di idiomi differenti) sia per una questione attitudinale. Che ne pensi?
Grazie per la domanda, mi serve per puntualizzare alcuni concetti. Gli Evol li conosco di nome e ho sentito poche cose dal passato della band, tuttavia per quel che ho notato li stimo per alcune idee originali espresse in musica. L’attitudine invece ritengo sia ben diversa, noi non ci presentiamo – nei testi e nelle interviste – come una band “satanica”, ma come una band che porta in musica determinate suggestioni, visioni e storie cariche di esoterismo e fascino. Chi non è anche solo minimamente attratto dal mistero? Noi ci riteniamo liberi nella nostra creatività e le convinzioni personali – religiose e filosofiche – le teniamo da parte. L’arte è arte, anche se sinistra: può essere un film, una canzone, un dipinto. La paura che si scatena è sempre necessaria, senza provare paura non si capiscono tante cose.
Credi che alla luce di quanto contenuto nell’album possiate ancora essere definiti una black metal band o l’etichetta vi va stretta? Mi riferisco in particolare a un post interessante, dal titolo “Metal e mentalità...” che hai pubblicato sul vostro myspace.
Noi siamo una band che fa metal estremo e nel metal estremo ci sono il death, il black e certe atmosfere che provengono dalla classica, dal folk e dall’elettronica. Dire che siamo soltanto black sarebbe una svista, anche perché poi black può denotare tanto un attitudine quanto uno stile musicale. Stilisticamente ci piace molto certo black metal e cito Ulver, Satyricon, Emperor e Burzum per l’atmosfera che riuscivano a creare. Si ricordo bene l’articolo che citi, noi siamo molto aperti di mentalità, le etichette ci stanno strette.
Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori cinque dischi “eretici”, album che hanno rotto le rigide regole del metal per giungere a nuovi livelli?
Ottima domanda! Si eccoli, senza distinzione di genere: Bergtatt (Ulver), The Silent Enigma (Anathema), Words That Go Unspoken, Deeds That Go Undone (Akercocke), Ordo ad chao (Mayhem) e un omaggio tutto italiano meritatissimo a Tribe (Sadist). Ce ne sono tanti altri ma ora mi vengono questi per la carica di novità apportata.
Domanda di geografia: la Lucania come la Scandinavia? Come ti spieghi il proliferare dalle tue parti di band di black metal di levatura qualitativa superiore alla media nazionale? Ovviamente mi riferisco a voi, Infernal Angels e Nefertum.
Si la Lucania è una terra incantevole e ancora sconosciuta per molti italiani, merita un approfondimento culturale. E’ molto montuosa nella provincia potentina, ma anche brulla, arida nel materano. E’ densa di fascino antico, ottima ispirazione per l’arte. La scena è in crescita e ne siamo fieri.
Credi che ci sia a livello nazionale una vera scena metal, o ci troviamo ancora d’innanzi a entità (band, promoters, etichette, ecc) che pensano solo al proprio orticello?
La seconda, con pochissime eccezioni.
Una cosa sicura e che non vi spaventa suonare dal vivo. Io ho ormai vi incaricati diverse volte sui i palchi di festival e concerti qui nel sud Italia.
Non ci spaventa anche se i continui cambi di line up non ci permettono di reggere il palco come vorremmo, di sicuro sono tutte belle esperienze che insegnano molto e che portiamo dietro per migliorarci.
Direi che è tutto, ti ringrazio per la chiacchierata.
Grazie a te Giuseppe, a presto!
g.f.cassatella
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