Intervista ai Resonance Room
Alessandro Consoli ci ha introdotti nel mondo dei Resonance Room, ultima piacevole scoperta della My Kingdom Music.
Ciao Sandro parto subito cercando di mettervi in imbarazzo citando la mia recensione del vostro album d’esordio Unspoken : “ i RR mostrano di avere già le idee chiare e un potenziale ancora inespresso che potrà renderli una delle colonne della scena italiana, soprattutto per la capacità di essere trasversali nelle sonorità”…
Siamo lusingati ma nessun imbarazzo, anzi, troviamo che la tua sia una considerazione molto positiva e oggettiva visto che pone l’accento sul divenire; un aspetto a noi molto caro in quanto crediamo di poter migliorare parecchio tramite l’esperienza e il giusto impegno. Non ci sentiamo di certo arrivati e crediamo, se avremo la voglia e la fortuna di continuare con questa avventura, che non lo saremo mai, qualunque risultato potremmo raggiungere.
L’essere trasversali è il risultato di essere sei differenti individui con sei differenti punti di vista e gusti musicali ma comunque accomunati da una base condivisa. Nel tempo vorremmo riuscire a rendere sempre più efficace la fusione dei diversi stili a cui ci ispiriamo, per rendere il tutto più scorrevole e naturale possibile.
Non sappiamo se in futuro riusciremo a lasciare una traccia veramente significativa riguardo la scena italiana – in merito alla quale siamo felici di constatarne la crescente qualità - ma quel che è certo è che ci vogliamo provare, anzi, ci stiamo già provando.
Passiamo alle domande “canoniche”, ti andrebbe di presentare la band ai nostri lettori?
La band nasce nel 2003 con il moniker Fragment. Incidemmo due demo: “Fragment” (2004) e “Way Down To Hell” (2006) riscuotendo abbastanza interesse in ambito critico, specie per il secondo lavoro pubblicato.
Dopo alcuni necessari cambi di line-up decidemmo di cambiare il nostro moniker in Resonance Room e durante il 2007 abbiamo ripreso i brani delle nostre due demo rielaborandoli in modo alquanto significativo. Prendemmo questa decisione perché eravamo consapevoli che con la nuova line-up potevamo esprimere al meglio i sentimenti e le idee in esse contenuti.
Nei mesi seguenti ci siamo occupati di comporre altre brani ex novo e questo ci aiutò a capire quanto bene funzionasse la nuova line-up.
Nei primi mesi del 2008, finita la fase compositiva, iniziammo le sessioni di incisione del nostro primo full-lenght presso lo studio di registrazione personale di Riccardo Failla.
Il 2009 vede l’ingresso di Fabio Monaco alla chitarra e il contratto la My Kingdom Music per la distribuzione di “Unspoken”.
Sempre in fase di recensione ho citato due band per descrivere il vostro sound: Pain Of Salvation e Novembre. Che ne pensate?
Trattandosi di band che ascoltiamo spesso e con piacere crediamo sia normale che alcuni eco siano rintracciabili nella nostra musica. Entrambe le band in questione hanno trovato un loro linguaggio musicale e questo è l’aspetto che più ci affascina. Non ripetono mai lo stesso album e non temono la sfida insita nell’osare e nel cercare sempre nuove vie espressive. In questo li riteniamo un nostro vero punto di riferimento.
Quanto incide l’essere siciliani sulla vostra musica?
Di primo acchito diremmo nulla; in fondo la Sicilia è conosciuta come una terra solare e dalla cromaticità violenta mentre la nostra musica non lo è di certo. Ma come in ogni posto anche in Sicilia il sole tramonta.
Qual è la situazione della scena catanese? Da qui direi florida pensando a realtà come voi, Schizo e Sinoath…
Non sappiamo se si possa parlare di una vera e propria scena ma è certo che ci sono diverse realtà - oltre agli importanti nomi da te citati – dall’indubbio valore e che, soprattutto, le stesse hanno davvero voglia di crescere e fare bene. Non è facile organizzare concerti da queste parti e di certo questo non aiuta a far nascere una coscienza musicale ben definita. Ma questo crediamo sia un problema che in parte riguarda l’intero suolo italiano.
Torniamo a Unspoken, qual è il brano che lo rappresenta meglio?
Probabilmente la title track, non a caso porta lo stesso nome dell’album. In essa sono contenute tutte sfaccettature del nostro sound. In oltre, essendo uno dei brani composti con la nuova line-up, lo sentiamo nostro in modo particolarmente intimo.
Ho trovato molto bella la copertina, che puoi dirmi al riguardo?
L’intero artwork, oltre la front cover, è concepito per essere una trasposizione visiva di alcuni momenti topici inerenti al concept lirico di “Unspoken”. Crediamo che rappresenti al meglio il concetto di lontananza e di incapacità comunicativa ed affettiva; un quieto e nebbioso limbo di silenzio e solitudine nel quale è doloroso anche solo sussurrare quel che si crede vero e quel che si spera non lo sia.
Tour in vista?
Nessun tour in vista ma stiamo cercando di organizzare qualche singola data in giro.
Grazie di tutto ragazzi, a te la conclusione
Grazie a te e a Raw & Wild ‘zine per averci ospitato e per l’interesse dimostratoci.
Per ascoltare la nostra musica e ogni tipo di info invitiamo tutti a visitare la nostra pagina myspace in costante aggiornamento: myspace.com/resonanceroom
g.f.cassatella
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