Intervista ai Last Warning
Questo 2009 si è aperto con un’ottima notizia per la scena metal tricolore: il ritorno dei Last Warnig. Sono passati ben otto anni dalla pubblicazione di “Under A Spell”, ultima traccia discografica della prog band. Non potevamo non chiedere a Stefano Venuto (bassista e autore di musiche e testi) i motivi di questa lunga assenza.
Ben tornati. Sei anni trascorsi tra “From the Floor of the Well” e “Under A Spell”, otto tra quest’ultimo e “Troughout Time”. Certo che amate farvi attendere…
In effetti siamo più lunghi dei Metallica… ma meno dei Guns… ah, ah… Diciamo che dal 2000 abbiamo dovuto affrontare due cambi di formazione (che per una gruppo che suona insieme da una vita non è proprio una cosa da nulla…). Prima il singer Diego e dopo un paio d’anni il drummer Emanuele hanno lasciato la band per seguire nuove strade musicali. Questi cambi di line up ci hanno costretti ad una affannosa ricerca di validi sostituti, capaci tecnicamente, ma sopratutto persone in gamba, insomma dei veri amici. Trovati questi, Fabio alla voce e Ivan dietro le pelli, abbiamo ripreso l’attività live cercando di eliminare la ruggine accumulata nel periodo di stop dovuto specialmente alla ricerca del drummer e abbiamo cominciato a comporre i brani di “Throughout Time” realizzando alla fine del 2002 un demo di cinque pezzi. Non eravamo soddisfatti del risultato ottenuto e abbiamo deciso di rivedere questo materiale in maniera integrale. Poi si sono aggiunti altri brani fino a raggiungere la track list del cd. Abbiamo cominciato a registrare il disco nell’ estate 2005. Il grosso del lavoro è stato fatto agli Zentih Studios di Lucca, da quello che è ormai un amico, Frank Andiver, le drums sono state effettuate agli “Angel Wings” studios e gli assoli di chitarra agli “Emerald Studios”. Dopo un po’ di vicissitudini nella primavera del 2006 il disco era pronto. Ora veniva il difficile: trovare un produttore. Abbiamo contattato un’agenzia di Milano con l’idea che avrebbe avuto più possibilità di noi nella ricerca di un contratto. Soldi e un anno buttati al vento. Nel frattempo riascoltando il cd ci era sorto qualche dubbio su mixaggio e mastering. D'altronde era stato mixato in cinque giorni e per un cd di 68 minuti e passa è un po’ poco. Ci siamo detti: “fatto trenta facciamo anche trentuno” rimixiamo e rimasterizziamo. Finalmente, soddisfatti del risultato abbiamo spedito in giro il cd e dopo aver valutato le proposte giunte, devo dire abbastanza celeri, la scelta è caduta sulla “My Kingdom Music” che ci ha fatto una proposta seria e onesta e che sta facendo un ottimo lavoro di promozione, cosa che ai tempi dei cd precedenti era avvenuta solo in parte. Devo dire che in effetti siamo anche un po’ lenti nel processo compositivo ma diamo una estrema importanza alla nostra musica e vogliamo che resti nel tempo. Questo è quanto. Forse mi sono dilungato un po’… ma volevo raccontare questa parte della storia dei “Last Warning”così da far capire a tutti che non è che ci piace farci attendere, ma qualche volta le cose non vanno come si spera e piuttosto che fare cose che non convincono è meglio aspettare.
Siete una delle band più longeve del panorama progressive metal nostrano, eppure altre compagini meno blasonate di voi godono di una notorietà superiore alla vostra. Credi che questo sia dovuto essenzialmente a questi lunghi intervalli tra un album e l’altro o c’è altro?
Credo che abbiamo dalla nostra parte una grande costanza e determinazione, abbiamo superato molte difficoltà e questo penso ci faccia onore. Non so a che band ti riferisci ma credo che se sono arrivate ad una notorietà elevata sicuramente lo meritano e penso che ci siano delle ottime band italiane con musicisti preparati che hanno saputo proporsi con della musica di spessore. Gli anni di vuoto fra un nostro cd e l’altro hanno sicuramente diluito l’interesse dei fans e dei media per la band facendoci dimenticare un po’. Ma la scena italiana ed europea per anni è stata incentrata sul Power Metal, si ricercava l’immediatezza dei brani attraverso melodie accattivanti ma un po’ scontate, nelle registrazioni si sentivano troppe drums elettroniche in dischi tutti uguali, e a noi non interessava. Chi veramente valeva qualcosa nel nostro genere doveva combattere per stare a galla; non a caso i più bravi sono rimasti anche negli anni successivi. Siamo sempre stati fedeli a noi stessi, non abbiamo ceduto alle mode, anzi abbiamo sperimentato cose nuove per quei tempi tipo l’inserimento di un soprano nei nostri pezzi, intrecci acustici di chitarre e arrangiamenti complessi, sviluppando un sound particolare influenzato sì dai grandi maestri del genere ma rielaborato in chiave personale. Non siamo accessibili musicalmente a tutti e questo ci ha penalizzato un po’, ma è nella nostra natura e non ci dispiace.
Quando è cambiata la scena dai vostri esordi?
La scena è mutata notevolmente in questi anni. Il livello tecnico si è alzato tantissimo e come dicevo prima ottime band si sono messe in luce. Il Metal si è diviso in molti sottogeneri, cosa che ai nostri tempi era limitata. Questo ha un po’ disperso i fans ma ha dato al genere una ricchezza ulteriore. Poi internet ha ridotto le distanze. Pensa, noi veniamo dal Friuli e ai tempi era molto difficile competere con la scena presente a Milano, Firenze e Roma. Poi molte band valide della nostra regione sono emerse anche sfruttando il web, vedi “Rhapsody”, ”Elvenking”, “Slowmotion Apocalipse”, “Raintime” e i “Pathos Ray” del nostro batterista Ivan, grandi amici dei Last Warning e superba band. L’avvento del home recording e del digitale ha permesso a tutti o quasi di produrre in casa demo, provini e qualche volta dischi veri e propri a costi impensabili anni fa. Forse nella scena attuale, specialmente in quella italiana, manca personalità e molte band hanno poco da dire a livello emozionale; magari sono tecnicamente validissime ma carenti in quel senso.
Direi che è giunto il momento di presentare “Throughout Time”…
“Throughout Time” sicuramente rispecchia i canoni della musica dei Last Warning. E’ cioè un connubio fra una buona tecnica, una discreta dose di potenza e delle melodie ricercate ma allo stesso tempo orecchiabili. Gli arrangiamenti, a mio modo di vedere, sono interessanti e variano in funzione dell’atmosfera del brano. Abbiamo curato molto le partiture tastieristiche e i guitar solos puntando sulla melodia e il feeling. Non abbiamo avuto anche questa volta paura nello sperimentare cose nuove. Ad esempio, nel brano “In the flood” abbiamo inserto la voce di Laura che, non venendo dal Metal, ha donato al brano un’atmosfera particolare, insieme agli arrangiamenti di chitarra acustica sfociati poi nell’assolo flamenco dell’altro ospite Caramelo Rejes. Abbiamo anche ripescato per l’occasione due vecchi brani dei Last Warning: “Bloody dream”, dal demo omonimo del ‘92 e “Cry out”. Il primo, riascoltandolo, ci sembrava sorprendentemente attuale con un riffing quasi dalla cadenza new Metal che con delle modifiche al refrain è diventato uno dei brani più efficaci del cd. Discorso a parte per la seconda song , di sicuro uno dei brani d’esordio della band, risalente al primo demo del 90 e che quasi mai è mancata nelle nostre esibizioni live. Si tratta di un pezzo molto Metal, amato dai nostri fans tanto da meritare un tributo almeno come bonus track. Questo cd non è di facile ascolto, è abbastanza lungo, richiede impegno nell’ascolto ma chi non avrà fretta e ci dedicherà del tempo lo saprà apprezzare in pieno.
Cosa lo differenzia dai suoi due predecessori?
Direi che, pur mantenendo in tutti i nostri lavori le caratteristiche classiche descritte precedentemente, accennerò i principali pregi e difetti di questi. “From the floor of the well” è potente e diretto, con buone melodie, buoni riff ma ha dei difetti di gioventù, soprattutto compositivi. In certi brani si ascolta una scarsa fluidità, la voce toccava note al limite umano e gli arrangiamenti sono poco chiari. Però da questo cd sono usciti alcuni dei nostri cavalli di battaglia come “Scream to the mirror”, “Mistery”, “On the wire”. Con “Under a Spell” il sound si è spostato più sul prog, essendo anche un concept album, pur mantenendo una buona energia e con arrangiamenti sofisticati, sperimentando soluzioni coraggiose, vedi l’inserimento della voce lirica. I problema di questo cd sono il sound non proprio riuscito e le melodie troppo cervellotiche e non di facile presa. Comunque pezzi come “Away”, “The beginning”, “Rules” e la title track “Under a Spell” sono diventati per noi storia. Penso che con “Throughout Time” abbiamo raggiunto un certo equilibrio. Finalmente il sound è ottimo, potente ma con la giusta dinamica, le melodie sono efficaci e i brani sono diversi fra loro, quanto basta per suscitare interesse in chi li ascolta. Non mancano la tecnica, ma senza esagerare, e la sperimentazione. Insomma, abbiamo fatto tesoro dell’esperienza accumulata e penso si senta chiaramente nel disco.
Quali sono le tematiche trattate nei testi?
Nei nostri testi vengono affrontati argomenti diversi e vengono dalle fonti più disparate: notizie dal mondo, storie realmente vissute, ma anche da sogni particolari. Hanno uno sfondo quasi sempre drammatico, ma riescono comunque alla fine a dare un messaggio positivo e di speranza. In ogni caso sono aperti a più interpretazioni, così ognuno può cogliere il messaggio che desidera. Ho sempre dato molta importanza ai testi cosa che non sempre viene curata a dovere, ma credo siano importanti allo stesso modo della musica proposta da un artista.
Tre etichette differenti per tre dischi. Come siete entrati in contatto con la My Kingdom Music?
Forse mi sto ripetendo ma il fatto di aver cambiato tre etichette in altrettanti cd non è dipeso da noi, ma credo non sia un problema, anzi penso sia stata una esperienza molto utile. Spero comunque di invertire questa tendenza con la My Kingdom Music che sta lavorando egregiamente per noi. Il contatto con l’etichetta è avvenuto alla vecchia maniera, tramite le poste: una spedizione con un buon cd dentro.
L’attività live di supporto all’album come sta andando?
L’attività live della band subisce purtroppo un andamento altalenante dovuto alla mancanza nella nostra regione di strutture adeguate dove poter proporre musica propria con continuità e dal proliferare delle cosiddette tribute band, che hanno invaso i locali lasciando veramente le briciole a chi cerca di creare musica propria. I gestori dei locali vedono soldi facili e non rischiano più con gruppi di un certo tipo. Andando avanti così le menti si impigriranno e ne risentirà tutto il movimento. Io le proibirei per legge! Ma questa è solo la mia opinione... Comunque cercheremo il più possibile di supportare live il cd con concerti di qualità in situazioni dove possiamo essere apprezzati veramente.
Grazie, mille a te la chiusura…
Grazie a te per lo spazio dedicatoci e ringrazio in anticipo chi vorrà acquistare“Throughout Time” un saluto a tutti.
g.f.cassatella
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