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Intervista a James LaBrie dei Dream Theater

E, sempre nel fatidico giorno della data milanese del Progressive Nation Tour 2009, dopo aver incontrato Martin Axenrot (Opeth), dal Mediolanum Forum mi sposto (di corsa) a pochi metri dalla galleria Vittorio Emanuele, precisamente al lussuoso Park Hyatt Hotel dove mi attende James LaBrie per gustare assieme una tazza di thè (accompagnata da ottimi biscottini). Di seguito è riportata la nostra chiacchierata sul futuro e passato della band tra apocalissi e uomini mascherati. Ecco a voi!

Per iniziare, un accenno al nuovo album "Black Clouds And Silver Linings": credi che sia il naturale successore di "Systematic Chaos"?
Assolutamente! Questo nuovo album è potente, dinamico, forte. Ha molti richiami alle nostre radici, ma tira dritto per la sua strada, guarda al futuro, è moderno e non scontato. Le lyrics sono molto introspettive, e mostrano una costante crescita del gruppo, una rinnovata coerenza e una coesione sempre più importante tra di noi. Ho amato il processo creativo di "Six Degrees Of Inner Turbolence", e "Black Clouds And Silver Linings" ha avuto una "gestazione" simile. Ci riteniamo molto soddisfatti!

...quindi suppongo che ti piacerà di più cantare queste nuove songs, dal vivo!
Beh, ovviamente mi piace cantare tutte le nostre songs. Chiaramente, quelle facenti parte del nuovo disco regalano maggiori emozioni: ogni volta che promuovi qualcosa che non hai mai cantato precedentemente provi una nuova emozione, ed è eccitante avvertire, vedere, sentire la reazione di chi ti sta ascoltando.

Chi ha scritto i testi delle nuove canzoni?
Petrucci e Mike (Portnoy). Sì, hanno scritto praticamente la totalità dei testi, che tra l'altro apprezzo tantissimo e quindi non ho avuto difficoltà a farli miei e a proporli dal vivo.

Per quanto concerne invece il bonus album, che contiene solamente cover, di chi è stata l'idea? E come avete scelto le canzoni?
E' stata un'idea di Mike. Ha pensato che sarebbe stato molto cool riproporre una nostra versione di quelle songs, riviste, rivisitate, e trasformate in chiave Dream Theater. Per quanto riguarda la scelta delle canzoni, si è trattato di un processo molto naturale, ovviamente supervisionato e diretto da Mike! Mike vive per i Dream Theater. Potrebbe presentarsi in qualsiasi momento, proponendo una nuova idea, un nuovo progetto, una sua invenzione per un album, per una canzone, per un concerto. Lui vive, dorme, pensa, respira Dream Theater. Noi tutti, quando torniamo a casa, ci occupiamo delle nostre famiglie, lui continua a pensare alla band. E' giusto che sia così, e ne siamo tutti molto contenti. Serve sempre una figura di questo tipo, che ti trascini e ti dia lo stimolo ad andare sempre avanti, con sempre più impegno (e nel frattempo, arriva il thè per James).

James, parlando di te...
Sono canadese! (ride)

Già! ...come è cambiato il tuo approccio alla musica, alla vita durante il tour, durante questi quasi venti anni di carriera?
Well, vedi, più passa il tempo e più, ovviamente, tutto cambia. Cambia in meglio: può accaderti qualunque cosa, ma vivere tante esperienze, conoscere persone, vivere la tua interiorità e la tua vita sociale, ti cambia dentro e fuori. Indubbiamente. Impari sempre, da tutto e da tutti, cambiano persone intorno a te e di conseguenza anche tu cambi. Cambia il tuo modo di sentire musica, di scrivere musica, di cantare musica. Impari a dare ad ogni cosa il giusto peso. Cambiano le tue priorità, i tuoi gusti, il tuo modo di vivere sia nel tour che nel tempo libero. Si amplia sempre di più la tua visione del mondo, impari a darti il tuo posto nella società. Nel 1994, quando ebbi un incidente e per diverso tempo la mia voce fu parzialmente compromessa, mi preoccupai. Temevo fosse arrivato il momento peggiore, ma dopo tanti sacrifici tornai quello di prima, e quindi tutti coloro i quali avevano denigrato me e in parte la band, potevano dire qualunque cosa: io ero tornato, più forte di prima, e sapevo che le loro parole non avevano importanza.

Qual è il concerto che ricordi con maggiori emozioni? E quale particolare episodio invece ricordi con divertimento?
Sicuramente il concerto al Radio City Music Hall di New York. e' stata una serata fantastica, con un'orchestra che suonava per noi, un suono potente, forte, vigoroso... Un'atmosfera magica ...episodi particolari? Mah... (tentenna non poco prima di ricordarsi qualcosa di particolare... Finta innocenza? nda) Beh, sì, in effetti un po' di episodi ci sono stati, durante questi anni... Ricordo uno show, se non erro l'ultimo del tour europeo del 1993. Mentre noi eravamo sul palco, comparirono delle spogliarelliste: inizialmente eravamo un po' sorpresi, ma dovevamo continuare a suonare quindi cercammo di non farci caso più di tanto. Ad un certo punto, non molto tempo dopo, erano nude... Well, cool!! (ride, e non racconta come andò a finire la serata, nda)

Che ricordo hai del Gods Of Metal di quest'anno?
Eccellente! Davvero eccellente. Ricordo bene che a metà pomeriggio stavamo rilasciando interviste, così come adesso, e vedevamo tantissime persone già presenti alla location e in giro per le strade. E' incredibile il colpo d'occhio che abbiamo avuto salendo sul palco poche ore dopo, con gli spalti gremiti e il prato ricolmo di fan. E' stato veramente molto bello, sul serio!

Ti piacciono gli Slipknot, che hanno chiuso il festival suonando subito dopo di voi?

Certamente! Loro sono una band validissima: non bisogna fermarsi all'aspetto esteriore, che magari può essere il primo fattore di attrazione. La loro musica è molto più profonda di quanto possa sembrare, è genuina e c'è dietro un sacco di lavoro.

Qualche anno fa ho parlato con Corey Taylor, così come con te ora: mi è parso un ragazzo molto semplice, estroverso e simpatico, non credi?
Assolutamente! L'ho conosciuto, è davvero una persona piacevole, molto cordiale, spontanea. Ha i piedi per terra, non si dà delle arie ed è sempre molto disponibile.

Quali sono i tuoi hobby quando non sei impegnato con la musica?
La band, ovviamente, ci occupa tantissimo tempo. Quando non siamo in tour, amo stare con la mia famiglia, con i miei figli, mi piace passare tempo con loro, parlare con loro, vivere con loro. Adoro poi sciare e soprattutto leggere. In questo momento sto leggendo un libro sul papa Papa Giovanni Paolo I, riguardante il mistero della sua morte. Inoltre, mi sto appassionando della letteratura legata ai nativi americani, del loro legame con la natura e della loro spiritualità. Dovremmo prendere esempio da loro, cercare di ritornare a contatto con la natura...

...e invece stiamo andando dalla parte opposta.
Oh, man, sì, è proprio così.

Su quale disco avresti voluto cantare, tra tutti quelli incisi nella storia della musica?
Well, direi "A Day At the Races" dei Queen. Loro sono un gruppo incredibile, unico, irripetibile. Hanno scritto delle songs meravigliose e hanno una personalità unica.

...quindi se nel 2012 davvero finirà il mondo, dovunque tu possa cadere,  porterai con te la discografia dei Queen?
(ride) Beh, sì, certamente! ...scherzi a parte, non credo a tutta questa faccenda!

Nemmeno io! Ma se fosse vero... Che colonna sonora daresti ad un evento del genere?
(ci pensa un po') Naa, non esiste nulla che possa fare da colonna sonora ad un evento del genere. E' talmente spaventoso ed inimmaginabile che nemmeno la musica riesce ad arrivare a dare un senso ad una cosa simile.

Un ultimo accenno alla tua carriera solista: hai un nuovo album in arrivo, non è vero?
Diciamo di sì: "Elements Of Persuasion" è uscito già da qualche anno, ho pronti diversi nuovi pezzi e credo che non manchi molto. No, non manca molto: avrete presto mie notizie!

Pax (Antonluigi Pecchia) e Marco Colombo (Babylon Magazine)

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