Intervista ai Coffee Orchestral
Stanchi del solito tran tran della vita da metallari (rovesciare croci, ammazzare gatti, fare finta di lavarsi, ecc ecc)? Allora rinunciate alla musica del demonio per un po’ e provate ad addolcire le vostre esistenze con una scatola di cioccolatini della premiata ditta Coffe Orchestral…
Ti andrebbe di presentare la band ai nostri lettori?
Si, certo. Siamo un trio: Annalisa (voce, sonaglio, eggs), Lorenzo( basso, armonica, cori) e il sottoscritto, Matteo ( voce, chitarra).
Sicuramente la vostra proposta è abbastanza insolita per le colonne di una webzine metal. A te il compito di convincere dei rudi metallari a darvi una chance…
Noi siamo una band di “genere”, quindi ci rendiamo conto che l’approccio alla nostra musica da parte di chi ascolta esclusivamente metal o hard rock possa essere alquanto difficoltoso. Sul disco non compaiono né chitarre elettriche né assoli, anche se le nostre passate esperienze musicali sono decisamente heavy. Io e Lorenzo infatti, prima di formare i Coffee Orchestral, abbiamo militato a lungo in una stoner rock band. Credo che il nostro album “Chocolate Suitcase” possa tuttavia offrire degli spunti interessanti per quei “rudi metallari” che hanno voglia di ascoltare qualcosa di particolare, diverso dai loro standard. Forse la chance può essere offerta più da voi che da noi. Ci avete recensito ottimamente e questo mi sembra un ottimo punto di partenza.
Come è nato “Chocolate Suitcase”, il vostro nuovo album?
Il disco è stato composto e registrato fra gennaio e settembre 2008. E’ stato un periodo molto creativo e stimolante, tant’è che l’idea di pubblicare un nuovo disco ci è venuta soltanto quando ci siamo ritrovati fra le mani parecchio nuovo materiale. Il nostro primo album è stato pubblicato a fine 2007, quindi non c’era l’esigenza di comporre subito nuovi brani. È stato un processo molto naturale e istintivo, anche se nulla è stato lasciato al caso perché ci siamo impegnati parecchio per portare a termine il lavoro, insistendo molto sui suoni, sugli arrangiamenti, e anche sulla realizzazione dell’artwork. Il risultato finale ci soddisfa molto, siamo contenti
Cosa lo differenzia dal suo predecessore, “Tobacco Symphony”?
Ci è stato più volte detto che questo disco suona più maturo rispetto al precedente, che le canzoni sono più facilmente assimilabili, registrate e arrangiate meglio. Credo che Chocolate Suitcase sia diverso da Tobacco Symphony per varie ragioni. Innanzitutto Annalisa era entrata a far parte della band quando gran parte delle canzoni di TS erano state già composte. In CS si sente molto di più la sua presenza e l’apporto conferito ai brani. In secondo luogo direi che c’è una differenza di dinamiche. Il nostro disco d’esordio era principalmente composto da ballate arpeggiate, mentre questa volta abbiamo cercato soluzioni diverse, più ritmiche. Non credo tuttavia che Chocolate Suitcase sia meglio di Tobacco Symphony, sono semplicemente due album differenti.
L’album è ricco di suggestioni e richiami cinematografici…
Si, decisamente…. È stato così anche per il disco precedente. Io mi occupo della stesura dei testi e, da grande appassionato di cinema, mi piace molto riportarlo a modo mio nelle liriche, anche se i riferimenti non si colgono apertamente. Magari parto dalla trama di un film che mi ha particolarmente colpito per scrivere un testo che alla fine con lo stesso film può non aver nulla a che vedere. Non ci sono citazioni esplicite, si tratta solo di piccoli richiami.
Nella mia recensione ho citato Neil Young e Smashing Pumpkins, e comunque ho definito CS un album più “americano” che “italiano”. Ti ritrovi in questa definizione, oppure ho detto la solita stronzata da scribacchino musicale?
Gli Smashing Pumpkins hanno fatto da colonna sonora alla mia adolescenza, e anche se ora i miei ascolti sono molto distanti da ciò che suonavano e suona la band di Billy Corgan , credo sia possibilissimo trovare qualche piccola loro traccia nella nostra musica. Anche Neil Young mi piace moltissimo, ha fatto la storia della musica. Penso tu abbia pienamente ragione quando dici che il nostro disco non è molto “italiano”, perché la nostra formazione musicale è piuttosto distante dalla tradizione cantautorale del nostro paese, anche se credo che in Italia ci siano musicisti davvero validi. Un artista di riferimento per Annalisa, ad esempio, è Mina. Per il resto, gran parte dei nostri ascolti guardano oltre il confine italiano. Ci piacciono Beatles, Tim Buckley, Damien Rice, Doors, Led Zeppelin, Velvet Underground, Elliott Smith, Bob Dylan, Kings Of Conveniente, Motorpsycho, Belle & Sebastian, Cat Power, Bright Eyes...
Come siete entrati in contratto con la Jestrai Record e come vi trovate con loro?
Abbiamo conosciuto Mari di Jestrai ad un concerto a Milano nei primi mesi del 2007. Suonavamo di spalla agli Hogwash, lei ci ha sentiti, le siamo piaciuti e qualche tempo dopo, ascoltando il nostro demo, ha deciso di pubblicare l’album d’esordio. Purtroppo in questo periodo di crisi nera per la discografia, i progetti musicali vengono portati avanti fra mille difficoltà, e devo dire che nonostante tutto Jestrai ha fatto un ottimo lavoro di promozione per Chocolate Suitcase.
L’attività live di supporto all’album come sta andando?
Noi, come la maggior parte delle band italiane, non viviamo di musica, svolgiamo altri lavori e cerchiamo di suonare il più possibile compatibilmente con i nostri impegni. Non ci lamentiamo, al momento abbiamo un po’ di date in programma e sul nostro myspace aggiorniamo costantemente il calendario.
Grazie mille, a te la chiusura…
Siamo noi a ringraziarti tantissimo! Ci ha fatto immensamente piacere essere riusciti a destare interesse e a trovare spazio su una webzine che si occupa prettamente di musica metal. Per noi è estremamente gratificante. A presto
g.f.cassatella
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