Intervista a Pater Nembrot
Non nascondo una mia particolare passione nei confronti della musica dei Pater Nembrot. Prima con l’Ep e poi con l’album vero e proprio (entrambi intitolati Mandria) il gruppo mi ha letteralmente conquistato con il proprio sound vintage.
Innanzitutto, complimenti per Mandria. Un album veramente bello. Ti va di presentarlo ai nostri lettori?
F: Innanzitutto grazie per l’interesse che Raw and Wild ha dimostrato nei nostri confronti e nei confronti del nostro primo disco. Grazie di cuore. Mandria è un disco difficile da descrivere: parla di amore, di rabbia ed energia, e rifugge le apparenze. Ci piace pensarlo puro e per questo imperfetto. Sicuramente non è stato fatto per “piacere” a prescindere. Mandria è un disco che parla di noi, della nostra visione del mondo e delle relazioni che legano le persone. Difficilmente catturerà il piacere e il rispetto di chi non trovasse interessante l’“ascolto” della musica nella sua totalità, parole incluse.
Come nasce un vostro brano?
F: In genere i nostri brani hanno una gestazione piuttosto complessa.. Ultimamente però stiamo scoprendo con piacere anche la forma “jam” tanto nel nostro piccolo quartier generale, che nei
check dei pre- concerto.
G: i nostri brani nascono in vari modi: qualcuno di noi porta delle idee in sala prove e ci lavoriamo
insieme oppure mentre improvvisiamo può uscire qualcosa di bello e interessante da sviluppare magari cercando di crearci un buon pezzo.
Chi cura i testi e di cosa parlano?
F: Sono io a occuparmi dei testi. La scelta è piuttosto obbligata: gli altri due non avrebbero la minima intenzione di perdere nemmeno 5 minuti per scrivere qualcosa su un foglio. Troppo poco rock and roll, dicono…
Io ritengo che la title track sia la canzone più esaltante del disco. Qual è la tua preferita?
F: Tra le mie preferite c’è sicuramente “Il Ponte dei Frati”: è la più divertente da suonare e quella con il testo che più di tutti riassume l’idea che sta dietro all’intero disco.
G: metto allo stesso piano "Mandria" e "è Permesso?".
Quali sono le vostre influenze? Io ho citato nomi illustri quali Hawkwind, Black Sabbath, Iron Butterfly e Blue Cheer.
F: Le nostre influenze sono varie. Questo è il motivo per cui troviamo delle difficoltà ad essere accettati dall’interno del variopinto underground italiano. D’altro canto, però, rappresenta il nostro più grande motivo di orgoglio. Oltre ai nomi giganteschi che hai fatto, dobbiamo ricordare sicuramente i primi dischi della scena progressive italiana (Il Balletto Di Bronzo – Sirio 2222; Osanna – L’Uomo; Biglietto Per L’Inferno - ST), la psichedelia ossessiva dei Can e l’energia disarmante di Sonic Youth e Nirvana.
La copertina mi ha ricordato quelle classiche della scena progressiva italiana. Chi è l’autore e cosa rappresenta?
F: Sei il primo ad avercelo detto espressamente, ma era nostra intenzione sin dal principio. L’autore si chiama Francesco Decesari, un ragazzo sconosciuto ai più che però ci ha colpito per il suo modo ingenuo e puro d’intendere la sua arte. Abbiamo visto per la prima volta la tavola ad una sua mostra e gli abbiamo chiesto di poterla usare per l’artwork del nostro disco. L’idea che sta dietro alla tavola è quella della complessità dell’esistenza: quel groviglio di spine e papaveri mi è sembrato subito un’efficace metafora della “Mandria” che imbufalita cerca di uscire da ciascuno di noi. Il sogno sarebbe quello di realizzare una edizione in vinile, dove la cover, il retro e l’interno dell’album possano davvero rendere merito all’estro di chi l’ha realizzata. Staremo a vedere.
Nella domanda precedente ho accennato alla scena progressive italiana, credi che oggi ci sia una scena musicale italiana? E se sì, i Pater Nembrot come si pongono all’interno di essa?
F: Come accennavamo prima, è difficile parlare di una scena. Piuttosto, esistono molte scene che spesso sono in competizione tra loro, per accaparrarsi qualche possibilità di ribalta in più. Abbiamo
avuto la fortuna di stringere un ottimo rapporto, d’amicizia prima di tutto, con il fondatore della Go Down Records, Leonardo Cola, che ha creduto in noi. Seguiamo con interesse le sue iniziative e le band del rooster. Massimo rispetto per band come Smalljackets e Deadpeach. Ci piace il loro modo di intendere la musica. E’ puro. Personalmente mi piacciono molto anche i Lleroy di Jesi. Ecco, questa è la scena nella quale ci riconosciamo. Con essa, dobbiamo ricordare la crew del
portale Perkele.it che da sempre milita a sostegno della psichedelica hard.
G: E’ la televisione che comanda, comunque, sotto nascosto qualcosa c'è!Andando alla ricerca anche grazie a internet e a qualche rivista specializzata si può trovare ottima musica. In Italia non mancano musicisti bravi e creativi, manca la possibilità di esprimere la propria arte e farla conoscere! Credo che i Pater Nembrot si stiano guadagnando un posto in questa nicchia di musicisti.
Non ho avuto il piacere di vedervi dal vivo. Com’è un vostro concerto?
G: Bisognerebbe porgere la domanda a chi sta sotto al palco...
F: Non lo avremmo mai pensato, ma con l’incedere del nostro tour promozionale ci stiamo scoprendo una di quelle band che rende molto di più dal vivo che in studio. I live sono energia pura: quando suoniamo sudiamo, ci lasciamo prendere da quello che facciamo e la gente che ascolta lo sente. C’è molta più psichedelia rispetto al disco e spesso ci concediamo a dei momenti d’improvvisazione.
Le prossime date?
F: le prossime saranno le ultime date prima di una pausa che ci prenderemo per scrivere nuovo materiale. Sicuramente saremo il 14 marzo al Madamadorè di Forlì. Ci sono altre cose in ballo, ma per scaramanzia è meglio tacere… brutte esperienze con i progetti a lungo termine.
Con quali band vi piacerebbe dividere il palco?
F: Qualsiasi band che suoni musica “vera”, il genere poi non importa.
Un ultima curiosità: cosa significa il vostro nome?
C: Praticamente è come se Nembrot, o Nimrod, fosse nostro padre e quindi noi fossimo tutti figli del caos. Meglio però non entrare nel dettaglio, altrimenti rischiamo di rimanere schiacciati dalle teorie del complotto e dalla teologia cosmogonia
Grazie, a te il compito di chiudere l'intervista...
F, G, C: AMATEVI FOLLEMENTE E FATE QUEL CAZZO CHE VI PARE!
g.f.cassatella
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