Intervista agli Atomic Workers
Ho un debole per gli Atomick Workers, e per questo non potevo esimermi dallo scambiare quattro chiacchiere con Michele Rossiello, bassista della band.
Ciao Michele, inizierei facendoti i complimenti per lo splendido Third Disaster. Ti andrebbe di parlarne ai nostri lettori?
Ciao Giuseppe, mi fa molto piacere che Third Disaster ti sia piaciuto. In questo nuovo album c’è stata piena collaborazione tra tutti i membri della band nella composizione dei pezzi. Siamo riusciti a provare anche un paio di volte in più del solito prima di andare in studio. Ci sono stati degli avvicendamenti alla batteria solo un paio di settimane prima della registrazione che mi hanno fatto stare un po’ in ansia ma l’entusiasmo e gli ottimi rapporti interpersonali ci hanno guidato sulla giusta rotta per il terzo disastro, registrato in meno di 10 giorni su 2” tape e tutta la parte ritmica che senti è la first take nel Garden studio di Londra.
Recensendo il vostro secondo album, Wall Of Water Behind Me, ho scritto: “Gli Atomic Workers nel giro di due dischi sono riusciti a portare avanti un discorso che altre band avevano interrotto una ventina-trentina di anni fa”. L’ascolto di Third Disaster, non ha fatto che confermare questa mia impressione. Sei d’accordo con me?
Non so a che band ti riferisci ma penso di aver capito la tua domanda. Vent’anni fa io già suonavo e non ho mai interrotto il mio approccio con il suonare, stare in una band, andare in studio.
Parlando della vostra musica ho tirato fuori i nomi illustri di Donovan, Josef, Bowie, Black Sabbath, Van Der Graaf Generator, Hawkwind, Pink Floyd e King Crimson. Quali altri artisti vi hanno influenzato oltre questi?
E’ difficile citare tutte le band che ci hanno in qualche modo influenzato, anche perché Atomic Workers sono un gruppo di persone con differenti gusti musicali. Sicuramente siamo figli di gruppi con chitarre tuonanti, dalle band più oscure garage punk di fine anni 60 in poi.
Ti andrebbe di consigliare 5 albums senza i quali gli AW non esisterebbero?
Pretty Things, S.F. Sorrow
Love, For ever changes
Thee Hypnotics, Come down heavy
Loop, Heaven’s end
Soft Machine, Same (1968)
Incidete per la Nasoni Records, un’etichetta straniera, e probabilmente il vostro nome gira più all’estero che qui da noi. È perché è così difficile per voi essere “profeti in patria”?
Negli ultimi anni sono stato poco in Italia quindi non so cosa sia cambiato nel mondo underground e indipendente ma sono sicuro che chiunque avrà la chance di vederci suonare dal vivo non ci dimenticherà facilmente.
Quali sono vostri rapporti con le band italiche con sonorità simili alle vostre, tipo gli OJM?
In particolare con gli OJM ci stiamo sentendo abbastanza spesso, infatti ci stanno dando una mano a fissare qualche data in Nord Italia per settembre (trovi le date su myspace). Rapporti con le altre band sono sempre stati aperti, siamo pronti a collaborare, scambiare informazioni, ecc..
La vostra musica guarda chiaramente al passato, ma non salveresti nulla dell’attuale scena musicale?
Penso che nella scena odierna ci siano molto band giovani con idee carine e che si danno da fare ma lo spazio è occupato soprattutto da band sposorizzate e questo accade anche per quanto riguarda i concerti.
Tour in vista?
Abbiamo provato ad organizzare qualche data in Italia ma ciò che ho di sicuro adesso sono 2, forse 4 date. Invece vorrei organizzare qualcosa di più serio partendo dalla Toscana, attraverso il sud della Francia per arrivare in Spagna.
Ti ringrazio e lascio a te la parola…
Grazie a te, speriamo di incontrarci presto a qualche nostro concerto.
g.f.cassatella
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