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Intervista ai Timecut

Ancora una volta dal sottosuolo italico è spuntata una band non banale: Timecut. Abbiamo avuto li piacere di scambiare quattro chiacchiere con il bassista della band, Joba.

Direi di iniziare presentando la band ai nostri lettori…

Come Timecut siamo una band abbastanza nuova sulla scena anche se in realtà proveniamo da precedenti situazioni che nell’ambiente underground italiano avevano avuto un loro riscontro. Ci sono voluti alcuni anni ed esperienze, spesso molto diverse fra loro, per  affiatarci  e iniziare un progetto che ci sta effettivamente dando grosse soddisfazioni pur discostandosi dalle precedenti nostre formazioni. L’obiettivo di questi ultimi due anni era infatti fare un album come Timecut, del quale siamo molto orgogliosi, e di preparare un live show che ci rappresentasse al meglio.. Naturalmente tutto questo non è stato facile: ha richiesto sacrifici, tempo, energie e molta creatività, dato che siamo partiti con un budget inesistente. Comunque abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone speciali, amici, professionisti, fans che ci hanno aiutato con entusiasmo. Siamo molto grati a tutte queste persone.

Quali sono le vostre influenze?

Ognuno di noi tre ha un background molto diverso: chi viene dal metal, chi dall'hardcore, chi dalla new wave.... Da queste preferenze nulla toglie che ci siano molte bands che ci accomunano come gusti, ma non sempre si può dire che ne siamo  influenzati musicalmente... Invece Tool e A perfect Circle, a detta di molti, pare siano effettivamente bands a cui il nostro sound si avvicina. Noi ne apprezziamo molto l’originalità e rimaniamo sempre incantati di fronte ad un video dei Tool o degli  A.p.c., così come davanti ad uno spettacolo di luci dei Nine Inch Nails (dato che la loro musica ultimamente sta diventando parecchio “cheap”), alle melodie tristi e “malate” degli Alice in Chains. Sicuramente loro ci hanno influenzato parecchio, come magari lo hanno fatto i Cure o i testi di Ian Curtis... il suono malinconico di Jeff Buckley e le sperimentazioni di Radiohead.,ma alla fine, quando si ci trova in saletta e si inseriscono i cavi negli ampli e strumenti, allora la musica esce per quello che sono le nostre singole caratteristiche e non a seconda di quello che si è ascoltato, magari nel tragitto verso la sala prova. E’ un po’ come se la musica fosse già scritta dentro di noi e tutto ciò che dobbiamo fare è seguirla e riprodurla spesso istintivamente. Il sound di Timecut e’ pura naturalezza che non nasce dal voler fare, ma dal farlo punto e basta!

In sede di recensione ho sottolineato come sia difficile attribuire un etichetta alla musica contenuta in “Timecut”, il vostro nuovo album. Vorreste farlo voi?
Avendo la stessa difficoltà, abbiamo coniato un termine apposta: warpedrock, creando un vero e proprio “manifesto” di ciò che intendiamo con questa parola, ovvero una fusione di grunge e sonorità moderne vicine all'industrial. Il tutto nasce da un certo malessere che si è poi sviluppato negli anni 90 in città come Seattle, per evolversi e prendere direzioni diverse. Nel nostro caso, le nostre affinità personali con l'immaginario e le sensazioni del rock alternativo di quel periodo, si sono incontrate con la violenza espressiva e le possibilità sonore e creative offerte dell'industrial, anche a livello visuale.

Come è nato l’album?
L’album ha origine ai tempi della nostra permanenza Londinese, quando certi stati d’animo dovevano trovare una via di sfogo e l’unico modo per farlo, per quanto ci riguardava, era di metterlo in musica. Il senso di alienazione e delusione, la difficoltà di essere accettati dagli altri quanto di accettare gli altri per quello che sono ai nostri occhi, sono stati elementi di fondo per la stesura di musica e testi di Timecut. Le liriche sono molto introspettive, ma i sentimenti che ne emergono sono questi, che poi si relazionano con tutto quello che ci avviene intorno. Ormai appiattiti dalle routine del quotidiano, ma disgustati dal vuoto e dal menefreghismo che regna ovunque, eravamo arrivati un po’ ad un estremo che si rispecchiava in tutto ciò che facevamo: che si trattasse di sesso vissuto in un certo modo, o le ubriacature tristi, l'assunzione di droghe, le risse scatenate da pretesti stupidi.. Tutte queste situazioni, spesso estreme e mal vissute per un disagio interiore che ti porti dietro ovunque tu sia, con chiunque tu sia e per qualsiasi cosa tu faccia, ci hanno stimolato a comporre qualcosa per noi di bello, a curarlo minuziosamente e anche a sentirne il peso del lavoro. Qualcosa di cui essere orgogliosi e che ci facesse sentire capaci di creare emozioni così come spesso altri le creano  per noi. 

Possiamo definirlo un concept?
Vedrei il termine concept  più consono per Timecut come band piuttosto che riferito all’album in sé.  Come Timecut ci piace presentare anche elementi diversi che non sono presenti nel solo album. Ad esempio il lavoro di ricerca a livello visuals e comunque il live show in generale; la scelta grafica sia nella gestione del web che nelle stesse fotografie, dove prediligiamo la semplicità e la raffinatezza  rispetto alla tendenza moderna di complicare qualsiasi cosa; i testi stesi con un linguaggio ricercato e poetico, quanto una ricerca di un sound altrettanto ricco di effetti e campioni. Pare che  stiamo riuscendo, attraverso questo insieme di aspetti, a raccogliere ottimi consensi sia in Italia che all'estero. Intendiamo il nostro progetto artistico sia a livello musicale (sopratutto naturalmente) sia a livello visivo e di significato.

Quali sono le differenze con il suo predecessore?
Sebbene si tratti di un lavoro ancora una volta prodotto dalla band, cioè senza una figura vera e propria di produttore esterno, Timecut è stato concepito e arrangiato seguendo anche i consigli di produttori, in particolare inglesi che avevano tra le mani “Exeptions’, cioè il lavoro precedente. Non è stato scritto solamente sulla base di quanto era di gradimento per la band. Quindi le canzoni hanno perso quelle lunghe parentesi strumentali, che spesso erano d’introduzione e di chiusura nei primi lavori di Timecut, concentrando invece ogni singola traccia in strutture semplici ma ricche di dinamiche. Una scelta di concentrare il lavoro della band in qualcosa di semplice, immediato, facilmente assimilabile, ma tutt'altro che scontato. Anche il titolo omonimo di questo album ne è una prova. Abbiamo mirato a qualcosa con uno stile diverso dai precedenti noi-stessi! In Exeptions, invece, c'è un’atmosfera molto più da sogno, ci sono tracce completamente strumentali e le stesse canzoni hanno strutture più complesse e lunghe. Poi, elemento certo non di poca rilevanza, Exeptions presentava batteria elettronica (eccetto per 2 traccie) poichè all’epoca la formazione era ristretta ai soli Bait e Joba. Timecut invece ha la potenza e l’anima di una sessione ritmica suonata umanamente e il drumming granitico di Alle ha aggiunto vibrazioni molto forti all’intero disco.

C’è un brano a cui vi sentite più legati?
Come al solito ognuno di noi potrebbe rispondere in maniera diversa... limitiamoci a dire che Pianoloud, il pezzo di apertura, lo riteniamo tutti e tre come il singolo dell’album: un pezzo che ci piace suonare dal vivo e di cui cercheremo di promuovere il video in prossima uscita. E’ un pezzo che suona come rock duro, ma ha un velo di dark e di cupezza che ci piace molto.

Come siete entrati in contatto con la Valery Records? 
Nel novembre 2007 avevamo terminato la registrazione dei 10 brani (cover esclusa) e stampato alcune copie del cd per le vendite dal vivo e per la ricerca di un’etichetta. Subito si è rivelato esserci interesse da parte di alcune realtà italiane, e tra queste Valery Records che ci era stata introdotta attraverso un nostro prezioso contatto. Valery Records si è dimostrata l’etichetta più seria e competente fin da subito. Una volta entrati in contatto hanno preso il loro tempo per valutare l’album nella sua interezza e abbiamo raggiunto un accordo che comprendeva l’inserimento della cover di Street Spirit dei Radiohead.  Siamo tuttora soddisfatti sia dei nostri rapporti con l'etichetta, sia del lavoro che stanno facendo.

Come sta andando l'attività live?
C’e’ una domanda di riserva? Andarsene da Londra dove puoi suonare quotidianamente e tornare in Italia dove sei fortunato se suoni il weekend è.... un po’ castrante!!! Soprattutto alla luce del fatto che gli ultimi live, ossia quelli che hanno avuto anche i visuals proiettati, sono stati super apprezzati, e non di meno, perché attraverso il web un sacco di ragazzi ci chiedono quando passeremo dalle loro parti. Ma al momento non abbiamo un’agenzia di booking (ne esistono ancora?) quindi stiamo cercandone una e stiamo organizzando concerti contattando i locali direttamente. Insomma, è un mondo difficile... vedremo!

A voi il compito di chiudere l'intervista...
Certo, ti dobbiamo un grazie sentitissimo per lo spazio e per gli apprezzamenti che hai fatto sull’album.. Crediamo che sia già stato detto tutto circa la band quindi non resta che consigliare l’ascolto del cd o la visione di uno show. Sul web trovate già alcune piccole preview ad alcuni dei visuals che fanno parte dello show nonché alcune tracce del cd. Quindi se non disdegnate grunge, noize, wave, dark e un rock tagliente, dateci la possibilità di emozionarvi e passate a dare un’occhiata e un ascolto alle nostre "pagine" www.timecut.net www.myspace.com/timecut e www.trig.com/timecut .

g.f.cassatella

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