Intervista agli Stormlord
Gli Stormlord sono da sempre stati una delle band più note nell’ambito del metal italiano, creatori di un sottogenere che è l’epic black di cui molte band ha caratterizzato (ad esempio i Keep Of Kalessin di “Armada”). Ultimamente la band è tornata sulla scena con un ottimo album che è “Mare Nostrum” (potete trovare la mia recensione di esso al seguente link:
www.rawandwild.com/review/review.php?id=Stormlord ), io non ho perso l’occasione per poter intervistare Cristiano Borchi (voce e leader della band). Qui di seguito troverete la piacevole chiacchierata che c’è stata tra noi:
Da poco è uscito il vostro ultimo lavoro “Mare Nostrum”. Potreste auto-commentarlo ai nostri Lettori?
Mare Nostrum è il nostro quarto album in studio e segna un ritorno a sonorità più epiche rispetto al suo predecessore. Abbiamo cercato di mantenere alcuni elementi della nostra produzione più recente affiancandoli con quanto abbiamo fatto in passato, con un occhio di riguardo alle nostre origini. Ecco dunque che in Mare Nostrum potrai trovare brani come “Neon Karma” che per certi versi potrebbe essere letta come una nuova “Wurdulak”, affiancati ad episodi dal sapore altamente epico come la title track, “And The Wind Shall Scream My Name” o “Stormlord”, passando per pezzi dal sapore orientale come “Legacy Of The Snake” o “Scorn”. Abbiamo anche voluto sperimentare nuove soluzioni ed osare, come nel caso di “The Castaway”, che credo sia il primo pezzo interamente acustico cantanto in screaming della stoia del metal estremo. Da un punto di vista lirico, “Mare Nostrum” vuole essere un tributo alle nostre origini e alle culture che hanno influenzato la nostra storia nel corso dei secoli. Quindi non solo mitologia nostrana o ellenica, ma anche tematiche orientali, come in “Legacy Of The Snake”, che parla dei Naga, divinità minori dell'induismo e del buddismo, o “Emet”, che narra la leggenda ebraica del golem. Si tratta di un lavoro molto variegato come siamo soliti fare, ma arricchito dall'esperienza accumulata in tutti questi anni e dalla nostra maturazione come musicisti. Quanto alla produzione, abbiamo lavorato ancora una volta con Giuseppe Orlando nei suoi Outer Sound studios, mentre per il mastering ci siamo affidati ai Finnvox. Il risultato è stato davvero esaltante, il disco gode della nostra migliore produzione di sempre e probabilmente una delle migliori qualità di produzioni degli ultimi anni nel nostro genere.
Avete cambiato qualcosa per quanto riguarda il modo di comporre i vostri brani?
“The Gorgon Cult” era nato jammando in sala prove, per “Mare Nostrum” siamo invece tornati all'antico, lavorando in fase iniziale a casa e poi portando le idee da sviluppare in sala prove. Questo ci ha permesso di studiare con cura ancor maggiore tutti i dettagli e le sfumature dell'album.
Da quali band avete tratto principalmente ispirazioni per la composizione delle sue parti?
Onestamente devo dire che questa volta non abbiamo avuto nessun tipo di influenza se non noi stessi e quello che avevamo voglia di fare, in un certo senso mi viene da dire che per la prima volta da molti anni non abbiamo avuto paura di essere noi stessi. L'album sta avendo feedback incredibili da tutta la stampa mondiale, e la cosa che ci fa maggiormente piacere è proprio il leggere spesso nelle recensioni che l'album non assomiglia a nulla e che suona così personale e fresco. Del resto, siamo stati i primi a mescolare epico ed estremo, cosa che all'estero ci ha conferito la fama di gruppo culto, e per noi è stato estremamente naturale muoverci su quelle coordinate, senza andare ad ascoltare o ad ispirarci a chi nel genere è venuto dopo di noi.
Ho colto la citazione della parte finale del canto di Ulisse della “Divina Commedia” nel brano “And The Wind Shall Scream My Name”. Anche in qualche modo l’artwork dell’album è legato ad esso?
No, anche se il pezzo è sicuramente uno dei più rappresentativi dell'intero album e delle atmosfere che vuole evocare. L'artwork è stato concepito e realizzzato da Gyula Havancsak, già ditero i pennelli negli ultimi artwork di Grave Digger, Destruction, Annihilator e molti altri. Il suo talento è davvero incredibile, quando ci ha proposto le sue idee siamo rimasti letteralmente a bocca aperta.
L’uscita di questo ultimo è stata preceduta dalla raccolta “The Legacy Of Medusa – 17 Years Of Extreme Epic Metal” che praticamente racchiudeva tutti i brani migliori della vostra carriera. Però “Mare Nostrum” vede la vostra band decisamente maturata (dedicandosi a composizioni decisamente più complesse), io lo vedo come una sorta di resoconto di tutto ciò che voi avete fatto in tutti questi 17 anni, un confine che divide i vecchi Stormlord (o pre-“Mare Nostrum”) dai nuovi. È così?
Ti ringrazio per il complimento, si, in parte può essere visto così, un disco degli Stormlord impreziosito da diciassette anni di attività e maturazione. E' altrettanto vero che viviamo “Mare Nostrum” come un punto di volta della nostra carriera. Lo sentiamo come il disco della maturazione, l'album in cui siamo finalmente riusciti a fare tutto come avremmo voluto in ogni dettaglio, il disco su cui abbiamo sudato di più in fase compositiva e ancor di più in fase di registrazione e mixaggio, l'album che, alla fine, siamo riusciti a far suonare "perfetto", chiaramente in base al nostro punto di vista e alle nostre aspettative. E credimi, siamo persone estremamente perfezioniste e attente ad ogni sfumatura in maniera quasi maniacale, e l'essere riusciti ad appagare al 100% noi stessi è stato già un grande traguardo! Anche il cambio dell'etichetta ci ha indotto a vivere questa release in maniera diversa: la Locomotive è una grande etichetta, con uffici sparsi in tutto il mondo ed una capillare rete di distribuzione e promozione in ogni angolo del globo, ed essere riusciti con questi brani ad entrare a far parte di questa realtà iniziando a vedere oggi i primi effetti ci è di grande stimolo per continuare su questa strada. Ora vediamo cosa ci riserverà il futuro... siamo persone con i piedi ben saldi per terra, consapevoli di aver fatto un buon prodotto ma che ancora abbiamo tutto da dimostrare all'interno di un'azienda che vanta nel suo rooster artisti del calibro di Grave Digger o Astral Doors, cercheremo di fare sempre il massimo per riuscire a crescere sempre di più.
Dicevo prima che sono 17 anni che la vostra band è in attività, mettendo da parte il vostro sound, come credi che sia cambiata la band nel corso di tutti questi anni?
Io ho 34 anni e gli Stormlord sono stati il mio interesse principale per metà della mia vita. Posso dire di essere cresciuto con e negli Stormlord, di aver vissuto la mia maturazione in parallelo a quella della band, è chiaro che in tutti questi anni le cose sono cambiate più e più volte in tantissimi modi diversi, anche se si è trattato sempre di passi avanti, senza bruciare le tappe ma procedendo passo passo e partendo dalla gavetta. Oltre ai cambi di line up che ci sono stati in tutti questi anni, credo che la differenza principale stia nella consapevolezza di ciò che stiamo facendo. L'entusiasmo è sempre quello degli esordi, così come quella voglia di costruire qualcosa di grande che caratterizza ogni gruppo agli esordi o in lotta per il primo contratto. A fianco a questo fattore, che è fondamentale per la riuscita di ogni progetto musicale, c'è oggi la presa di possesso degli strumenti espressivi, la maturazione personale di ogni singolo musicista e l'esperienza accumulata negli anni, che serve a migliorare e a non ripetere gli errori.
Quale è stata la più grande soddisfazione che la musica vi ha regalato?
Abbiamo avuto la fortuna di avere tante soddisfazioni nel corso degli anni ,ma la cosa più bella è stata sicuramente il tour in Canada e l'accoglienza assolutamente inaspettata che abbiamo trovato da quelle parti, siamo rimasti davvero increduli ed esterefatti nel vedere come gli Stormlord siano visti e considerati in un Paese così lontano. Penso che non dimenticherò mai i cori che scandivano il nostro nome a Toronto prima dello show e il boato assordante che c'è stato quando siamo saliti sul palco, persino i microfoni che riprendevano l'esibizione sono andati in protezione tanto era il volume di quell'ovazione al nostro ingresso on stage! E' stata sicuramente una delle più grandi emozioni della nostra carriera, perché è difficile immaginare i responsi che puoi avere in posti così lontani, e mai avremmo osato anche solo sognare di trovare una cosa del genere.
Tra gli ultimi album usciti ce n’è stato qualcuno di cui vi siete innamorati?
A dire il vero abbiamo pochissimo tempo per ascoltare nuova musica, personalmente l'ultimo album che mi ha colpito è stato il nuovo lavoro dei Turisas.
Cosa ne pensate della situazione del metal qui in Italia?
Qualcosa si è mosso negli ultimi anni, gruppi come Rhapsody o Lacuna Coil hanno aperto molte porte ai nostri gruppi e incrinato un po’ quel muro di indifferenza e diffidenza che purtroppo nutrono le etichette estere nei nostri confronti. Chiaramente c'è ancora molto da lavorare per essere visti alla pari dei colleghi stranieri. L'Italia, purtroppo, vive spesso in un atteggiamento interno provinciale, fatto di gelosie, invidie per il "vicino" che riesce a fare qualche piccolo passo, così come gruppi che si sentono "arrivati" dopo aver ottenuto qualche piccolo risultato. E' chiaro che finché le cose andranno così difficilmente riusciremo a farci strada in maniera significativa all'estero. Negli altri Paesi, i gruppi nazionali vengono supportati ed incoraggiati sia dai fan che dagli altri gruppi, qui da noi c'è invece una guerra dei poveri per chi riesce ad accaparrarsi il tozzo di pane che forse è in palio. Se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo essere noi i primi a non vedere in nostri artisti come di serie b, e a supportare i più meritevoli. Non possiamo pretendere che lo facciano gli altri, se noi stessi siamo i primi a farci la guerra e a non contribuire alla crescita delle nostre band. Finché le cose non cambieranno e non si uscirà da questo provincialismo, vedo davvero poche possibilità per la nostra scena. Dal canto nostro, speriamo che con questo album potremo contribuire all'immagine dei nostri gruppi all'estero.
Con quali band desiderate maggiormente dividere il palco?
Nel corso degli anni abbiamo diviso il palco con tantissimi artisti famosi, dai Blind Guardian ai Type O Negative, da Alice Cooper ai Destruction, sicuramente in questo senso le soddisfazioni non sono mancate. Personalmente, mi piacerebbe un giorno poter dividere il palco con gli Iron Maiden, il mio gruppo preferito di sempre, ma credo che la cosa sia molto difficile da realizzare.
Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo delle date all'estero programmate e contiamo di iniziare una lunga attività dal vivo a partie dalla prossima stagione, sia in Italia che in Europa.
Le mie domande terminano qui, vi auguro tutto il meglio per la promozione del vostro ultimo album, se avete ancora qualcosa da dire ai nostri Lettori fatelo pure, lascio a voi la libera parola.
Ti ringraziamo per lo spazio concessoci e invitiamo i lettori a visitare la nostra pagina Myspace
www.myspace.com/stormlordband dove è possibile ascoltare quattro nuovi brani. Vi aspettiamo e, per chi ci sarà, ci vediamo in giro in tour!
Pax (Antonluigi Pecchia)
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