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Intervista ai Sinoath

I Sinoath sono una delle realtà più difficilmente inquadrabili del panorama metallico nostrano. Definire la loro musica è impresa ardua visto e considerato le varie correnti stilistiche che convergono nel sound della band siciliana. Probabilmente la definizione più corretta è quella più semplice: musica estrema. Scioltisi più d’una decina d’anni fa, oggi ritornano sulle scene con un ottimo album, “Under The Ashes”, per merito di Salvatore. Ed è proprio al lui che abbiamo posto le nostre domande.

Ciao Salvatore, da vecchio fan dei Sinoath ti  ringrazio per aver riformato la band e ti faccio i complimenti per il nuovo lavoro: Under The Ashes. Come è nata l’idea di rimettere su i Sinoath?
Innanzitutto grazie per i complimenti. L’idea mi e’ venuta nel 2003, era tanto tempo che non suonavo più metal, che e’ la mia vera passione. Mi ero dedicato ad altri progetti, ma nel 2003 visto che avevo voglia di suonare un disco metal e intorno al nome Sinoath c’era ancora tanto interesse ho cominciato a scrivere pezzi per un nuovo album. Con l’aiuto di Dovorcon (attualmente negli Schizo) e di un ottimo chitarrista amico mio, abbiamo realizzato quest’album che considero veramente qualcosa di differente nel panorama  stagnante odierno, nonostante i nostri suoni siano veramente old. Anzi è proprio questa la particolarità: suoni old al limite degli anni settanta in un mix black death.

Cosa vi spinse nel 1996 a sciogliere la band?
Nel ’96  io non ero presente nel progetto, l’ho seguito da esterno, da spettatore. Ti posso dire che sicuramente la scarsa promozione non ha favorito grandi risultati nonostante il nome e l’ ottimo prodotto. Quindi presumo che ogni componente  non vedendo grandi riscontri abbia deciso di intraprendere strade differenti realizzando di fatto lo scioglimento della band. Inoltre considera che non e’ facile qui a Catania  mettere su  una band seria. Trovare componenti  che credono in un progetto a lunga durata è veramente difficile.

Oggi sicuramente ritrovi una scena completamente cambiata. E’ certamente più facile emergere per una band, la tecnologia rende più semplice sia la produzione di un album che la promozione dello stesso. Credi che se ci fossero state queste condizioni al vostro esordio la storia dei Sinoath sarebbe più fortunata?
Quanto ti manca la vecchia scena?
No, a noi e’ mancata l’unita’ tra i fondatori e la perseveranza. Se avessimo avuto queste qualità oggi la storia sarebbe molto diversa. Attualmente è facile fare un disco, la tecnologia ti aiuta a realizzare ciò, ma questo e’ solo una variabile. La maggior parte degli aspetti odierni sono alquanto negativi: c’e’ una totale invasione di bands, etichette etc  clone completamente inutili che  inflazionano il mercato, la scena e tutto il mondo metal. Inoltre queste bands ipertecniche non fanno altro che suonare ottimi dischi a livello tecnico mostruose, ma a cuore e pathos ZERO. E per questo motivo che non nascono più grandi bands col feeling che potevi trovare una volta. Purtroppo questo e’ un tempo andato, adesso dobbiamo confrontarci col presente e siamo pronti. Noi vogliamo diventare una band vecchio stampo almeno come mentalità nel songwriting e nell’approccio coi fans Non ci interessa far vedere che siamo bravi o anche che  possediamo l’ immagine più cult del momento e nemmeno far chiasso con cose che non riguardano la musica.  Noi vogliamo solo far emozionare la gente… questo e’ l unico aspetto che mi manca nell’attuale scena musicale.

Torniamo al presente che si chiama “Under The Ashes”. L’album racchiude pezzi scritti all’indomani della re-union o contiene anche materiale più datato?
 “Under The Ashes” contiene pezzi scritti tra il 2003/2004: ci abbiamo messo sei mesi a scrivere tutto, poi abbiamo impiegato quasi 3 anni a lavorarci, non perché eravamo dei perfezionisti, ma perché abbiamo avuto enormi difficoltà con i componenti, con le prove e con le registrazioni. Ripeto qui di gente professionale che riesce a mantenere gli impegni con costanza ce n’è veramente poca. E’ stato un periodo di stop and go, ma alla fine ci siamo riusciti ad ultimare tutto.

Quali credi che siano le maggiori differenze con il suo predecessore Research?
Fondamentalmente tutto: questo album e’ molto più vicino a Forged in Blood , sia nei suoni che nel modo di suonare, di comporre, di feeling… anzi supera anche quel disco. Mai prima di quel album si era visto una band usare le tastiere nel death, oggi non solo  reiteriamo questo esperimento ma per di più la vena anni settanta inserita in questo ambito ci consacra ancora una volta una delle band più originali del pianeta! Assicuro a tutti i ragazzi che leggono che questo non e’ solo un proclama ma un dato di fatto confermato giorno dopo giorno dalle recensioni (non pagate ) sui giornali.
Research e’ un ottimo album, ma completamente differente e molto più gothic. Il nostro album e’ fondamentalmente doom death black macabro anni settanta.

Della band originale ormai ci sei solo tu. Però anche la line-up più recente ha subito una defezione importante:  Dovorcon, che ha contribuito alla scrittura di alcune song presenti nell’album, non è più nella band. Come mai?
Dovorcon è entrato a far parte degli Schizo e quindi gli impegni non gli lasciavano più spazio a sufficienza. I Snoath hanno bisogno di musicisti a tempo pieno, quindi di comune accordo abbiamo deciso che era meglio dedicarsi ognuno al proprio progetto in maniera intensa.

Dal punto di vista dell’attività live, come sta andando?
Non  molto bene, in questo momento siamo solo io ed un chitarrista. Abbiamo trovato un session vocalist,  Amon 418 degli Hate Profile, che ci darà una mano per le recording session dei due 7”, ma non so anticiparti se diventerà pure una collaborazione live. Posso dirti che nonostante gli annunci, trovare gente affidabile si e’ rivelato molto duro. Poi purtroppo molti che entrando in un progetto storico si intimidiscono, oppure la natura individualistica della gente fa si che molti credano  di non essere dei protagonisti nei Sinoath. Essere semplici componenti di una band non è abbastanza per loro. Quindi fatichiamo a trovare gente.

In settembre dovrebbero essere pubblicati ben due 7”, cosa puoi anticiparci?
In Settembre dovremmo andare a registrare. I brani sono già pronti, mancano solo piccoli arrangiamenti che finiremo entro luglio. Sono due brani veramente interessanti e si troveranno solo su questi 7”. Successivamente sarà possibile in un mlp /mcd. Inoltre uno di questi 7” conterrà la vecchia “Witch Bleed On Fire”, ovviamente registrata di sana pianta. Gli altri pezzi si chiameranno uno “Ferox”, mentre per l’altro ancora dobbiamo decidere un nome appropriato. Infine uno di questi due 7” sarà uno split con una band siciliana.

Invece della tua etichetta, la Elegy Music, cosa ci dici?
La Elegy nasce nel 1996, abbiamo prodotto una quindicina di releases tra cui il primo degli Inchiuvatu (1997), Nazgul, Sinoath, Rising Moon, Soul Grindetc.. quasi tutte bands italiane. Poi ad un certo punto abbiamo preferito dedicarci più al mailorder, che alla produzione troppo costosa e complicata. Ci vuole un buon capitale per fare una buona etichetta cosa di cui noi non disponevamo. Attualmente la uso solo per i Sinoath e per la distribuzione come mailorder.

A te la conclusione…
Be’, ringrazio te per l’ intervista e tutti i tuoi lettori. Posso solo dire ai ragazzi che leggono che se vi siete rotti i coglioni di bands clone, ascoltateci!  Il nostro e’ davvero un album poco fashion e molto sudato !!!

g.f.cassatella

Contact
www.myspace.com/sinoath
www.elegy_hawk@hotmail.com

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Nome gruppo: Nicola Barghi
Titolo: "Songs - 2000/2006"
Genere: Rock-Pop
Anno di pubblicazione: 2007
URL: http://www.nicolabarghi.com


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