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Intervista a Pino Scotto

Pino Scotto è artista vero, ma è soprattutto uomo vero. Quello che fa’ lo fa’ con estrema coerenza senza preoccuparsi di cosa la gente possa pensare. Certo i suoi atteggiamenti il più delle volte sono fuori dalle righe, ma come spiegherà lui nella lunga chiacchierata che ha preceduto la sua esibizione al Target di Bari, certe cose per quanto elementari e scontate possano essere, se non le urli in faccia al tuo interlocutore non arrivano a destinazione…

Da pochi giorni è in vendita “Datevi Fuoco – Lo Scotto da pagare” bio + cd antologico. Ti va di parlarmene?
Dopo la pubblicazione di Third Moon (secondo album dei Fire Trails Ndr) siamo stati in tour per due anni e mezzo e alla fine c’eravamo stancati tutti quanti. Poi Steve Angarthal ha avuto una bambina, io mi ero stufato di portare in giro sempre gli stessi brani… con Steve avevo già scritto i brani per il nuovo dei Fire Trails e così ci siamo presi una pausa. Zoia mi ha detto che stava scrivendo questa cosa su di me, anzi è una cosa che va avanti da un bel po’...

…infatti nel libro c’è materiale risalente al 1996…
... esatto. Lui ha detto ci “attacchiamo” al materiale già edito e io ho detto: “ok, manda”. Mi è piaciuto, così mi è venuta l’idea di recuperare dodici brani dal mio repertorio in italiano, però ho voluto fare una follia: mettere insieme sullo stesso disco artisti dal background diverso, cosa che in Italia non aveva fatto mai nessuno. Musicisti rock-metal con quelli dell’ambiente “cantautoriale”.

Come hai scelto i tuoi compagni d’avventura?
Ho iniziato a chiamare un po’ di gente. Alla fine mi hanno detto tutti di sì. Chiaramente ho detto loro che non c’erano soldi, tanto per cambiare. Tutti mi hanno risposto che non sarebbe stato un problema, ma un onore. Ti dirò, senza fare nomi, l’unica persona che mi ha detto di no è uno che riempie gli stadi e con il quale ci incontriamo spesso per “fare le notti”. E’ stato lui a rompere il cazzo a me dicendomi che ci doveva essere per forza sul disco, poi quando è stato il momento l’ho chiamato e mi ha fatto rispondere dal suo manager che non poteva perché era occupato in quel periodo… quando io sapevo benissimo che non era vero. Questo episodio lascia capire la grandezza dei personaggi che hanno partecipato al disco, anzi nessuno di quelli che vendono i dischi in Italia ha detto di non voler suonare con artisti metal… Gli artisti pop rispettano tantissimo gli artisti metal, perché sanno che si fanno un “culo così”.

In quanto tempo è stato registrato il disco?
In venticinque giorni. Da non crederci! Da record! Tu pensi che tutti quelli che son venuti in studio sapevano il pezzo? Col Cazzo!

Come è nato l’abbinamento canzone-artista?
Per ogni brano ho immaginato chi volevo e gli ho mandato l’mp3. Però quando sono venuti in studio il pezzo non lo sapeva nessuno! Ma è stato ancora più bello così!

Dove è stato registrato?
E’ stato registrato agli Jungle Studios di Fabrizio dei Ritmo Tribale. E’ quasi un fratello per me e  me lo ha dato gratis. Mi ha detto solo: “Pino, però il fonico pagalo tu!”. Io avevo chiesto lo studio per venti giorni, ma non son bastati. Sono contento perché è una produzione tutta mia.

Come hanno influenzato gli ospiti la riuscita del pezzo? Ti è capitato di pensare “non riconosco più la mia canzone” oppure “è meglio dell’originale”?
Sono soddisfatto di come sono usciti i brani, avevo lasciato libertà di interpretazione a tutti. Secondo me sono venuti tutti meglio dell’originale. Un brano a cui sono particolarmente legato è “Gamines” in questa nuova versione con il pianoforte. Quando ho chiesto la collaborazione a Mauro Pagani (PFM) temevo che mi dicesse che fosse impegnato, invece mi ha detto vieni nei miei studi. Io gli ho portato il file e lui in cinque minuti mi ha fatto l’assolo. Un grande!
Prima hai accennato a come artisti pop non abbiano avuto problemi a collaborare con artisti metal. Non temi che possa crearsi il problema inverso: metallari poco propensi a accogliere un disco che coinvolge artisti “commerciali”.
Io quando faccio le cose non me ne fotto di niente e nessuno. Faccio quello che voglio senza temere giudizi. Poi non lo faccio per guadagnare soldi. Se avessi voluto far soldi, quando due grosse band, che avevano scaricato i loro cantanti storici,  mi hanno offerto una vagonata di quattrini per unirmi a loro avrei accettato. Invece al chitarrista di uno dei gruppi ho detto:”metti la chitarra nel culo e vai a pescare le trote nell’Arno” (chi ha detto Ghigo Renzulli? Ndr). Poi l’altro gruppo di Brescia la stessa cosa, ma non era il mio mondo. Ho fatto sempre tutto con la “mia testa di cazzo”. Anche con i Vanadium ci avevano proposto situazioni molto commerciali, tipo festival bar, ma ho sempre rifiutato.

Come ti spieghi che prima i  Vanadium passavano sui canali rai e ora non c’è più spazio per realtà musicali “fuori dagli schemi” nella televisione italiana?
Perché eravamo in classifica e vendevamo tante copie. Come adesso, se io vendessi tantissimo mi chiamerebbero subito. In questo periodo ho fatto interviste su Radio 105, mi passano su Radio DJ e Virgin Radio perché in questi anni ho conquistato questa rispettabilità.

Avendo potuto scegliere altri ospiti, anche tra artisti scomparsi, chi avresti voluto?
Darrell dei Pantera! Oppure se non fosse stato un disco in italiano avrei voluto Lemmy dei Motorhead, del quale sono molto amico, o Jake “E” Lee, chitarrista che ha suonato con Ozzy. Non è detto che domani non si faccia…

E’ in programma una data dal vivo con tutti gli artisti presenti nel disco?
Ho fatto la presentazione del disco a Milano con molti degli artisti presenti sul cd. Purtroppo molti mancavano perché la data è venuta alla vigilia di Pasqua e poi c’era Inter-Juve (Quale partita? Quella del gol in fuorigioco?Ndr). Ma è andata bene lo stesso.

Ma hai intenzione di ripetere l’esperienza? Magari per registrare un Dvd dell’evento?
Vediamo alla fine del tour se riusciamo a farlo al Forum di Milano.

Ora passiamo al libro e ai suoi contenuti biografici…
C’è da dire che purtroppo tanti eventi della mia vita non stati riportati altrimenti censuravano il libro. All’estero non ci sarebbero stati problemi, ma in Italia sarebbe stato molto pericoloso. Sia per eventi di natura pubblica che per quelli di natura privata. Però credo che si capisca benissimo come ho sempre vissuto e come continuo a vivere.

Certamente, anzi diventa chiaro come mai i tuoi testi siano così “metropolitani”.
Avendo lavorato in fabbrica per trentaquattro anni e avendo toccato i problemi della gente, quelli veri, non potevo scrivere d’altro. Non come i cantanti Vip ai quali bisognerebbe dare solo calci nel culo.

Un concetto che ricorre spesso nel libro è quello d’indipendenza dal rock business. La chiave di questa libertà sta nel fatto che il lavoro in fabbrica ti garantiva il pane lasciandoti libero da ogni vincolo…
Purtroppo un lavoro ti serve per mangiare, mantenere una famiglia, per avere un macchina con cui girare…  Questo mi ha dato la fabbrica, e questo è quello che mi ha permesso di mandare a fare in culo tutti quelli che volevo.

Ti andrebbe di fare una piccola carrellata sulla tua carriera? Magari partendo dal tuo background soul & blues.
Io vengo dal blues. Ho iniziato a Napoli quando avevo diciassette anni. Come sempre provocatoriamente avevo una band chiamata “Gli Ebrei” e facevamo cover di Hendrix, Led Zeppelin, primi Deep Purple, Grand Funk Railroad e Humble Pie. Poi mi hanno fregato con il militare. Avevo questa ragazza di cui ero innamorato: avevamo una storia a distanza e la vedevo solo quando andavo a suonare a Milano, così mi sono trasferito là. Negli anni sessanta erano morti due musicisti di eroina e questa cosa mi avevo molto toccato, poi era nato quasi subito mio figlio e quindi per poco avevo mollato la musica. Poi dopo un anno di matrimonio è tornata fuori a “bestia” questa passione per il rock e così ho iniziato a conoscere un po’ di musicisti a Milano…

Prima uscita discografica targata Pulsar…
Facevamo rock sudista, Allman Brothers, Lynard Skynnard… quella roba lì. Avevamo fatto un quarantacinque giri, poi purtroppo il nostro discografico tornando dalle ferie è rimasto vittima di un incidente stradale e  l’album non è più uscito. E così sono nati i Vanadium…

Sette dischi con i Vanadium…
Sette dischi con loro, ma io ero il drogato, l’ubriaco… Io facevo tardi la notte per andarmi a fare le jam session e loro mi criticavano… io che mi alzavo presto la mattina per andare a scaricare i camion!

Questa mancanza di coesione nel gruppo traspare anche dalla biografia…
Dieci anni insieme e mai usciti a fare una birra tra noi! Bravi musicisti, ma era gente che non andava mai a un concerto…

…non erano rockers…
…non erano rockers!
Perché sino alla seconda metà degli anni 90 nessun gruppo italiano è riuscito a bissare il vostro successo?
Non lo so. Probabilmente noi nonostante tutto scrivevamo canzoni… Non te lo so spiegare, se lo sapessi spiegare sarebbe facile vendere i  dischi…

Ma c’è possibilità di rivedere i Vanadium?
No. Dopo lo scioglimento loro hanno fatto un band e l’hanno chiamata Diumvana (acronimo di Vanadium Ndr) e vanno in giro da quindici anni a fare cover di Vasco Rossi e Liguabue. Non c’è molto da dire… Anche all’ultimo Italian Gods Of Metal Pieroni della Live mi avrebbe dato  dodicimila euro per rimettere su il gruppo per una sera, ma io ho rifiutato.

Il dopo Vanadium ha diversi nomi: Sinergia, Pino Scotto Experience e Fire Trails che denotano una tua “turbolenza” artistica. E come mai l’abbandono dell’inglese a favore dell’Italiano?
Come mai sono passato all’italiano è scritto sul libro. Sono stato inviato come ospite a una manifestazione, qualcosa tipo Rock Targato Italia, da Francesco Caprini l’organizzatore. Ho accettato e volevo portare due brani dei Vanadium ma lui mi ha detto che non era possibile perché dovevo  eseguire brani in italiano. Così in due giorni ho preparato due cover, una dei Corvi e una di Bennato. Ho fatto ‘sta cosa e mi è piaciuta, così mi son detto quasi quasi inizio a scrivere qualcosa in Italiano. Per me era una sfida perché in inglese è molto più semplice, sia per le cose da dire che per la musicalità. Così è nato il primo album “Il Grido Disperato di Mille Bands”. Poi c’è stato il progetto Sinergia che è nato perché l’ex batterista dei Vanadium, l’unico con cui avevo un minimo di rapporto e che in quattro anni non mi aveva fatto neanche una telefonata, venne a trovarmi all’Idroscalo di Milano dove avevo un concerto e mi disse che era stato male a vedermi suonare con un altro batterista. Abbiamo messo su il progetto Sinergia e poi a un certo punto lui mi ha detto che si sentiva il batterista di Pino Scotto e non il batterista di una band… e siccome gli altri ex Vanadium continuavano a rompergli i coglioni abbiamo rifatto la reunion dei Vanadium. Col senno di poi direi che quel disco non andava fatto perché io non ne ero convinto. Così ho iniziato a girare come Pino Scotto, ho incontrato Steve e  mi è tornata la voglia di fare metal. Sono nati i Fire Trails e  abbiamo fatto due album, il primo era un tributo ai Vanadium. Ora abbiamo pronto il materiale per il terzo disco.

All’Italian GOM come è andata?
Benissimo e considera che quella sera a Milano suonavano i Nightwish e i Cure. Forse la gente si sta svegliando un po’.

Il tour in generale come sta andando?
Per adesso sta’ andando bene. Abbiamo fatto Roma, la presentazione a Milano, ieri Lecce, oggi Bari, domani Napoli. La gente risponde bene, anche perché ora dal vivo faccio pezzi dei Vanadium, dei Fire Trails e quelli dei miei dischi in italiano. La mia storia.

Hai dimostrato che la Tv è uno strumento che può essere pericoloso o meno a seconda di come lo si usa. Tu per esempio dalle frequenze di Rock Tv cerchi di svegliare le coscienze degli spettatori, mentre altri…
Quando mi hanno proposto di fare ‘sta cosa, come ogni volta nella mia vita, sono stato me stesso. E la cosa strana è che è scoppiato un pandemonio, ma pensavo che le cose che dico io le potrebbe dire anche un bambino con un minimo d’intelligenza. Evidentemente, la gente ha bisogno di sentirsele urlare, così come faccio io. Comunque da quella volta ho continuato e ci tengo a specificare  che non ho mai preso una “lira”, anzi ci rimetto i soldi della benzina. Però mi sento in dovere ti far tirare fuori i coglioni ai ragazzini. Tutti che vogliono fare il grande fratello o fare le veline.

Per un artista nato e vissuto in strada che senso può avere una trasmissione come Amici finalizzata a creare “artisti” in provetta?
Non bastava Amici ora c’è anche X-Factor! Da lì non verrà mai fuori nessuno, sono tutti fotocopie della Pausini e in più questi programmi nascono per strappare contratti pubblicitari. Prima di fare ‘sti programmi ‘sta gente ha firmato i contratti con le agenzie che li mandano in giro per discoteche a fare le serate o le fiction. Dell’arte non frega nulla a nessuno!

Di rimando la notorietà su Rock Tv si è trasferita sul web…
Hanno creato un mostro!

Ti capita mai di riguardarti?
Non ho il pc! Non ho neanche Sky per guardarmi su Rock Tv…

Non hai un buon rapporto con la tecnologia, ma durante i tuoi concerti dici al pubblico di scaricare i dischi… l’importante è che non siano di gruppi italiani…
..altrimenti questa musica in Italia muore. In Italia ci sono quattro cinque etichette indipendenti che danno spazio ai giovani, ma senza soldi non si va da nessuna parte. A Napoli diciamo “Senza soldi non si canta la messa”… Io vorrei essere Vasco Rossi per avere i suoi soldi e per investirli nella musica. Non perché li butterei, ma perché sono convinto che io saprei vendere musica rock in Italia. Devi avere i soldi per fare buone produzioni, per fare pubblicità, per pagare i passaggi su MTv. Devi pagare anche per andare in tournè! Per fare il tour con gli Hammerfall ci hanno chiesto quindicimila euro! Tu devi pagare per poter suonare! E’ pazzesco, non dico che mi devi pagare tanto, ma almeno le spese per rientrare a casa! Invece loro vogliono essere pagati: mettono due o tre gruppi di spalla e con  i loro soldi si pagano il gruppo principale, così non rischiano nulla. Lo stato non investe nella cultura o nel turismo! Questo è il paese di Briatore e di Costantino. Loro sono persone squallide, ma quelli che pagano per guardarli sono ancora più stupidi. Dovrebbero mandarli “a fare in culo” e sputargli in faccia, e invece pagano per guardarli!

L’ultima domanda è uno squarcio sul passato, là dove è iniziato tutto… Se mai più tornato su quel cannone di Monte di Procida dove da bambino immaginavi di stare su un palco?
C’era ‘sto cannone dove io e un mio amico facevamo le scalate e io mi fingevo un cantante. Sono cose che fanno parte dell’infanzia! Domani torno a Napoli e vado a trovare mia mamma che non vedo da un anno, mi fermo tre giorni con lei…

g.f.cassatella

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Nome gruppo:Bestial Carnage
Titolo: "Demo 2007"
Genere:Death metal
Anno di pubblicazione:2007
URL: www.myspace.com

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