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Intervista agli Hexperos

Una delle uscite più interessanti del 2007 è stata Garden Of the Hespirides degli italianissimi Hexperos. Noi di R&W non ci siamo fatti sfuggire l’opportunità di scambiare due parole con Alessandra Santovito.

Direi di iniziare presentando la band ai nostri lettori partendo dalle vostre precedenti esperienze.
Prima di dedicarmi ad Hexperos, e firmare il contratto con la Equilibrium music, sono stata impegnata con il progetto Gothica. Come membro fondatore della band, ho intrapreso questa bella avventura durata circa un decennio, durante i quali, in particolare, ho inciso due CD per la C.M.I.: ‘Night Thoughts’ e ‘The cliff of Suicide’. Altre esperienze, che sono tutt’ora in corso, le svolgo nell’ambito lirico, della musica da camera e della musica jazz. Sono una cantante eclettica e quindi amo cimentarmi con vari generi e collaborare con molti piccoli ensemble. Francesco ha compiuto i primi passi nel mondo della musica grazie ad alcune rock bands, nelle quali suonava le tastiere. Una di queste si chiamava Hecatomb e con loro ha tenuto numerosi concerti anche all’estero. Anche Francesco suona da svariati anni musica classica, in particolare barocca, avendo avviato lo studio del contrabbasso una decina di anni fa.

Quali sono le vostre influenze?
La poesia, i romanzi, la natura, le arti visive, sono la nostra fonte d’ispirazione, così come tutta la musica che amiamo ascoltare. Le influenze che maggiormente si percepiscono nei nostri lavori sono quelle provenienti dalla musica classica e medioevale, in particolare da autori quali Vivaldi, Handel, Bach, de Falla; da certa musica jazz (adoro gli standards jazz); ‘celtica’ e da autori come Nick Cave and the Bad Seeds, Dead Can Dance, Vas, Portished…

Come mai avete scelto Hexperos per il nome della band?
Il nome Hexperos deriva da Hesperides e da Hesperos. Quest’ultimo è il nome della prima stella vespertina, preferita da Venere, la dea dell’amore, siamo affezionati a questa stella anche per ragioni personali, che hanno ispirato il testo del brano omonimo. Le Esperidi, figlie della notte, sono figure mitologiche femminili, che si prendono cura di un albero di mele d’oro e cantano con voce melodiosa. Ci siamo ulteriormente innamorati del mito di queste ninfe, grazie ad un quadro di J. M. W. Turner. Mi piace immaginare la mia voce come se provenisse di volta in volta da una delle ninfe, una voce con vari volti a seconda dello stile e dell’impostazione che desidero usare: lirica, etnica, ‘celtica’ ecc. Soprattutto, secondo me, ogni persona che ami l’arte cela in se un piccolo giardino delle Esperidi, nasconde un piccolo tesoro.

Non posso negare che in fase di recensione ho trovato una certa difficoltà ad “etichettare” la vostra musica. Ora passo la patata bollente a voi: dovendo descrivere la vostra musica quale aggettivi utilizzereste?
Ne sono contenta, vuol dire che siamo riusciti a creare un album diverso dal solito, personale. Dovendo paragonare la nostra musica a qualche gruppo, per farla comprendere al lettore, citerei i Vas, Miranda Sex Garden, Dead Can Dance, Lorena Mchennit e quegli autori di musica da camera, come de Falla o Philip Glass, che hanno tratto molta ispirazione, rielaborandola, dalla musica popolare. La nostra musica quindi è paragonabile a quei gruppi o generi che amano la sperimentazione e la melodia (non scontata). La nostra musica è il punto di comunione tra epoche e latitudini disparate.

Come sono nati i brani di “Garden Of the Hespirides”?
Ogni brano ha una sua storia particolare ben distinta. Ad esempio, per il brano Ritual, Francesco stava scrivendo la parte ritmica e quando l’ho sentita, ho subito pensato ad un rituale appunto, perpetrato da una strega o da uno sciamano e quindi ho voluto scrivere ed interpretare una linea melodica per una voce che fosse pura essenza, uno spirito evocato e misterioso. Mentre per quanto riguarda ‘Hesperos’ e ‘The Magnificence of the Night’, le musiche nascono dal testo, particolarmente nel secondo caso, la musica è soprattutto commento dello splendido brano di Lawrence. Mi piace cantare recitando e per questo ho scelto tali brani. ‘Ryme Glitter in the Sun’ e ‘The Warm Whisper of the Wind’ celebrano la natura, anche in questo caso c’è una perfetta fusione ed elaborazione di spunti ideati da Francesco e da me. ‘Walking roots’, intro e outro dell’album, è molto particolare perché interamente suonato con il contrabbasso, ogni percussione ed effetto sonoro  è stato creato percuotendo la gran cassa o le corde dello strumento.

Può essere  definito un concept o le canzoni hanno una propria identità distinta?
Le canzoni sono nate in modo distinto, ma in un certo senso ‘The garden of the Hesperides’ potrebbe essere definito un concept album, in quanto quasi ogni brano analizza un aspetto diverso del femminino e parla direttamente o indirettamente di una donna. Le Esperidi, con i loro pomi della discordia, sono spesso associate a riti segreti, sono avvolte da un magico mistero, come si può percepire nel brano ‘Ritual’ o ‘In the Call of the Ibis’. Le donne presenti nell’album portano in se virtù e mistero; il brano ‘Artemisia’ è dedicato ad esempio ad Artemisia Gentileschi, grande ed oscura pittrice del ‘600. Ho già accennato anche alle donne innamorate (‘Hesperos’ e ‘The Magnificence of the Night’), oltre a loro vi è il simbolo religioso al femminile per eccellenza del mondo occidentale: Maria, nella nostra elaborazione dell’Ave Maria di G.Caccini; infine vi è la madre protagonista di ‘Nana’, triste cante jondo del compositore spagnolo del ‘900 Manuel De Falla. ‘Nana’ viene da noi riproposta in una personale esecuzione per voce ed arpa.

Come è stato accolto dal pubblico e dalla stampa specializzata?
Il pubblico ha accolto davvero bene l’album e ci sono pervenute numerose manifestazioni d’affetto e grande consenso. Anche la stampa specializzata ha recensito ottimamente il nostro lavoro, soprattutto all’estero.

Nella vostra musica non c’è traccia alcuna di musica metal, ma nonostante questo riuscite ad attirare l’interesse di questa scena. A vostro parere questo da cosa dipende?
Ci sono persone che, una volta scovato il loro genere musicale preferito, si fermano lì e ascoltano solo quello. Ci sono altri, invece, che per fortuna amano spaziare, ma naturalmente prediligono certe atmosfere. Secondo me, la nostra musica possiede spesso un alone di mistero e di sovrannaturale propri anche del genere metal.

Soddisfatti del lavoro svolto dalla Equilibrium?
Sì, è un’etichetta che si prende cura dei propri artisti, li promuove. Certo non ha le possibilità pubblicitarie di una major, ma d’altro canto non soffoca gli artisti, non li obbliga a comporre musica solo per vendere.

Come sta andando l'attività live?
In Italia, mancano i locali giusti per suonare il nostro genere di musica, sicché finora abbiamo preferito svolgere pochi ed intimi concerti per vernissages, in modo da fondere la musica con le arti visive, la mia grande passione. Il pubblico ha risposto bene e si è creata una bellissima atmosfera. Nei vernissages c’è spesso un pubblico desideroso di confrontarsi con ciò che è nuovo, diverso, è un pubblico spesso colto ed aperto. A dire il vero, prima di firmare per l’Equilibrium Music, avevamo presentato alcuni nostri brani in anteprima ad un Dark Day del Transilvania di Milano, ma quel tipo di serata ci ha fatto sentire un po’ fuori posto, forse perché eravamo gli unici a non suonare musica elettronica. Il 27 aprile faremo il nostro primo live all’estero come Hexperos, suoneremo in un locale chiamato Para a Breda, in Olanda, anche lì cercheremo di unire musica ad immagini. Sarà un piccolo festival dell’Equilibrium visto che parteciperanno anche Poets to their Beloved e The Moon and the NightSpirit.

Quale credete che sia la dimensione live adatta alla vostra musica?
Secondo noi sono adatti i teatri o i locali alternativi dove si gradisce ascoltare (più che ballare) generi diversi, che accolgano un pubblico desideroso di scoprire e rapportarsi.

Vi avvarrete del supporto di altri musicisti?
Dipende sempre dal budget, comunque di solito siamo almeno in tre: Francesco (contrabbasso, tastiere e chitarra), io ( voce e flauto traverso) e un violinista oppure Francesca, l’arpista, come avverrà a Breda.

A voi il compito di chiudere l'intervista...
Vorremmo ringraziare Giuseppe e tutta la redazione di Raw and Wild, inviare un caldo abbraccio virtuale a tutti i lettori e, infine, fare un appello: supportate la buona musica e le etichette Indie acquistando i vostri CD preferiti! Grazie a tutti!!!

g.f.cassatella

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Nome gruppo:Bestial Carnage
Titolo: "Demo 2007"
Genere:Death metal
Anno di pubblicazione:2007
URL: www.myspace.com

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