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Intervista a Tommy e Trevor dei Sadist

La chiesa barocca, in tufo salentino, troneggia sullo spiazzale antistante alla costruzione nella quale, tra qualche minuto, ci sarà l’esibizione dei Sadist. E’ stato Tommy Talamanca, da anni cuore e mente del gruppo, a scegliere dove tenere l’intervista. Per la strada, di fronte al pulmino che gli ha condotti sino a Casarano. Forse per non dimenticare da dove si è venuti e per non scordare che la strada da fare è ancora tanta. Lavoro e sacrificio, sono termini che ritorneranno spesso nel corso della conversazione. E sono l’essenza della chiacchierata tenuta nella notte di Halloween con i due musicisti liguri (di lì a poco si sarebbe unito a noi anche Trevor). Il tutto è, però, ammantato da un velo di nostalgia per una scena metal che non esiste più. Per un mondo che non esiste più.

“Sadist” è uscito da qualche mese, siete soddisfatti di come stanno andando le cose?
(Tommy) Siamo soddisfatti di quello che abbiamo fatto, ma c’è ancora molto da fare. Il disco è piaciuto e tanto; se poi consideriamo qual è la situazione del mercato, non possiamo che essere contenti. Il disco è piaciuto molto anche all’estero. Volevamo riprendere il suono classico dei Sadist  attualizzandolo e credo che ci siamo riusciti. Almeno, dal responso del pubblico così pare. Questa estate ci siamo tolti belle soddisfazioni dal vivo partecipando a festival importanti. Ora stiamo facendo serate in giro per l’Italia, in attesa di iniziare il vero e proprio tour, verso gennaio-febbraio. Partiremo per l’Europa, invece, verso marzo-aprile.

Non credi che internet e il file-sharing siano un vantaggio per un gruppo come il vostro? Probabilmente, neanche in passato i dischi si vendevano moltissimo, ma almeno le nuove tecnologie permettono un passa parola che alla fine accresce la popolarità dei gruppi e di conseguenza l’affluenza ai concerti.
(Tommy) E’ un casino. Per uno come me che è in giro da un po’, è strano l’approccio odierno alla musica, ma capisco che per un ragazzo di venti anni tutto questo sia normale. La mia sensazione è che ci si  affezioni molto meno; d’altra parte è vero che oggi l’offerta è aumentata, c’è saturazione. Forse non tutto quello che esce è qualitativamente elevato. Da un punto di vista formale, suoni, produzione, artwork e tecnica individuale, la situazione è migliorata, ma il rovescio della medaglia è che si innova poco. Tutti i gruppi sono, più o meno, uguali. Se penso al periodo a cavallo tra fine anni 80 e inizio anni 90 in cui venivano prodotti dischi come “Focus” dei Cynic… Non dico che oggi non escano dischi del genere, ma se escono rischiano di rimanere sommersi dal marasma generale. Adesso poi è un po’ troppo semplice: un ragazzo scarica venti cd a settimana per ascoltarne uno. Io mettevo i soldi da parte, facendo dei sacrifici, per potermi compre un album a settimana, che poi ascoltavo per mesi. Non voglio fare il moralista e dire che è tutto sbagliato, ma non  viene apprezzato il lavoro che c’è dietro all’opera artistica. E non è neanche un discorso di introiti persi dell’artista – che poi sono veramente pochi – ma proprio manca di riconoscimento del suo lavoro. Non posso dire che sia stato un vantaggio o uno svantaggio l’avvento di internet, ma sicuramente non è stato del tutto positivo.

Quanto è cambiata la scena dai vostri esordi?
(Tommy) E’ cambiata radicalmente! Per me, che continuo a fare quello facevo 15 anni fa è cambiata dal giorno alla notte. I concerti non sono cambiati molto, ma è quello che ci sta intorno che è mutato: come si arriva al disco, come si arriva al concerto. E’ cambiato anche il rapporto con il pubblico: oggi c’è maggiore contatto tra artista e fan, e questo è positivo, ma è anche vero che la riduzione delle distanze ha portato anche a una percezione meno seria del lavoro del gruppo. Il passaggio da analogico a digitale permette di registrarti in modo decente in casa e quindi sei portato a credere di poter fare ciò che fanno persone che sono in giro da venti anni. Ma è un discorso, questo, vero a livello generale. Basti pensare ai reality che creano nei giovani la sensazione di poter diventare famosi senza fatica. Ai miei tempi, lo so parlo da vecchio, sapevamo che per diventare famosi bisognava fare la gavetta, perché i Pantera avevano fatto quattro dischi prima di sfondare, i Sepultura tre. Ma questo sarebbe un discorso lungo da affrontare e non credo che questa sia la sede più adatta.

Ai tempi del vostro esordio le uscite di dischi di gruppi italiani potevano contarsi sulle dita di una mano…
(Tommy) Certo. E poi noi siamo stati il primo gruppo europeo a portare le tastiere nel death metal!

Io ricordo solo voi e i Nocturnus…
(Tommy) Esatto! I Nocturnus a livello mondiale, noi siamo stati i primi europei! Loro sono stati un gruppo seminale anche se non se l’incula nessuno…

Prima hai citato i Cynic, io sono stato questa estate all’Evolution e probabilmente sono stati il gruppo che ha riscosso più successo. Eppure stiamo parlando di un gruppo che è durato solo un…
(Tommy) disco. Unico disco, ma pazzesco! Così come lo sono stati “Heartwork” dei Carcass, o uno qualsiasi dei Death o i dischi degli AT The Gates. Sono dischi di nicchia, ma importantissimi.

Ma come ti spieghi oggi questa riscoperta? E’ cambiato l’ascoltatore? E’ più maturo, o dipende dal fatto che è più facile venire in contattato con questi capolavori?
(Tommy) E’ cambiato l’ascoltatore. E’ cambiato il modo di ascoltare. Io ricordo un disco che mi ha cambiato la vita: “Alice In Hell” degli Annihilator. L’ho ascoltato per sei mesi, così come per “Reign In Blood”. Oggi non ci si sofferma poiché si è bombardati di musica. Non si ha il tempo per studiare un disco. Oggi ascolti musica sul pc, sul telefonino… Non dico che bisognerebbe tornare all’età della pietra, però… Certo se dico “ai miei tempi” sembro un vecchio nostalgico, però è vero che ai miei tempi era meglio. Come probabilmente era meglio ai tempi prima dei “miei tempi”! Io passavo ora ad ascoltare Emerson Lake & Palemer, Genesis, Yes, cosa che ora non fa più nessuno. Suonavano in modo che adesso non è possibile. Ascolto i Dream Theater: per quanto bravi, non possono cambiare la musica come hanno fatto gli Yes nei settanta o i Beatles nei sessanta. Se prendi un gruppo come i Tool, che sono bravi, oggi sono considerati pazzeschi… probabilmente negli anni 70 sarebbero stati un gruppo normale!

Sfondi una porta aperta con me… ritengo che dietro a fenomeni del genere ci siano i media che condizionino gli ascoltatori. La genialità è altro…
(Tommy) Il marketing che sta dietro un gruppo, oggi è fondamentale per il successo!

Prima se un gruppo meritava era spinto dal passaparola…
(Tommy) Paul Mcartney era già famoso perché era l’unico nel suo vicinato che suonava la chitarra… Oggi chiunque può suonare la chitarra, ragazzini di 18 anni suonano bene Satriani o Vai. La formazione è molto più rapida, non c’è bisogno di sforzare l’orecchio per individuare le partiture nei dischi.

(Intanto, si avvicina a noi Trevor. Mastodontico e silenzioso si mette dietro al minuto Tommy. Hai quasi la sensazione che lui sia il fratello grande del chitarrista, quello che ognuno di noi ha desiderato o desidererebbe per tener lontani i bulli). I vostri vecchi dischi sono stati oggetto di ristampe, ora è il turno di “Crust”.
(Tommy) Siamo ancora aspettando la nuova edizione. Posso dirti che noi siamo molto legati a “Crust”. E’ stato un po’ il disco della rinascita del gruppo, che ha passato un momento particolare: ritorno del vecchio bassista, ingresso di un nuovo batterista e di un nuovo cantante. Trevor è stato importantissimo per noi! E’ il vero cantante dei Sadist, così come nessuno mette in dubbio che Phil Anselmo lo sia stato per i Pantera, nonostante non abbia cantato nei primi dischi, nessuno può dubitare che  Trevor sia il nostro unico vero cantante. Tornando a “Crust” i gruppi crescono e maturano. Magari, in embrione nei primi dischi ci sono delle idee, ma queste arrivano a compimento solo nel tempo. Nel nostro caso questo è accaduto con “Crust”.

Probabilmente, il vostro disco più duro…
(Tommy) Sì, il nostro disco più pesante. Per noi è il disco più completo, fermo restando l’ultimo che tira le somme della produzione dei Sadist dal primo al terzo album. “Crust” ha dato il via alla seconda parte della nostra carriera, che poi è quella predominate.

All’epoca vi siete tolti una bella soddisfazione come la partecipazione al W:O:A:, edizione 1998.
(Tommy) E’ stato possibile grazie a “Crust” . In Germania quel disco ha avuto un successo pazzesco, per diverso tempo sull’edizione tedesca di Rock Hard è stato top album con “Load” dei Metallica! In Italia “Tribe” è considerato il nostro capolavoro, ma all’estero “Crust” è stato il nostro disco di maggior successo. Siamo stati il primo gruppo italiano ad esibirsi al W:O:A:. Gli unici gruppi italiani che parteciparono a quella edizione fummo noi e i Lacuna Coil. Loro avevano alle spalle un colosso come la Century Media, noi una piccola etichetta olandese, la Displeased. E poi noi siamo stati il primo gruppo italiano, perché loro hanno suonato il secondo giorno…

Oggi “Lego” come lo considerate?
(Trevor) Una fase della nostra carriera. E’ il disco che ha spiazzato un po’ tutti. Forse, anche noi non avevamo ben chiaro in testa quello che volevamo. E poi, chissà, un giorno verrà rivalutato anche quel disco… Se penso ad uno dei miei gruppi preferiti i Kreator e a un album come “Renewall” posso dirti come all’epoca io ne restai delusissimo. Oggi mi piace… non è detto che questo accada anche per “Lego”. Noi facemmo degli errori non solo stilistici, ma anche in fase di produzione: era il primo disco che Tommy produceva. Poi c’erano troppi brani… se ne avessimo messi meno, forse le cose sarebbero andate meglio.

Forse, l’esperienza vi è servita per i due dischi dei The Famili…
(Trevor) Paradossalmente, noi pensiamo che se quel disco forse uscito con un nome diverso da quello dei Sadist, la gente l’avrebbe apprezzato di più. Però, se non fosse uscito quel disco, oggi sarebbe sul mercato quello che consideriamo il nostro miglior album: “Sadist”. Ci prendemmo una lunga pausa e riorgannizammo le idee.
(Tommy) Ogni band deve toppare un disco per crescere. E’ fisiologico.

Come ho già detto a Tommy, comunque vi siete tolte delle belle soddisfazioni durante l’estate.
(Trevor) Togliersi delle soddisfazioni con il metal in Italia non è semplice, costa molti sacrifici. Fortunatamente io e lui riusciamo a camparci: lui con i suoi studi di registrazione, io con la mia agenzia. Ma devi fare tanti, tanti sacrifici. Come mettersi nel pulmino e fare tante ore di viaggio per poter suonare, e non è che prendiamo più di tanto. Conta la passione, se ci avessero detto di portare delle cassette di pere qui a Lecce, per la stessa cifra, avremo detto di no!

E’ arrivato il momento per un disco dal vivo o per un DVD?
(Trevor) Non lo so. Non credo. Per il momento abbiamo ancora da promuovere “Sadist”. L’idea che ci frulla in testa è quella di fare delle date con un’orchestra, crediamo che la cosa possa uscire bene.

L’esperienza The Famili è terminata o resta la valvola di sfogo per i Sadist?
(Tommy) Continuerà, ma ci vuole tempo. Quando i Sadist ci daranno un po’ di calma, allora ritorneremo al nostro progetto.
(Trevor) Se uscisse qualcosa di nuovo a nome The Famili, oggi, rimarrebbe schiacciato dai Sadist. Questo non sarebbe giusto, considerando il culo che ci siamo fatti per promuoverlo!
(Tommy) I The Famili sono importanti per noi perché ci permettono di fare tutto ciò che vogliamo. Nel nostro gruppo principale dobbiamo tenere conto delle responsabilità che il nome Sadist comporta. Non sappiamo il prossimo disco come potrebbe suonare, potrebbe essere più estremo come potrebbe essere qualcosa di totalmente folle!

Ma sono stati la boa cha hanno tenuto in vita i Sadist? 
(Trevor) Sicuramente, hanno inciso moltissimo sulla nostra decisione di tornare a suonare insieme. Anche perché i rapporti tra noi non sono stati mai tesi. Puoi vedere la gente come ci ha accolti: il pubblico all’Evolution è stato un incentivo a ritornare come Sadist.

A voi la chiusura…
(Tommy) Che dire? Spero che sia un bel concerto e che il tempo resti buono (il concerto era all’aperto e il cielo era squarciato da lampi).
(Trevor) I lampi fanno molto Halloween. Creano la giusta atmosfera! E poi potremmo restare fulminati, sarebbe un grandioso finale di carriera

Passereste alla storia come è capitato ai Lynyrd Skynyrd (gruppo vittima di un incidente aereo, il velivolo precipitò in una palude)…
(Tommy, ridendo) Speriamo che avvenga tra qualche anno…
(Trevor, ridenso) La gloria può aspettare…

g.f.cassatella

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Nome gruppo: Deatherrent
Titolo: "Though Death Lives On"
Genere: prog death metal
Anno di pubblicazione: 2007
URL: www.myspace.com/deatherrent


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