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Intervista all’impero delle ombre

Ci sono dei gruppi fuori dalle mode. Ci sono dei gruppi fuori dalle logiche di mercato. Ci sono dei gruppi che vivono lontano dalle luci della ribalta. Ci sono dei gruppi che preferisco l’ombra. John Goldfinch ha costruito il suo regno nell’ombra, ed ora è pronto a guidarci ne L’Impero delle Ombre.

Vi andrebbe di condurre i nostri lettori ne “L’impero delle ombre” raccontandoci la storia della band?

In tutta franchezza, ti devo confessare che giunti alla fine del 2007 non si può considerare L’Impero delle Ombre un gruppo convenzionale, bensì un progetto mosso da chissà quali forze preternaturali. Tuttavia, se una line up si può dire “ufficiale” è quella del periodo fiorentino e quindi del primo disco. La prima formazione risale al 1995; da lì è passata tanta gente e parecchia acqua sotto i ponti. All’inizio suonavamo molte cover dark-doom e improvvisavamo lunghe jam sessions psichedeliche. Nel 2003 siamo giunti alla formazione composta da mio fratello Andrea alla chitarra, Dario Caroli alla batteria, Enrico Caroli al basso (dai mitici Sabotage) e Alexander alle tastiere; siamo riusciti a conquistare la fiducia della gloriosa Black Widow Records. L’unico mio rammarico è il non avere una frequenza live con L’Impero. Presto, però, si sentirà ancora parlare di noi grazie alla pubblicazione del secondo LP… Novità a breve su www.limperodelleombre.it e www.myspace.com/l39imperodelleombre.

Da cosa nasce la necessità di creare musica “oscura” utilizzando dei suoni che si rifanno apertamente alla tradizione hard rock, progressiva e proto-doom, e non alle sonorità black che oggi vanno tanto di moda?
Questa è una risposta molto semplice! Il black o la musica estrema in generale non ci piace. A parte alcune eccezioni , non ha nessuna attrattiva su di noi. Il discorso della moda, poi, di per sé è ridicolo. Sai, io e Andrea, malgrado la giovane età, siamo per una concezione musicale vintage 60/70 e crediamo che i brividi che ti fanno scorrere lungo la schiena bands come i Black Widow, i Dr. Z o gli High Tide non abbiano paragoni!! Quanto pesa l’essere italiani (con il relativo background culturale) sulla musica degli Impero? Io ritengo che così come la nostra italianità abbia impresso un marchio indelebile sul progressive, così abbia impresso un marchio sulla scena doom. Gruppi come il vostro, Jacula, Death SS\Violet Theater, The Black/Mario Di Donato, Abiogenesi, sarebbero potuti venir fuori in un altro Paese che non fosse l’Italia? V Prima di tutto, grazie di vero cuore per averci inserito in quel lotto strepitoso di bands che ci hanno pesantemente influenzato!!! Anch’io sono pienamente d’accordo sul fatto che tali bands, soprattutto negli anni ‘70/’80, coi relativi inconfondibili sounds non avrebbero mai potuto nascere altrove, per svariati motivi. Secondo me, l’italianità è la nostra croce e delizia, qualcosa di artigianale e irripetibile. Un punto di incontro astratto fra il riprendere canoni rock anglosassoni e l’arte tutta italiana del sapersi arrangiare, creando poi strani ibridi molto originali Aldilà della questione strettamente dark doom considera che in Italia abbiamo avuto rockers autoctoni come il grandissimo Ivan Graziani che io adoro! Ascoltate il live “Parla tu” per credere! L’italianità nell’Impero si deduce pure dal fatto che noi come influenze sentiamo tanto i Black Sabbath, quanto il Fabrizio De Andrè di “Non al denaro, non all’amore né al cielo” per esempio, disco che è ispirato all’antologia di Spoon River di Edgar Lee Master. Nonostante la scelta di andare controtendenza comunque il vostro debutto è stato accolto entusiasticamente da critica e ascoltatori. Siete risultati tra i gruppi migliori del 2005 nei referendum delle varie testate musicali. Allora, la qualità paga ancora?

Beh! Ovviamente siamo felici e orgogliosi che il nostro lavoro sia piaciuto. Sai, non avevamo nessuna smania di successo quando, tra buoni amici, abbiamo registrato i pezzi…la qualità paga ancora? Speriamo!!! In un periodo e in una scena come il metal di oggi, sembra che i valori siano decisamente cambiati: troppe chiacchiere e poco rock…poca sostanza.

Quanto contano per voi i testi?
I testi sono fondamentali e insieme alla musica vanno a creare l’opera totale della composizione del brano. A volte da un testo scaturisce la musica, altre viceversa. Sono riflessioni dall’impero delle ombre del mio lato oscuro, o situazioni che mi creano inquietudine. Le butto fuori per esorcizzarle.

E l’uso di idiomi differenti (italiano, inglese, latino) a cosa è finalizzato?
Siamo pur sempre cittadini del mondo. In un certo senso si abbattono alcune barriere adottando diversi idiomi. Ti svelo, ad esempio, che sul prossimo disco ci saranno alcune cose in francese, dato che è basato sul romanzo francese “I Compagni di Baal” e poi, francamente, altre lingue nei giusti contesti suonano bene. Quanto è importante il cinema per voi? Mi riferisco all’inserimento del monologo tratto da “Mortaci” utilizzato come intro per “Nel Giardino” e al fatto che il vostro prossimo disco sarà un concept ispirato allo sceneggiato degli anni 60 “I Compagni di Baal”.
Il cinema, soprattutto di“serie B”, è senza dubbio molto importante per L’IDO; diversi spunti ci vengono proprio dalle visioni e dall’ascolto di quei piccoli gioielli all’italiana dei sommi Bava, Fulci o Freda. Il nostro prossimo disco, “I Compagni di Baal” è basato sullo sceneggiato tv francese del ’68, tratto dall’omonimo romanzo e riproposto sullo schermo da Pierre Prevert. Devo dire che è qualcosa di visionario e unico con dei messaggi sociali criptati di un certo peso.

Come mai secondo voi negli anni 60 in una televisione italiana meno “emancipata” dell’attuale c’era spazio per sceneggiati come “I Compagni di Baal”, “Il Segno del comando” o “Belfagor”, e ora siamo succubi di lucignoli, amici e amenità varie? Cosa pensate di un personaggio come Maurizo Costanzo, che negli anni si è trasformato da co-autore di un capolavoro come “La Casa dalle Finestre che Ridono” a autore di “Buona Domenica”?
Non credo che la tv di 40 anni fa fosse meno emancipata di quella oggi, soprattutto rivedendo gli spezzoni video del tempo…e di sicuro quella di oggi fa cagare!!! La risposta credo sia che oggi la gente e i giovani, specialmente, abbiano la merda nel cervello! Tutti incollati allo schermo a inseguire i modelli dettati dai media e da chi comanda: è uno schifo!!! “La casa dalle finestre che ridono”…ahhh…quanto amo quel film! Il signor Costanzo, poveraccio quanto mi fa pena oggi, l’ho intravisto qualche volta per sbaglio la domenica in tv…meglio la morte!!!

Potete darci qualche dritta sull’uscita de “I Compagni di Baal”?
Le composizioni sono pronte da un po’. A breve cominceremo a registrare; nel corso del 2008 quindi l’uscita. La line up sarà composta, oltre da me e da Andrea (chitarra), da Dario Caroli (batteria), Fabio Oliveti al basso e un tastierista da definire. Come già detto sarà un concept album che avrà musicalmente un taglio un po’ più hard prog, pur mantenendo le caratteristiche del nostro”cemetery rock”.

A che punto è il progetto Witchfield?
“Sleepless” dei Witchfield è pronto. Ricordo che si tratta del progetto artistico musicale che vede all’opera me alla voce, mio fratello Andrea e Ilario(Hopesend) alle chitarre, Baka Bomb (Boohoos, Paul Chain) al basso, Thomas Hand Chaste (Death SS, Violet Theatre) batteria e tastiere. Suoniamo una sorta di doom metal psichedelico e usciremo su Black Widow Rec. molto presto, non appena il master ritornerà dall’ Inghilterra, avendolo spedito al gran maestro Clive Jones dei Black Widow/Agony Bag per alcuni interventi di flauto. Per il disco c’ è molta carne al fuoco: pezzi di organo, covers di Alice Cooper, primi Death SS ed altro ancora…. Per le info visitate www.myspace.com/witchfield!!!
In conclusione tre dischi senza i quali oggi L’Impero delle Ombre non esisterebbero.

Domanda difficile! Vediamo…almeno 6 però:
Black Sabbath “omonimo”
Black Widow “Sacrifice”
Angel Witch “omonimo”
Death SS “The story of…77/84”
Biglietto per l’Inferno “omonimo”
Balletto di bronzo “Ys”

g.f.cassatella

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Nome gruppo: Remorse
Titolo: "A Clown Smile re*issue"
Genere: metal/core
Anno di pubblicazione: 2007
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