Intervista Emil Bandera
Emil Bandera deve la propria notorietà alla militanza nei Death SS, ma soffermarsi solo su questa parte della sua carriera sarebbe un errore. Per questo R&W ha indagato sul passato, sul presente e sul futuro del grande chitarrista.
A che età hai preso in mano la prima chitarra?
Se non ricordo male a 17 / 18, forse 19 anni.
Quali sono i gruppi o gli artisti che ti hanno spinto a farlo?
Jake E. Lee dopo averlo visto nella VHS “The Ultimate Concert” di Ozzy Osbourne tour 1986, rimasi folgorato a tal punto che decisi in un microsecondo che anche io avrei suonato la chitarra in una rock band, poi vengono i Motley Crue e tutto il glam rock anni ’70 – ’80 dunque Slade, The Sweet, T-Rex, Gary Glitter, D.Bowie, Wasp, Guns, L.A. Guns, Cinderella… chitarristi: Randy Rhoads, Steve Stevens, George Lynch, Ritchie Blackmore, etc…
Oggi, gli artisti a cui ti ispiri sono sempre quelli degli inizi o sono cambiati?
Ovviamente sono cambiati, i miei gusti si sono diversificati ed evoluti con il tempo, ma le band/artisti che ti ho elencato - più altre ovviamente che non posso elencare per ragioni di spazio e tempo - li porto sempre con me
Ti va di fare un panoramica sulla tua carriera?
Certo
1991 – 1993 Sahara, hard rock band italiana: cosa ricordi di quella esperienza?
E’ stata la mia prima vera band rock/heavy, il genere era un mix tra Queensryche e Dokken, tutto cominciò con loro, esperienza che mi portò a Los Angeles per la prima volta nel settembre del 1993. Devo molto ai Sahara e soprattutto a Dedo Lorenzi, batterista della band (figlio di Gabriele Lorenzi tastierista dei Camaleonti e Formula 3), ottimo musicista e professionista dal quale ho imparato le cose fondamentali. Con i Sahara ho fatto i miei primi concerti e registrato per la prima volta in uno studio professionale un demo di una decina di brani!
1993 – 1994 il tuo periodo californiano nel quale non sei rimasto, di certo, con le mani in mano. Cosa ci puoi raccontare di quei tempi?
Erano bei tempi ovviamente, pieno periodo Grunge ma il rock andava ancora molto di moda, pieno di glamster, rockers, metallers, concerti ogni sera di gruppi importanti… insomma un vero sballo, tutto l’opposto o quasi di quello che c’è adesso! Entrai a far parte di una glam/rock band con la quale composi brani che poi avrei suonato con gli Smelly Boggs! Lo spasso durò poco perchè da vero coglione ed immaturo violai alcune regole fondamentali del governo americano e fui costretto a rientrare in Italia con tanto di beghe legali!
1995 – 2003 Semelly Boggs, band con la quale hai registrato due album…
Sono nati dal mio sfogo represso per essere stato cacciato dagli States. Tutto quello che mi mancava, quello che volevo dire l’ho fatto con loro. Eravamo un ottima band e l’abbiamo sempre dimostrato sia in studio che in sede live, fu proprio grazie a quei concerti che trovai l’ingaggio per entrare a far parte dei Death SS, grazie a Freddy Delirio all’epoca tastierista della band di Steve e soci nonchè singer e leader della mitici H.A.R.E.M.
1996 – 2006 Death SS: quattro album registrati, una raccolta di classici ri-registrati, più cd e dvd live. Sicuramente, la fase più importante della tue carriera. Ti va di parlarcene?
Sono stati gli anni fondamentali della mia carriera, con loro ho avuto l’opportunità di diventare un musicista vero, mentre prima ero soltanto uno che suonava la chitarra. Ho registrato 4 album in studio e quasi tutti all’estero, fatto un sacco di concerti e festival importanti davanti a decine di migliaia di persone, lavorato con produttori ed artisti di fama internazionale… I Death SS mi hanno regalato le soddisfazioni più acute della mia vita, ho un sacco di bellissimi ricordi di questi 10 anni passati veloci come un batter d’occhio.
Come è stato lavorare con lui?
Lavorare con Steve, dunque con il leader di una band non è cosa facile. Ci siamo scontrati spesso, talvolta anche pesantemente, il tutto però era sempre molto eccitante, se sono rimasto con la band per più di 10 anni un motivo ci sarà. Nutro un’ottima stima per lui e lo ritengo un grande artista, è stato capace di creare un’immagine per se e la band unica e irriproducibile, idem per il sound e ho sempre pensato e lo penso ancora, che se i Death SS fossero nati all’estero e non in questo paese di merda pieno di bigotti, preti e baciapile, avrebbero fatto un botto enorme
Come ti inserivi nel concept che sta dietro dei Death SS? Ti interessi anche tu di tematiche esoteriche?
Non ho mai avuto alcun interesse per quelle cose, sono entrato nella band come musicista e non come santone, stregone e cose del genere, mi tirava molto di più andare in giro per i locali a scopare le fans, distruggere coppie etc…insomma se ci penso bene alla fine a modo mio ero satanista pure io!!
Quali sono i momenti più belli legati ai Death SS?
Tantissimi, quelli però che ricordo con più nostalgia sono le registrazioni in Inghilterra di “Do What Thou Wilt” nell’ormai lontano giugno/luglio 1997. Il Do What Thou Wilt Tour (siamo tutti vivi per miracolo), le registrazioni di “Panic” nel ’99, il Wacken in Germania, gli ultimi due album registrati a Los Angeles.
Ci confermi lo scioglimento della band all’indomani del concerto al Gods Of Metal italiano?
Mi spiace, ma non ne so assolutamente niente.
Tra un po’ partirai in tour con i Brandon Ashley &The SilverBugs, vuoi presentarci questa band?
Io e Brandon siamo amici da parecchio tempo ormai. Musicalmente siamo sempre stati sulla stessa lunghezza d’onda, cioè suonare del buon rock incazzato graffiante, stradaiolo farcito da un po’ di elettronica in modo da attualizzare il tutto per il mercato odierno! Siamo stati insieme a Los Angeles per un po’ ed è li che abbiamo cominciato a parlare di musica, progetti etc…poi il discorso si è arenato li! Volontà della sorte ci siamo ritrovati ad un party di matrimonio di amici comuni, lui un ragazzo americano lei un’italiana. Proprio in quel frangente abbiamo riagganciato il discorso e mi sono unito ai Silverbugs. Sono entrato subito in sintonia con gli altri ragazzi e mi trovo da dio a suonare con loro, ho già fatto alcuni concerti con loro e la resa è incredibile: energia, cattiveria, presenza scenica, sound devastante! Il 28 partiamo per Ucraine Moldova e Bielorussia dove ci aspettano 11 date consecutive senza neanche un day off, siamo tutti molto eccitati e non vediamo l’ora di essere la, è un’esperienza completamente nuova anche per me in quanto non sono mai stato a suonare da quelle parti, ma a quanto dicono il pubblico è uno dei più caldi del globo!
Cosa intendete per “Glam Core”?
Non lo so...il nome ce lo ha affibiato il nostro produttore durante le registrazioni del disco visto che non riuscivamo a capire che genere facessimo.
In questi anni accanto alla tua attività di chitarrista hai portato avanti anche quella di ingegnere del suono. Cosa ti ha spinto dietro un mixer?
Penso sia un percorso naturale, chi compone musica di solito ha anche il desiderio di imparare a registrarla. Io poi sono uno che deve sapere tutto su come nasce un album, dalla composizione, le tecniche di registrazione e missaggio, masterizzazione, riproduzione meccanica etc… per questo motivo qualche anno fa mi sono preso il diploma europeo come tecnico del suono e spesso sono in giro a registrare, mixare, postprodurre musica
Quale ruolo preferisci: axeman o ingegnere del suono?
Dal vivo quello di chitarrista, in studio mi piace troppo smanettare sui mixer
A te la conclusione….
Il mio motto: Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto, si fottano allegramente tutti gli altri!
g.f.cassatella
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