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:: SLAYER BIOGRAPHY

Non mi stupirei se, intervistando qualche band recente di metal estremo, o di ciò che ne è rimasto, sentissi fra le principali influenze gli Slayer. Anche se può risultare pleonastico affermarlo, questo terrificante quartetto di Huntington Beach, è uno dei pilastri fondamentali del thrash metal anni’80 insieme ai blasonatissimi Metallica, Megadeth, Testament, Exodus e Anthrax. Ma gli eccheggi del loro sound terremotante, che in “Reign in blood” del 1986, ha avuto la sua testimonianza più peculiare, sono riscontrabili in tutto il death metal e oltre.

Nati nel 1982, gli Slayer cominciarono a suonare cover dei Led Zeppelin e degli Iron Maiden, poi giunse la decisione di staccarsi dai cliché e di produrre materiale proprio. Una sera, durante un loro concerto al “Woodstok” gli Slayer furono notati da Brian Slagel della Metal Blade, che gli propose di registrare un brano per la compilation “Metal massacre III”. I ragazzi accettarono presentandosi col brano “Aggressive Perfector”.Dopo questa prova e con la line up che gli ha consacrati all’Olimpo del metal estremo e cioè Tom Araya(vo/bs), Kerry King (guit), Jeff Hannemann(guit) e Dave Lombardo(dr), questi assassini sonori produssero il loro primo, storico e selvaggio lavoro intitolato “Show no mercy”(1983), un album di heavy metal buzzurro dai contenuti satanici di chiara matrice Venomiana.
Troviamo in questo album dei veri e propri inni del metal quale “Die by sword”, “Black magic”, “The Antichrist”e la stessa title track.
Nel 1984 gli Stayer dettero alle stampe un pezzo di gran pregio ricercatissimo dai fans: l’EP “Haunting the chapel”, contenente la velocissima ed assassina”Chemical Warfare”, la già citata “Aggressive Perfector” e “Captor of Sin”. Sempre nell’84, gli Slayer producono un falso live intitolato semplicemente “Live undead”, in cui vengono raccolti tutti i primi lavori. Praticamente un lavoro gemello ad “Haunting the chapel”.

Il 1985 segna una sterzata dal punto di vista del sound. Con “Hell awaits” si cominciò a spingere l’accelleratore. Brani come “Hell Awaits” e “Praise of Death” sono solo un saggio della malvagità sonora che la band sta acquisendo e che convoglierà nel successivo capolavoro, nell’opera omnia della musica estrema: “Reign in blood”.
Il produttore Rick Rubin della Def American, prima di allora non aveva mai avuto modo di collaborare con artisti del mondo metal. Fino ad allora si era occupato di gente tipo Beastie boys o Run DMC, quindi fu un avventura del tutto particolare il cimentarsi nel produrre l’album, forse più estremo mai registrato prima d’allora.

“Reign in blood” è l’inferno su pentagramma. Dodici brani di assoluta violenza per 26 minuti di durata. Da “Angel of death” a “Raining Blood” da “Jesus saves” a “Criminally insane”, assistiamo alla calata di chitarre violentissime ed iperveloci, a voci sgraziate che sembrano essere uscite da qualche miasma infernale e una batteria che percuote come una mitragliatrice. Insomma solo questo bastava perché i bravi genitori bigotti esortassero i loro figli a non acquistare quell’album filonazista e inneggiante al maligno.
La opener “Angel of death” come è ormai universalmente noto è dedicata al macellaio nazista Joseph Mengele e a causa di questo oscuro e scomodo personaggio, gli Slayer furono tacciati di essere dei fionazisti.
A dire il vero di filonazista c’era veramente poco, almeno da parte di Araya, che avendo subito sulla sua pelle la dittatura di Pinochet aveva veramente poco interesse nel dichiararsi sensibile alla causa nazista. E poi, non credo che si possa parlare di peana quando si sente il verso “Infamous butcher”e cioè “Infame macellaio”. Forse, chi li accusava non aveva letto bene i testi, come capitava e capita di frequente.

Dopo “Reign in blood” fu la volta di “South of Heaven” e la velocità venne smorzata, ma questo non andò certo a ledere l’impatto devastante del quartetto, che con questo album sfoderò brani di caratura storica per il metal, come la title track, o l’antiabortista “Silent Scream”, “Live Undead” o “Mandatory Suicide”.

Quest’ultimo brano fu poi estratto come singolo e la copertina destò molto scalpore, in quanto rappresentava un giovane coscritto che s’impicca nel suo bagno dopo aver ricevuto la lettera di chiamata alla leva. Nel 1990 arriva “Season in the abyss” il quinto album, uscito sempre per la Def American, sembrò non essere all’altezza dei precedenti, insomma una degenerazione del sound nato col precedente “South of Heaven”. Dei bei cavali di battaglia risultano essere “War Ensemble”, “Skeleton of society”, “Dead Skin Mask”. “Disorder”, composta con Ice-T dei Body Count, per una colonna sonora, è la dimostrazione di quanto sia maturata la band.

Dopo cinque anni arriva Divine Intervention (American, 1995), e la formazione mutila di Lombardo ingaggia Paul Bostaph (ex Exodus), ritorna alla potenza del terrore speedmetal, pur ammorbidendo i toni delle composizioni. Sex Murder Art e Killing Fields affrontano i soliti temi di omicidio, stupro e cannibalismo, tanto cari ai tre “strangolatori” E` comunque un ritorno alle glorie del passato che catapultarono il gruppo di nuovo in testa alle classifiche.

Per divertirsi un po, il quartetto losangelino nel 1996 dette alle stampe il simpatico proiettilone punkeggiante chiamato “Undisputed Attitude”, presentando un repertorio di sole cover tra cui spiccano “I wanna be your dog” di Iggy Pop e il brano inedito “Gemini” che dimostrò una certa attitudine “stoner” e “doom” della band.
Ma la mancanza di Dave Lombardo, all’epoca militante nei Testament, si faceva sentire e la sua assenza fu uno dei tanti motivi per cui l’album successivo della band “Diabolus in musica”(1998) fu soggetto a giudizi contrastanti. Alcuni lo definivano un flop assurdo altri lo omaggiavano. Sicuramente gli ultimi album degli Slayer non reggono il confronto con la produzione del passato anche perchè la band si stava muovendo su territori leggermente distanti dal thrash metal selvaggio delle origini e “Undisputed Attitude” ne era stata un’esauriente dimostrazione. Tuttavia il lavoro dietro le pelli di Paul Bostaph, nonostante la netta inferiorità rispetto a sua maestà Lombardo, fu di grande qualità(non bisogna dimenticare che Paul proveniva dagli Exodus che non erano certo dei pischelli appena arrivati). Arriviamo infine al 2001, col devastante “God hates us all”, che, come il lavoro precedente fu soggetto a numerosi critiche contrastanti. Le vendite furono molto buone e il video di “Bloodline” è una presenza fissa anche su MTV! Vi sono delle composizioni interessanti per potenza e dinamica come “Disciple”, “God Send Death”, “New Faith” e la stessa “Bloodline”, potenti e spaccaossa, ma siamo lontani da “Reign in blood”, il loro immortale capolavoro. Ben lontani. Nonostante questo gli Stayer continuano a portare la devastazione per i palchi e i festival di tutto il mondo e nonostante tutto le terrificanti ritmiche di “Angel of Death” e “Raining Blood” continueranno a portare il terrore da qui fino a cento anni e il ritorno del grande Dave Lombardo, reduce dai Testament, dai Fantomas e da chissà quanti altri progetti, può far ben sperare per il futuro della band”.

ALESSANDRO NESPOLI

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Nome gruppo: Rayon
Titolo: "Runnin' From Elm St."
Genere: Hard Rock
Anno di pubblicazione: 2006
URL: www.myspace.com

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