:: Queen - Biografia

Sono e rimango
dell’avviso che fra i padrini del metal oltre che ai consueti e giustamente
blasonati Led Zeppelin, Black Sabbath, Deep Purple ed Uriah Heep, debbano
essere citate anche band come gli Who, i Vanilla Fudge(dell’album “Some
Velvet Morning”) e soprattutto i Queen e la prossima biografia, che mi accingo
a redigere è proprio dedicata a questi ultimi. Non oso immaginare come sarebbe
stato il movimento glam metal, più acido e duro rispetto a quello dei New
York Dolls, condotto da band come Poison, Hanoy Rocks e Motley Crue e soprattutto
la NWOBHM, senza l’apporto eccentrico di questa grande band. Anche se i
lavori tutt’ora oggi più conosciuti appartengono alla scena pop e quindi
ben al di fuori delle pertinenze musicali di questa webzine, considero i
primi lavori della band inglese delle vere e proprie pietre miliare del
rock e del metal.
“Queen”, “Queen II”, “Sheer heart Attack” e il capolavoro assoluto “A night
at the opera” contengono probabilmente alcuni fra i riffs più celebri, ma
soprattutto l’attitudine metal eccessiva, incarnata nella persona del grandissimo
Freddy Mercury, maestro nell’arte dell’essere frontman. Ma andiamo con ordine:
i Queen si formano dalle ceneri degli Smile, band formata da Brian May (1947,
Londra, Gran Bretagna) e Roger Meddows-Taylor (1949, Norfolk, Gran Bretagna)
nel 1967. All’annuncio “cercasi cantante” risponde un certo Farrokh Bulsara,
(1946 Zanzibar, Tanzania - 1991, Londra, Gran Bretagna) uno studente dell’
Ealing College of Art dove studiava art e design, proveniente da un’ottima
famiglia, che ben presto si farà conoscere al mondo col nome di Freddy Mercury:
il messaggero degli dei. Freddy, si era già fatto le ossa studiando pianoforte
da bambino e cantando con vari gruppi come i Larry Lurex e i Wreckage, ma
potè rafforzare di più i suoi rapporti di amicizia con i futuri colleghi
dividendo una bancarella al mercato di Kensington con il batterista Roger
Taylor. Finiti gli Smile, di cui Freddy era un grande sostenitore, silurato
il cantante Tim Staffel e inserito il bassista John Deacon (19 agosto 1951
Oadby) , proveniente dagli Art of Opposition, i Queen partono per la loro
lunga avventura che si concluderà tragicamente il 24 novembre del 1992 con
la morte di Freddy a causa dell’ aids. Un’avventura lunga quasi una ventina
di album di grande fattura ma, come ho detto pocanzi, fuori dalle pertinenze
di questa webzine.
Desidererei che questa biografia fosse un po’ più critica ed analitica rispetto
alle altre, senza, ovviamente tralasciare dati e date. Il 1973 è l’anno
della prima uscita discografica dei Queen. Un disco epico ed incredibile
nelle trovate. Manco a farlo apposta il brano d’inizio è “Keep yourself
alive”, brano dai ritmi cavalcanti che potrei facilmente riscontrare in
molta roba degli anni ’80. Continuando nell’analisi dei brani seminali per
la nostra scena, direi anche “Great king rat” e soprattutto “Modern times
of rock’n’roll”, che vede impegnato Roger Taylor in uno dei suoi sport preferiti:
cantare e suonare la batteria, come farà anche su “Sheer heart attack” in
“Stone cold crazy”, di recente riproposta anche dai Metallica. Qualcosa
di molto sabbathiano è presente nel riff cadenzato e quasi doom di “Son
and Daughter”, senza escludere “Liar” che presenta un feeling molto proto
’80. 1974- Queen II è dato alle stampe e risulta molto più complesso, eccessivo
e spregiudicatamente eccentrico degli altri. Suoni molto heavy e cupi, quasi
da gothic a partire dall’intro “Procession”. Tra tutte darei il marchio
di fabbrica a “Ogre battle”e “March of the black queen”. Giungiamo così
al 1975 con “Sheer heart attack”. Neanche qui la sregolatezza e la musicalità
sono arginate. Apre le danze “Brighton rock” pezzo espressamente hard/heavy
con la magica esibizione del caro Brian May alle prese col suo triplice
delay, che produce l’effetto di tre chitarre armonizzate senza sbavature,
rispetto ai delay tradizionali. Come scordare i riffs implacabili di “Now
I’m here”, cavallo di battaglia del gruppo per molti anni e della su citata
“Stone cold crazy” passando ad “A night at the opera” mi vengono in mente
i riffs cromatici di “Death on two legs”, la potenza di “I’m in love with
my car”, appuntamento fisso di mr. Taylor dietro le pelli ed il microfono,
la parte esplicitamente heavy del masterpiece dell’album: “Bohemian Rhapsody”
e la cupa e sabbathiana “Sweet Lady”. Sono piccoli gioielli che messi insieme
d’hanno l’heavy metal. Ma i Queen non si scorderanno del loro passato. Tutte
le produzioni della fine e oltre dei ’70 denotano una spigliata voglia di
heavy, “Tie your mother down”, “We will rock you” (n.b- nella versione del
celebre e selvaggio live “Live killers” del 1979), “Tear it up”, “Fat bootomed
girl”, la mitica “I want it all”, la epica “Princess of Universe” e la mia
preferita “Gimme the prize”.
Ascoltare per credere.
Album di riferimento:
Queen(1973)
Queen II(1974)
Sheer heart attack(1974)
A night at the opera(1975)
Live killers(1979)
Murnau
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