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BLACK SABBBATH - Biografia
 La
fine degli anni’60 vede l’esordio o l’affermazione (come nel caso dei
Doors) di band dal sound poco sorridente o da non ascoltare in riva al
mare. E’ questo il caso di una band il cui nome è sinonimo di leggenda:
Black Sabbath. Sin dagli esordi la band di Osburne e Iommi si differenziò
dalle altre per il sound schiettamente catacombale, monolitico e molto
molto duro, senza alcun compromesso commerciale, ma andiamo con ordine…
E’ il 1968 quando quattro giovani provenienti dal sobborgo di Birmingham
decidono di creare dalle ceneri degli Earth e, ancora prima dei Polka
Tulk, i Black Sabbath. Con questo nuovo moniker, preso in prestito da
un film del nostro grande Mario Bava, il quartetto comincia a muoversi
con qualche demo nei pub locali. Della partita sono Terrence Michael "Geezer"
Butler, Frank Anthony "Tony" Iommi, John Michael "Ozzy" Osbourne e William
Thomas "Bill" Ward, insomma la più storica delle formazioni. I B.S, suonavano
un durissimo blues mischiato all’hard rock, al jazz e alla psichedelica,
creando così un genere che ancora oggi continua a coltivare proseliti
fra i musicisti e, purtroppo non molti fra il pubblico: il Doom metal,
caratterizzato, ieri come oggi, da ritmi cupi e lenti e da voci catacombali
e sinistre. Nel 1970 i ragazzi riescono ad ottenere un contratto con la
Vertigo, sotto la quale esce il primo capolavoro, eponimo, della band,
contenente alcuni fra i più celebri brani della band nonché i più sinistri
ed occulti. A cominciare dall’intro classico del doom: pioggia, temporale
e la campana di una chiesa e vai con i tempo lentissimo di “Black Sabbath”,
si passa poi al blues molto personale di “The Wizard”, segue poi la dura
“N.I.B” e la grande dimostrazione di perizia tecnica in campo jazzistico
di “Sleeping village”. Da ricordare è anche la copertina del disco, una
delle più tetre della storia del rock e della musica in generale. Sempre
nel 1970 è la volta dell’album più famoso dei Black Sabbath: Paranoid.
Inutile dire che il pezzo più famoso, o uno dei più famosi del metal è
proprio “Paranoid”. Proprio quel pezzo fu concepito come un tappabuchi,
visto che il secondo album doveva uscire e di fretta anche. Ma “Paranoid”
(l’album) pullola di altri grandi brani che spesso e volentieri sono messi
in secondo piano: “War Pigs”, “The Iron Man”, “Placet Caravan”, “Electric
Funeral”. Nel 1971, la band sfodera un altro capolavoro, a conferma dello
stato di grazia che vivevano in quel periodo: “Master of reality”. E anche
qui ci sono delle chicche niente male: “Children of the grave”,“Sweat
Leaf” un sano inno alla marijuana, e direi anche lo splendido strumentale
“The Orchid”, senza contare anche “Into the void”. E’ la volta poi di
“Volume IV”(1972)e la band comincia delle estenuanti tournee che se da
un lato le faranno acquistare una fama senza precedenti, dall’altra le
leveranno molto a causa di droghe e stress vari. Da citare in questo album
lo strumentale acustico/celtico “Laguna sunrise”, la opener “Wheels of
confusion”, “Supernaut” e “Snowblind”. Ma la creatività non è intaccata,
infatti nel 1973 esce “Sabbath Bloody Sabbath” e qui è la volta della
guest star. Infatti Iommi contatta per come tastierista Rick Wakeman degli
Yes. L’album presenta delle venature più progressive (inteso alla maniera
dei Sabbath). Il pezzo eponimo presenta i classici giochi a cavallo fra
hard rock e jazz (che poi è la fusione classica che avviene nel prog),
vi è poi “Spiral architect” e “Who are you?” ma soprattutto la coinvolgente
“Sabbra Cadabra”. Il gruppo passa il 1974 fra aule di tribunali, impelagato
in cause col vecchio manager (scaricato senza tanti complimenti dopo Paranoid)
e per il fallimento della casa di amministrazione dei diritti della band.
Intanto esce Sabotage, in cui il suono della band si riconferma nel suo
suono più hard. Sabotage è seguito da Technical Ecstasy, disco abbastanza
criticato all'epoca, per il deciso cambiamento di suond del gruppo. Intanto
la prima line-up del gruppo si avvicina alla capitolazione. Le tensioni
sono continue (specialmente fra Iommi e Ozzy), l'uso di droghe è enorme
, e anche la creatività subisce un forte calo. Con “Never Say Die”, dal
titolo emblematico si conclude il primo capitolo della storia dei Sabbath,
in quanto Ozzy aveva lasciato brevemente la band prima di ritornare per
realizzare il disco. Il cantante però perde il padre dopo l'uscita del
disco e abbandona definitivamente i Black Sabbath per la carriera solista
che lo porterà ancora più sulle vette di popolarità e purtroppo dell’alcolismo.
Si pone ora ai tre restanti componenti del rimpiazzo. Viene scelto l'ex
cantante dei Rainbow Ronnie James Dio, la cui passione per il fantasy
e le atmosfere medievali si sposano alla perfezione con le atmosfere oscure
dei Sabs. Il primo prodotto della nuova line up è il grandissimo “Heaven
and Hell”, vera perla di puro metallo pesante, in cui i Black Sabbath
riguadagnano il posto di leader agli occhi di tutta una nuova schiera
di fans dell'heavy metal. Il disco contiene delle vere e proprie pietre
miliari del metal come “Neon Knights”, “Children of the sea”, “Heaven
and hell” e “Die Young”. Il tour del disco, che riportò la band nell'olimpo
delle migliori live band del pianeta, culmina con 4 notti sold-out di
fila all'Hammersmith Odeon di Londra. Per motivi familiari dopo il tour
Bill Ward abbandona il gruppo, e viene sostituito da Vinnie Appice (il
quale seguirà poi Dio in gran parte della sua carriera solistica). Il
secondo, ed ultimo, parto della seconda incarnazione dei Sabs è Mob Rules,
purtroppo non ispirato come il primo, ma con ottime canzoni come “Voodoo”,
“Mob Rules”, “Turn up the night” e “Sign of the southern cross”. Come
ultimo sussulto della formazione con Dio arriva il secondo disco dal vivo
della band (il primo, Live at Last, fu pubblicato postumo nel 1980), Live
Evil. Dio fu sempre critico nei confronti di questo album, in quanto fu
tagliato fuori dalla produzione dello stesso. In effetti il mixaggio dell
voce è tremendo, e molti assoli di chitarra potrebbero essere tranquillamente
tagliati. Il singer italo-americano si porta dietro Vinnie Appice e inizia
la carriera col suo gruppo, i Dio. A sostituirlo arriva nientemeno che
Ian Gillan, leggendario urlatore dei Deep Purple. Il disco Born Again
è l'unico esperimento di questa line up, che vede anche il ritorno di
Ward alla batteria. Il disco è poco apprezzato dai fans, la direzione
musicale è un parziale ritorno alle origini, abbastanza lontano dal metal
dell'era Dio. Il gruppo si scioglie, Gillan va a preparare la reunion
dei Deep Purple, Butler e Ward lasciano la band. Iommi inizia quindi una
girandola mostruosa di musicisti (a volta durano solo poche incisioni
o poche date del tour), che lavorano con lui ai suoi progetti solisti
che però portano ancora il nome Black Sabbath. Da ricordare ci sono “Seventh
Star” con Glenn Hughes dietro il microfono. A porre una tregua a questo
delirio di Iommi arriva il Live Aid del 1985 dove la formazione originale
suona per beneficienza. A prendere il posto di cantante arriva poi Tony
Martin, che ridà un po' stabilità al gruppo, che compone ottimi dischi
come Eternal Idol, Headless cross (con nientemeno che il grandissimo Cozy
Powell alla batteria) e Tyr. Ad interrompere questa girandola, arriva
la tanto rumoreggiata reunion con Dio, che si conclude dopo il buon album
Dehumanizer, per colpa di nuovo degli screzi fra Dio e il duo Iommi-Butler.
Ozzy ha infatti invitato la sua ex band ad aprire i concerti finali del
suo tour a Costa Mesa, in California. Dio si rifiuta e lascia la band.
A prendere il suo posto per quei due mitici concerti arriva nientemeno
che il Metal God per eccellenza, Rob Halford dei Judas Priest (il quale
è sempre stato un appassionato dei Black Sabbath, dichiarò che non gli
sembrava vero di suonare insieme ai suoi idoli di giovinezza). Un altro
album con Martin alla voce, Cross Purposes, del '94, e poi finalmente
la notizia che tutti i fan dei Black Sabbath aspettavano: la Reunion della
formazione originale. Impossibile enumerare le band che direttamente o
trasversalmente tributano con la loro musica, questo grandissimo ed innovativo
combo inglese. Senza guardare necessariamente alla diretta filiazione
del gruppo e cioè al doom metal, echi dei Black Sabbath sono riscontrabili
in tutta la musica d’autore prodotta dopo del loro arrivo.
MURNAU
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